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La Metropoli vista dagli occhi del fotografo Gabriele Basilico

13 marzo 2020
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Solo uno sguardo consapevole può decifrare la struttura di una città e i suoi mutamenti. Gabriele Basilico di questo sguardo, ne fece un’arte. Il suo era un occhio indagatore, mai sazio, di sicuro paziente. A volte socchiuso per riuscire a decifrare meglio le prospettive o a leggervi dentro le possibili evoluzioni.

“Il compito del fotografo è di lavorare sulla distanza, di prendere le misure, di trovare un equilibrio tra un qui e un là, di riordinare lo spazio, di cercare infine un senso possibile del luogo”. In queste parole di Basilico stanno la sua arte e il metodo che Basilico utilizzava quando sceglieva di raccontare i luoghi. Nella sua produzione va dagli anni Settanta fino agli Zero, c’è tutta la poetica di Basilico, fruibile anche per chi si avvicina a lui per la prima volta.

Lo sguardo che Basilico restituisce permette di accostarsi al suo lavoro senza soggezione, abbandonandosi alla sua arte senza rete, in modo totale. E la sensazione che si ha è quella di ritrovare in ognuna di queste metropoli un pezzo di se stessi, anche se non si è mai viaggiato o se non si conosce a fondo la storia del fotografo e la sua ricerca etica, prima ancora che estetica. Ed è possibile proprio perché nei suoi scatti racconta i cambiamenti sociali non solo del nostro Paese, ma del nostro Pianeta. Cambiamenti che edifici, strade, costruzioni decadenti o avveniristiche narrano senza filtri.

Gabriele Basilico, Milano Porta nuova, 2012 | © Archivio Gabriele Basilico

Queste sensazioni si ricavano in  “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, il primo importante progetto realizzato da Basilico e da cui è partita la sua ricerca, e nelle successive “Sezioni del paesaggio italiano”, un’indagine suddivisa in sei itinerari realizzata nel 1996 in collaborazione con Stefano Boeri e presentata alla Biennale di Architettura di Venezia.

Poi ecco “Beirut”, che accosta per la prima volta due campagne fotografiche realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori, la prima alla fine di una lunga guerra durata più di quindici anni, la seconda per raccontarne la ricostruzione. Ed è proprio qui che il maestro milanese ha affinato il suo sguardo: a lui non interessava raccontare la guerra che aveva dilaniato questa città e prima di riuscire a fotografarla, come sempre nel suo lavoro, l’ha studiata approfonditamente cercando un differente modo di osservarla, in modo da coglierne il futuro di ricostruzione. “Una città ferita, oltraggiata, ha bisogno di una sensibilità particolare, pretende un’attenzione speciale, di partecipazione ma anche di rispetto”, ha dichiarato Basilico

Ma come può una fotografia raccontare la trasformazione di una città? Grazie a questo rispetto e questa sensibilità che nella sua documentazione delle città del mondo diventa ancora più evidente: un viaggio spiazzante nel tempo e nei luoghi da Palermo, Napoli, Genova, Milano fino a Istanbul, Shanghai, Mosca, New York e molte altre città. L’esplosione di questi agglomerati urbani l’uno accanto all’altro, l’uno a sostegno e compimento dell’altro, è un colpo d’occhio di rara emozione. Ma cosa hanno in comune New York e Palermo? Mosca e Genova? Molto più di quanto si potrebbe pensare. Gabriele Basilico coglie infatti con il suo obbiettivo l’essenza dei luoghi scovandone quelle affinità che rendono un posto familiare, riconducendo ogni metropoli al suo archetipo.

Gabriele Basilico, Istanbul, 2005 | © Archivio Gabriele Basilico

Infine c’è “Roma”, la città nella quale Basilico nel 2010 ha messo a confronto la città contemporanea e le settecentesche incisioni di Giovambattista Piranesi: un incontro-scontro di insolita bellezza perché “fotografare una città spesso vuol dire creare storie, relazioni con luoghi lontani archiviati nella memoria, o addirittura immaginari”. Un viaggio possibile in questa esposizione, che è allo stesso tempo un’esperienza sensoriale, mentale ed esistenziale, proprio come la fotografia di Basilico.

Queste fotografie sono in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Sul sito potrete scoprire quando la mostra verrà riaperta.

Articolo di Patrizia Vitrugno

In copertina: Gabriele Basilico, Shanghai, 2010 | © Archivio Gabriele Basilico

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