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Charles Baudelaire compie duecento anni

04 marzo 2021
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Il 9 aprile 2021 ricorre il 200esimo anniversario dalla nascita di Charles Baudelaire, uno dei poeti più affascinanti dell' Ottocento. L'estrosa e allo stesso tempo controversa personalità del poeta parigino è stata così dirompente da riuscire a impersonare, nell'immaginario collettivo, un vero e proprio archetipo letterario: il flâneur, il romantico passeggiatore delle vie cittadine che vaga immerso nei suoi pensieri. Simbolo di una cultura borghese, come quella in cui nacque Baudelaire, colta, indolente, elegante, non di rado in ristrettezze economiche, ma soprattutto mondana.

La poesia di Baudelaire, nata e cresciuta attraverso la prima metà dell’Ottocento, è stata trascinante, ha ispirato non solo i suoi contemporanei, tra cui Stéphane Mallarmé, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud che lo citavano come un punto di riferimento, ma anche gli autori del Ventesimo secolo come Jean-Paul Sartre, Robert Lowell e Seamus Heaney. Baudelaire con la sua poesia e la sua vita ha sintetizzato in sé tutte le contraddizioni di un periodo storico incredibilmente fecondo per l’Europa e che cementificò le basi della cultura del Diciannovesimo secolo.

L'infanzia del poeta, nato nel 1821 nel quartiere latino di Parigi da un capo degli uffici amministrativi del Senato abbastanza avanti negli anni e da una giovanissima madre, fu molto tormentata. Dopo la morte del padre, avvenuta quando il piccolo Charles aveva solo sei anni, si instaurò un rapporto di affetto morboso con la madre, che riversò tutte le sue attenzioni sul figlio fino alle seconde nozze con un tenente colonnello, mai accettato da Baudelaire a causa della sua estrema rigidità.

Dopo un percorso di studi proficuo ma estremamente difficile, a causa della sua indisciplina, il giovane Baudelaire noncurante delle indicazioni dei genitori che sognavano per lui una carriera militare,  decise di votare la propria vita alla letteratura. La sua scelta professionale ed esistenziale lo portò ben presto a conoscere artisti, poeti e pittori e a calarlo negli entusiasmi e nelle miserie di una vita bohemien. I suoi amori, passionali, scariati e raccontati e celebrati in tante poesie, si rivolgevano indifferentemente a giovani borghesi parigine o a prostitute. Uno stile di vita che gli costò la salute: in quel periodo contrasse la sifilide, che lo indebolì inesorabilmente fino alla morte.

Dopo un rovinoso viaggio durato circa un anno in India, organizzato dal suo patrigno e da sua madre nel 1841 per allontanarlo dalla dissoluta vita parigina, Baudelaire tornò in Francia e ottenuta l'eredità paterna la utilizzò per acquistare opere d'arte, libri e per condurre una vita agiata con i suoi amici artisti. Nei circoli letterari parigini si creò un nome per le sue poesie, nonostante non avesse ancora pubblicato nulla.

Tutta la poetica e, per certi versi, la vita stessa di Charles Baudelaire furono una rincorsa furiosa verso la realizzazione del concetto di modernità. Baudelaire ne era ossessionato: cercò di renderla visibile attraverso le parole, ma provò anche a scovarla nelle altre forme d'arte che lo appassionavano. "La modernità è al transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile," scriveva nel saggio Il pittore della vita moderna. "Perché ogni modernità acquisti il diritto di diventare antichità, occorre che ne sia stata tratta fuori la bellezza misteriosa che vi immette, inconsapevole, la vita umana". Baudelaire fu il primo autore ad utilizzare il termine "modernità" per indicare la vita, a volte effimera, dell'uomo contemporaneo all'interno delle metropoli e fu il primo a sottolineare che gli artisti avevano il compito di raccontare quella nuova condizione dell'esistenza umana.

L'autore parigino divenne un fine conoscitore di opere d'arte: era un amante del neoclassicismo e del romanticismo, quest'ultimo rappresentava, a suo avviso, il ponte tra il meglio del passato e del presente. Rimase estasiato dai dipinti di Eugène Delacroix, del quale fece presto la conoscenza e che gli ispirò la poesia "Les Phares", i fari. Convinto che il ruolo dell'artista fosse quello di rappresentare il proprio tempo, nelle opere di Delacroix Baudelaire sentiva di trovare questo meraviglioso intento. Si soffermò più volte sull’importanza dell’artista come “uomo del mondo intero, che comprende il mondo e le ragioni misteriose e legittime di tutte le sue usanze, cittadino spirituale dell’universo, per il quale la curiosità costituisce il punto di partenza del suo genio”.

