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A Forlì attraversiamo 100 anni di Storia con le immagini delle più grandi fotografe internazionali

13 ottobre 2021

Quasi un secolo di storia vissuto attraverso 310 scatti di 30 fotografe internazionali che, nel corso dei decenni, hanno immortalato gli eventi più significativi della contemporaneità. “Essere Umane. Le grandi fotografe raccontano il mondo” in mostra ai Musei di San Domenico a Forlì fino al 20 gennaio 2022, è un vero e proprio viaggio in un mondo in fermento che parte da quando, nei primi anni ‘30, le riviste illustrate hanno trasformato la fotografia in un linguaggio comunicativo. L’esposizione, curata da Walter Guadagnini, Monica Fantini e Fabio Lazzari, si pone proprio l’obiettivo di offrire al visitatore uno sguardo femminile tanto sull’evoluzione di questo linguaggio, quanto sui temi che hanno definito lo zeitgeist del mondo durante gli ultimi novant’anni: dai grandi reportage di guerra ai cambiamenti nei costumi sociali, dalle lotte per l’affermazione dei diritti femminili fino all’arrivo della società dei consumi e alla discussione, più attuale che mai, sul ruolo della donna nei paesi extra-occidentali.

Dalla crisi americana degli anni ‘30 fino alla società dei consumi

La prima sezione della mostra è dedicata alle fotografe che hanno definito il periodo che va dagli anni ‘30 fino agli anni ‘50. Si parte quindi con l’indagine fotografica di Dorothea Lange, che dal 1935 realizzò una serie di reportage durante la crisi americana sulla condizione di immigrati, braccianti ed operai in California. La sua indagine sulla depressione delle aree rurali americane, colpite da violenti tempeste di sabbia e dalla desertificazione, commissionata dal governo Roosevelt e dalla Rural Resettlement Administration, l’organismo federale che monitorava la crisi agraria. Il suo scatto “Migrant Mother“, parimenti simbolo di sofferenza e dignità di una madre lavoratrice in un campo di piselli in California, è diventato un’icona della storia della fotografia, nonché una delle immagini più famose del Novecento.

Nella prima sezione anche la serie “Reflections” dell’austriaca Lisette Model. I suoi scatti ai riflessi delle vetrine della Fifth Avenue, restituiscono immagini surreali, quasi oniriche, in cui le merci esposte nei negozi si sovrappongono ai palazzi e ai passanti. Un’estetica cupa, fatta di ombre, di lineamenti incomprensibili. Di figure frenetiche (tema che approfondirà in seguito nel suo “Running Legs“), forse perse dietro l’irrimediabile ascesa del capitalismo americano. Da non perdere anche i lavori di Margaret Bourke White, che vanta diversi primati; fu la prima fotografa straniera a cui fu concesso di scattare nell’allora Unione Sovietica, nonché la prima a finire in copertina sul settimanale Life.

Gli anni ‘60 e il racconto del recondito

Il percorso prosegue passando agli anni ‘60 e alla “The Mask Series” dell’austriaca Inge Morath (anche lei tra le prime fotogiornaliste donne della Magnum Photos) e del geniale illustratore Saul Steinberg che disegnò maschere di carta da far indossare ai protagonisti dei ritratti. Un risultato a tratti divertente, a tratti inquietante, sicuramente sperimentale, che nello stile si rifaceva al modernismo dei primi anni ‘20 di Pablo Picasso.

Si passa poi alle fotografie dell’americana di origini russe Diane Arbus, figlia ribelle di un contesto borghese, il cui sguardo era attratto spesso dagli ultimi, dagli emarginati, dagli eccentrici, da quello che in molti hanno definito il lato dimenticato dell’America.  La Arbus sondava gli ambienti più disparati, dalle sfilate di moda alle competizioni di bellezza, passando per circhi, freak show, comunità di gang della strada, alla ricerca di quello che faceva paura a lei e alla società. Era il suo modo di sfidarsi, di raccontare storie che nessun altro voleva raccontare.

Dal Calendario Pirelli della Leibovitz a oggi

A cavallo tra le sezioni, la serie di ritratti di tredici donne di spicco finite nell’obiettivo di una delle più famose fotografe al mondo, Annie Leibovitz, in occasione del celebre Calendario Pirelli del 2016. Nell’ultima parte invece si trovano i lavori più recenti, come i ritratti “Faces and Phases” della sudafricana Zanele Muholi, già protagonista alla Biennale di Venezia del 2019 e fondatrice del Forum for the Empowerment of Women. Lei si definisce un’attivista visiva, un’artista che attraverso i suoi scatti vuole affermare l’esistenza di un mondo “invisibile”.

Impossibile non citare anche l’iraniana Newsha Tavakolian, membro dell’agenzia Magnum Photos dal 2015, finalista nel 2007 agli Inge Morath Award, con i suoi scatti dedicati alle donne guerriere delle forze armate colombiane.

Essere Umane. Le grandi fotografe raccontano il mondo” rappresenta un’occasione unica per confrontarsi con una platea davvero ricca ed eterogenea di punti di vista, di strumenti di riflessione, i cui registri linguistici spaziano dal poetico al crudo, dal documentaristico al provocatorio. Un evento che non ha precedenti, non solo in Italia, ma anche a livello mondiale, per via del suo valore storico e l’ampio respiro internazionale che offre su un segmento temporale tanto vasto legato da un filo conduttore. Un intento comune esplicato nelle parole della co-curatrice Monica Fantini:

Anche questa come le esposizioni che l’hanno preceduta, oltre alla grandezza artistica delle fotografe mette al centro un tema, quello della lotta alle differenze, e quindi all’indifferenza: tanto più emblematico in una città come Forlì che sta lavorando per affermare parità ed equità come suoi valori prioritari“.

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