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Cosa possiamo imparare dalle prime bozze di Anna Karenina, il capolavoro di Lev Tolstoj

15 dicembre 2020
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Quanto tempo serve per creare un capolavoro? La storia di Anna Karenina e del suo autore Lev Tolstoj risponde a questa domanda dimostrando che la nascita di un’opera d’arte non è solo il frutto del guizzo artistico del momento, un improvviso fulmine di ispirazione.

Anna Karenina è considerata una delle più grandi opere della letteratura occidentale, tanto che Fëdor Dostoevskij affermò che “Anna Karenina in quanto opera d'arte è la perfezione... e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato”; Vladimir Nabokov, più di un secolo dopo, lo definì "il capolavoro supremo della letteratura del Diciannovesimo secolo". Oltre che dai colleghi, il classico russo è amato anche dai comuni lettori, che continuano a fare arrivare Tolstoj tra le prime posizioni di tutte le classifiche sugli scrittori più famosi e affermati.

Bob Blaisdell, professore di inglese presso la City University di New York, ha scritto un libro appena pubblicato sulla lotta intrapresa da Lev Tolstoj per completare il suo capolavoro. Creating Anna Karenina: Tolstoy and the Birth of Literature's Most Enigmatic Heroine è un saggio ricco di dettagli significativi della vita di Tolstoj che hanno influenzato la genesi del libro pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1875 e 1877.

Tolstoj – che solo pochi anni prima aveva ricevuto la sua consacrazione con il romanzo simbolo della letteratura russa Guerra e Pace – aveva concepito in origine la storia di Anna Karenina come una novella da concludere rapidamente. Scrisse la prima bozza in poche settimane, con un impianto che ruotava intorno a un limitato numero di scene e riportava un elenco di note. In quei primi momenti Tolstoj affermò in una lettera indirizzata a un amico che Anna Karenina sarebbe stata pronta in quattordici giorni: “Ho pensato a personaggi ed eventi, ho iniziato a portarlo avanti, poi ovviamente l'ho cambiato, e improvvisamente tutti i fili si sono legati così bene che il risultato è stato un romanzo che oggi ho finito di accennare, un romanzo molto vivace, appassionato e ben rifinito di cui sono molto soddisfatto e che sarà pronto tra 2 settimane, se Dio mi darà la forza".

Fu uno dei più grandi errori di calcolo della storia della letteratura. Tolstoj in realtà impiegò circa quattro anni per terminare il suo capolavoro. Blaisdell stima che nel corso dei primi trenta mesi – sui cinquantatré che gli servirono per concludere il romanzo – Tolstoj non toccò il manoscritto. Parte di questo arresto, spiega Blaisdell, è causa dei lutti che lo colpirono in quel periodo, con la morte di tre dei suoi figli durante la lavorazione del romanzo.

Lev Tolstoj arrivò perfino a odiare il suo progetto. In vari momenti scrisse nelle numerose lettere indirizzate agli amici, che teneva aggiornati sui suoi scarsi progressi, che il libro gli era divenuto "disgustoso", "terribilmente sgradevole" e "noioso, insipido come un ravanello amaro". “Mio Dio”, confidò al suo amico, il critico letterario Nikolaj Strakhov, “se solo qualcuno finisse A. Karenina per me! È insopportabilmente ripugnante”. A un certo punto, infuriato, comunicò in una missiva, compresa nelle sue raccolte di lettere: "Ho smesso di pubblicare il mio romanzo e voglio rinunciarvi, non mi piace più". Se Tolstoj non abbandonò del tutto la sua travagliata opera fu sicuramente merito della mai sopita creatività e del desiderio di scrivere una critica dell’alta società russa, ma anche del sostegno di sua moglie Sophia, e delle rassicurazioni del suo caro amico Nikolaj Strakhov. Sophia – che ebbe con il marito tredici bambini – supervisionava l’istruzione dei figli e gestiva la casa di giorno, mentre di notte ricopiava pazientemente le bozze del manoscritto del marito.