Tra il 1848 e il 1865 Baudelaire intraprese uno dei suoi progetti più importanti, la traduzione francese delle opere complete di Edgar Allan Poe. Queste gli avrebbero fornito la fonte di guadagno più sicura per tutta la sua carriera. L'autore parigino sentiva un'affinità quasi spirituale con lo scrittore d'oltreoceano con cui condivideva la passione per l'occulto e il bizzarro. Scrisse a tal proposito: "Ho scoperto un autore americano che ha suscitato il mio più sincero interesse a un livello incredibile". Un altro incontro fondamentale nella vita di Baudelaire fu quello con il pittore francese Édouard Manet: i due strinsero una delle amicizie più significative nella storia dell'arte. Il pittore riusciva a realizzare la visione del poeta di rappresentare "la poesia e la meraviglia della vita moderna". I due uomini si riconoscevano l'uno nell'altro, avevano molti tratti caratteriali in comune, non da ultimo uno stile di vita inviso alla buona borghesia parigina. Così Baudelaire descriveva l'amico pittore: "Manet, che la gente considera un pazzo furioso, è un uomo assai leale e semplice, che fa il possibile per essere ragionevole; ma per sua sfortuna è intriso, fin dalla nascita, di romanticismo".

La reputazione di Baudelaire come poeta ribelle fu suggellata nel giugno 1857 con la pubblicazione del suo capolavoro Les Fleurs du Mal, I fiori del male. Oltre alle sue visioni mutevoli dell'amore romantico e fisico, le poesie raccolte comprendevano le opinioni di Baudelaire sull'arte, la bellezza e l'idea dell'artista come martire visionario. Ora questo testo è considerato un punto di riferimento nella storia della letteratura francese, e non solo, ma quando fu pubblicato creò un vero e proprio scandalo con 13 poesie considerate dalla stampa pornografiche. Il 7 luglio 1857 il Ministero dell'Interno francese dispose che fosse celebrato un processo per accuse relative alla moralità pubblica. Copie invendute del libro furono sequestrate e il processo sentenziò che sei componimenti dell'antologia erano indecenti. Oltre alla richiesta di rimuovere le iscrizioni incriminate, Baudelaire fu condannato a pagare una multa di 50 franchi. Disgustato dalla decisione della Corte, Baudelaire si rifiutò di lasciare che il suo editore rimuovesse le poesie.

L'autore non si capacitava del perché il suo libro avesse creato un simile scandalo: "Nessuno, me compreso, poteva supporre che un libro intriso di una spiritualità così evidente e ardente [...] potesse essere oggetto di accusa, o meglio che avrebbe potuto dare luogo a simili malintesi". Il processo e la controversia che ne seguirono resero Baudelaire un nome molto conosciuto in Francia, ma gli impedirono di raggiungere il successo commerciale. Il peso economico ed emotivo del processo, le sue pessime condizioni di vita e la mancanza di denaro pesarono drasticamente su Baudelaire, che cadde ancora una volta in depressione e tentò per la terza volta il suicidio. Anche la sua salute fisica iniziò a peggiorare seriamente a causa dello sviluppo di complicazioni dovute alla sifilide. Secondo il biografo F.W.J. Hemmings, "dal 1856 in poi, l'infezione venerea, l'eccesso di alcol e la dipendenza da oppio lavorarono di concerto per spingere Baudelaire verso una morte prematura". Anche le relazioni con la sua famiglia non migliorarono. Dopo la morte del suo patrigno nell'aprile 1857, Baudelaire e sua madre non furono in grado di riconciliarsi a causa del disonore che lei provava visto che il figlio veniva pubblicamente denunciato come pornografo. Nell'estate del 1866 Baudelaire, colpito da paralisi e afasia, crollò nella chiesa di Saint-Loup à Namur a Bruxelles, dove era andato in cerca di un editore disposto a pubblicare le sue opere. La  madre lo riportò a Parigi per ricoverarlo in una casa di cura, ma non si riprese mai più e morì l'anno successivo a soli 46 anni.

L'influenza di Charles Baudelaire sul mondo dell'arte e su tutta la modernità è indiscutibile. È noto quanto fece per Manet e gli Impressionisti, ma anche i futuri membri del movimento simbolista si dichiararono a lui devoti. La sua poesia in prosa, così ricca di metafora, ispirò direttamente i surrealisti con André Breton che loda Baudelaire ne Il Surrealismo e la Pittura come un "paladino dell'immaginazione". Come ha osservato il professor André Guyaux, era "ossessionato dall'idea di modernità [e infatti] ha dato alla parola il suo pieno significato". Nessuno, da solo, ha fatto di più per cementare la leggenda di Baudelaire dell'influente filosofo e critico tedesco Walter Benjamin, i cui saggi su Baudelaire hanno consacrato il francese come un nuovo eroe dell'età moderna e lo hanno posizionato al centro della storia sociale e culturale europea. È stato Benjamin a trasportare il flâneur Baudelaire nel Ventesimo secolo, immaginandolo come una componente essenziale della nostra comprensione della modernità, dell'urbanizzazione e dell'alienazione di classe. Ecco che a duecento anni dalla sua nascita è necessario ristabilire un contatto profondo con la poetica di quello che possiamo definire senza alcun dubbio, il primo dei poeti moderni.

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