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Fotografia
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Tina Modotti superstar del 2021: una mostra e un libro per la fotografa di inizio Novecento

06 maggio 2021

Sarà visitabile fino al 7 novembre a Milano la mostra dedicata a Tina Modotti intitolata Donne, Messico e Libertà: tre parole che riassumono alla perfezione la vita, il talento e il percorso di una delle più grandi fotografe del XX Secolo.
Vissuta in un contesto storico dominato dalle due Guerre Mondiali e dalla rivoluzione comunista, l’opera e la vita di Tina Modotti sono state oggetto di considerazioni e letture contrastanti: la sua improvvisa dipartita (nel 1942) generò un riconoscimento quasi immediato a cui seguì un vuoto, un esilio culturale lungo quasi tre decenni che portò l’opera della fotografa a essere tenuta sotto chiave a causa della lunga militanza all’interno del movimento comunista internazionale.
In un mondo spaccato in due blocchi dalla Guerra Fredda, una figura come Tina Modotti, donna anticonformista che sapeva unire arte e militanza in un’epoca non ancora pronta per accogliere un mix così potente, era considerata pericolosa sia per l’America maccartista che, in parte, per la Sinistra storica.
Tina Modotti nasce a Udine ma si trasferisce negli Stati Uniti a 18 anni e vive una prima fase della sua vita artistica tra teatro e cinema – muovendosi tra i movimenti culturali della Little Italy di San Francisco e l’ascesa di Hollywood. Nel 1923, si sposta in Messico con l’amato Edward Weston, venendo da subito rapita dal clima politico post-rivoluzionario e dal fermento culturale in rapida crescita e trasformazione.


È qui che la Modotti raggiunge la maturità artistica con la sua fotografia, mentre aderisce con fervore al Partito Comunista: dalla still life, la fotografia dell’artista evolve nella denuncia e nella testimonianza sociale capace di tenere in equilibrio estetica e ideologia. Da qui in avanti, nelle sue opere emergeranno mani di operai al lavoro e simboli della lotta operaia e comunista come la falce e il martello, mentre la sua vita privata va a intrecciarsi con alcune delle personalità più influenti dell’epoca, come lo scrittore John Dos Passos, Frida Kahlo (di cui diventa grande amica), l’attrice Dolores Del Rio e il rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella (con cui intensificherà il lavoro sulla fotografia politica).
L’assassinio di quest’ultimo, eliminato nel 1929, davanti agli occhi della fotografa, dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado, innescherà la miccia definitiva del suo percorso artistico libero, anticonformista e militante. Dagli Stati Uniti a Messico, Russia ed Europa (dove fu in prima linea durante la guerra civile spagnola), Tina Modotti si distinse come una figura femminile unica che muoveva l’obiettivo della sua macchina fotografica all’interno delle più grandi trasformazioni politiche e culturali di inizio secolo.
L’opera fotografica della Modotti fu bandita per quasi tre decenni. La riabilitazione del suo nome si deve, negli anni ’70, a Vittorio Vidali, senatore italiano, che era stato amante della fotografa. Oggi è possibile riscoprirla anche grazie al libro tratto dalla mostra al Mudec.
In copertina: Anonimo, ritratto di Tina Modotti (1920 circa) Fonte: Facebook@AD España

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