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La fotografia di viaggio di Paolo Verzone, eccellenza italiana da tre Word Press Photo Awards

06 ottobre 2021

National Geographic, Time, The Guardian, Le Monde, Der Spiegel; il curriculum di Paolo Verzone, fotografo torinese classe 1967, è composto esclusivamente dalle eccellenze della stampa internazionale. Il suo occhio attento, la complessa, elegante e raffinata composizione, il modo in cui domina la luce, direzionandola quasi fosse una forza della natura per esaltare il soggetto, sono solo alcune delle eccezionali caratteristiche che lo hanno fatto trionfare in occasioni prestigiose come i World Press Photo, in cui il fotografo è stato premiato in tre diverse occasioni. C’è poi la sua sensibilità, la voglia di mettersi alla prova, a volte adattandosi a restrizioni rigidissime come nei suoi lavori più istituzionali, quasi come in una sfida. E non bisogna dimenticare l’aspetto più interessante: quella sottile ricerca che Verzone porta avanti dai suoi primi lavori e che lega i suoi soggetti al territorio e al tessuto sociale in cui vivono.

Le prime esperienze da fotografo

In una bellissima intervista rilasciata a Phom – magazine interamente dedicato al mondo della fotografia – Verzone mette in chiaro cosa lo ha reso nel tempo un fotografo eccezionale, e parte da quelle che definisce le sue prime esperienze da fotografo.

Sono le foto fatte senza macchina fotografica: fotografare prima di sapere che esista la fotografia, rimaneggiare le immagini e combinarle nella tua testa prima di andare a dormire, è una cosa che ho fatto sin da bambino

Un processo fotografico mentale di selezione e conservazione, di canoni e modelli estetici che Verzone costruisce sin dalla più tenera età.

L’incontro con la fotografia professionale avviene quando ha diciotto anni ed è studente di Lettere e Design. Verzone è un osservatore, lo dimostrerà in futuro con alcuni dei suoi lavori più famosi.  Preferisce prendersi il tempo per osservare, preparare lo scatto, a volte “scattare” ancor prima di inquadrare. La sua è una vera e propria indagine sul mondo che lo circonda.

Seeuropeans e The Moscow Project

La sua voglia di rappresentare il mondo è chiara fin dai primi lavori personali realizzati con il collega e amico Alessandro Albert. Nel 1994 nasce uno dei suoi progetti più conosciuti, Seeuropeans, che parte dai litorali di Rimini e Brighton con l’intenzione di conferire una certa individualità alle masse che si riuniscono in spiaggia. L’indagine si allarga ben presto a macchia d’olio, toccando alla fine 13 spiagge in 9 paesi europei. Una serie di ritratti in bianco e nero di bagnanti, realizzati con lo scopo di sottolineare le profonde differenze che esistono a un’osservazione più acuta e attenta, esaltando tutta l’individualità e la singolarità di ogni soggetto.

Della stessa pasta The Moscow Project, sempre in collaborazione con Albert. I due fotografi si recano a Mosca nel 1991, poche settimane dopo il crollo dell’URSS. Si posizionano in centri strategici della città come la Piazza Rossa e Gorky Park, cominciando a fotografare i passanti in posa, catturando l’energia e la speranza per una capitale diversa. Il progetto ottiene un successo così grande che i due fotografi decideranno di dargli seguito due volte a distanza di dieci e di venti anni. Torneranno a Mosca nel 2001 e nel 2011 per scattare altre centinaia di ritratti.

Cadetti

Negli anni 2000 si trasferisce a Parigi dove entra a far parte della famosa Agence VU’. Si tratta di un periodo di grandi cambiamenti, anche per il suo stile che dal bianco e nero passa al colore e dalla pellicola al digitale, in un uso sempre più raffinato della luce. I suoi scatti, che intendono indagare il rapporto tra identità sociale e individualità, trovano forse la massima maturazione con Cadetti, progetto che inizia nel 2009 e che rappresenta uno dei suoi lavori più apprezzati e premiati.

Verzone incontra gli allievi ufficiali delle più grandi accademie militari europee. Sui loro volti si “combatte” una guerra tra l’antico senso dell’onore e della disciplina che viene insegnato loro e l’inevitabile freschezza della giovane età. Anche questa diventa un’occasione per interrogarsi sull’identità europea nonché una sfida che consiste nel trovare il punto d’incontro tra le rigide regole delle accademie e le esigenze del fotografo. Viaggia tra Paesi Bassi, Grecia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Italia e almeno un’altra mezza dozzina di Paesi. Il progetto dura quattro anni e diventa un libro di enorme successo edito da Editions de la Martinière.

Gli ultimi progetti, dai ritratti ai dinosauri

L’ultimo decennio per Verzone è probabilmente quello più intenso ed eclettico a livello di produzione. Racconta gli eventi mondani come il Festival del cinema di Cannes, realizzando ritratti dei grandi registi che solcano il red carpet per Le Monde e Time. Nel suo obiettivo finiscono Quentin Tarantino, Bong Joon-Ho, Alejandro Gonzales Inarritu. Successivamente si occupa degli scatti istituzionali del nuovo capo di stato francese, Emmanuel Macron. Ma la fascinazione per ciò che lega l’essere umano al suo ambiente sociale è sempre viva e sfocia in uno dei suoi ultimi e più interessanti temi, quello degli scienziati.

Nel 2015 documenta la vita dei climatologi della Ny Alesund Arctic Research Station, un gruppo di scienziati che studiano la vita nell’Artico. Viene poi assegnato da National Geographic come fotografo ufficiale per numerose missioni archeologiche da cui nascono Bible Hunter (2018) in Israele, e Reimagining Dinosaur (2020) tra Marocco, Italia e Stati Uniti.

Questi due progetti sono, per ora, l’apice di un disegno durato una vita. Un’indagine per comprendere e spiegare il viscerale rapporto che ci lega all’ambiente, al livello sociale, culturale, storico e geografico. Un’inchiesta che Verzone, con la sua grande sensibilità e la voglia di trovare una risposta all’enigma che lega il singolo al collettivo, insegue sin dalla prima volta che ha guardato attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica.

Tutte le immagini per gentile concessione di Paolo Verzone.

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