Nel corso dei quattro anni di lavorazione la visione di Tolstoj su Anna Karenina cambiò in modo radicale. Inizialmente la vedeva solo come una moglie adultera che era scappata con un altro uomo e non meritava né simpatia né pietà per il suo destino. Ma nel tempo diventò la figura letteraria più completa e tridimensionale che conosciamo oggi. Dalle pagine del romanzo la protagonista emerge come una donna bella, elegante, affascinante e intelligente che oltre a conquistare Tolstoj gli permetteva di raccontare la realtà vile, meschina e contraddittoria della nobiltà russa in cui lui era nato.

La storia scelta per mettere alla berlina l’alta società russa è quella di Anna, sposata senza amore con l’alto funzionario di Pietroburgo Aleksej Aleksandrovič Karenin e che si innamora del principe Aleksej Kirillovič Vronskij, un uomo tanto bello, quanto superficiale. Rimasta incinta dell’amante, la donna si ribella a tutte le convenzioni sociali e a quel marito che, per salvare le apparenze, la vorrebbero veder recitare la parte della moglie asservita. Fugge così in Italia con Vronskij. Questa scelta le costerà l’ostracismo da parte della sua classe sociale e l’allontanamento dal figlio Serëža. La vicenda di Anna, anima inquieta, ossessionata da una gelosia che la divora e da un isolamento che non riesce a gestire, si conclude con la sua decisione di buttarsi sotto un treno. A fare da contraltare a questa storia si trova nel romanzo quella tra Kitty e Levin, che vivono e coronano la loro convenzionale storia d’amore.

Il gesto tragico con cui Anna decide di porre fine alla sua vita, per il professor Blaisdell è da interpretare come il frutto dell’attenta osservazione della società in cui viveva da parte di Tolstoj: i fallimenti delle riforme modernizzatrici dello zar Alessandro II avevano gettato la società russa degli anni Settanta dell'Ottocento in un baratro di disorientamento e insicurezza. Un clima che aveva fatto impennare il tasso di suicidi della Russia zarista e che getta una nuova luce sul suicidio della protagonista, non più causato da una travagliata storia d’amore, ma da una depressione collettiva che sembrava riguardare gran parte dei russi contemporanei di Tolstoj.

Il risultato finale del romanzo fa ipotizzare che la ragione principale della lunga gestazione dell’opera fu dovuta all’inquietudine con cui lo stesso Tolstoj si confrontava. Pensieri e sentimenti che in seguito lo portarono a seguire un difficile percorso religioso , ad avvicinarsi ai testi orientali, a scegliere di seguire una dieta vegetariana e a rinunciare alla sua ricchezza per abbracciare uno stile di vita quasi monastico. Qualche anno dopo avrebbe documentato e spiegato questa crisi nel libro del 1882 La Confessione, opera subito sequestrata dalle autorità per il suo contenuto considerato blasfemo, dato che nel testo Tolstoj respinge il misticismo, negando il valore dei sacramenti e dell'ortodossia cristiana. Il valore universalmente riconosciuto di Anna Karenina, quindi, è il frutto del difficile percorso interiore del suo autore. Mentre scriveva il romanzo, Tolstoj si trovò ad oscillare tra momenti di euforia e periodi di depressione e disperazione così gravi da fargli considerare la stessa fine che poi toccò alla sua eroina letteraria. Blaisdell conclude che avendo scritto in modo così dettagliato della discesa di Anna Karenina nella follia Tolstoj potrebbe aver trovato il modo per sfuggire alla sua stessa depressione.

Alcuni pensano alle bozze come a frammenti di testo dall’andamento piuttosto lineare, con tutto il materiale sulla pagina che ha solo bisogno di essere riscritto, riordinato e rivisto. Ma l’esperienza vissuta da Lev Tolstoj ci insegna tutt’altro. La creazione di Anna Karenina è stata il prodotto di una vita di studio, di conflitti interiori, di ripensamenti, di insofferenza per se stesso e per gli altri e, non da ultimo, dell’amore dei propri cari. La storia dietro uno dei romanzi più importanti del mondo dimostra che la creatività – così come il duro lavoro che poi richiede per essere messa a frutto – è il risultato di ampia ricerca, di grande studio. Il talento per ogni artista è fondamentale, ma da solo non basta. Quello che fa davvero la differenza è il coraggio nel mettere in discussione e andare oltre ogni certezza che abbiamo su noi stessi.

Foto tratte dal film "Anna Karenina" (1997)

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