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Dobbiamo recuperare la lezione di Charles Dickens in “Grandi speranze”

11 marzo 2021
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Tredicesimo romanzo di Charles Dickens, considerato tra i suoi migliori, Grandi Speranze fu scritto e pubblicato a puntate tra il 1860 e il 1861 sulla rivista All the Year Round, periodico diretto dallo stesso Dickens, con il titolo Great Expectations. La vicenda ruota intorno a un’illusione che segna irreparabilmente la vita di Philip Pirrip, il protagonista, un ragazzo qualsiasi del popolo che, abbagliato dalle "grandi speranze", lungo il percorso dall’infanzia alla maturità le vede svanire una dopo l’altra.

In Grandi Speranze ci sono tutti gli elementi caratteristici del romanzo dickensiano: i sentimenti e le meschinità, l’Inghilterra sottoproletaria della prima rivoluzione industriale, gli arrivisti e gli sciocchi, l’intrecciarsi di storie e di vicende diverse. Il tutto espresso con le melodie tipiche del romanzo di formazione: la crescita, la disillusione, le delusioni d’amore, le nuove consapevolezze.

Dickens racconta la storia di Pip, diminutivo di Philip Pirrip, un bambino orfano di dieci anni che vive con la dispotica sorella maggiore e il marito Joe. La storia si apre con un evento cruciale della vicenda: la Vigilia di Natale del 1812 il ragazzino incontra per caso un detenuto che sta scappando dal carcere; l’adulto intima al giovane di procurargli una lima per rompere le sue catene e un po’ di cibo. Pip, spaventatissimo, lo aiuta ma dopo poco il fuggiasco viene arrestato e rimesso in prigione.

Pip è nato in un’umile famiglia operaia, così, bisognoso di denaro trova lavoro presso una ricca e scorbutica gentildonna, Miss Havisham, che vive reclusa volontariamente in casa, la fatiscente Satis House, perennemente abbigliata in abito da sposa, poiché decenni prima abbandonata dal fidanzato alla vigilia delle nozze. A Satis House il ragazzo fa la conoscenza della bellissima figlia adottiva di Miss Havisham, l’orfana Estella. Pip si innamora della giovane, la quale però lo rifiuta a causa delle sue umili origini e della sua grossolana educazione. Nonostante questo, il protagonista comincia a fantasticare di essere un gentiluomo per poter un giorno conquistare la ragazza e vivere con lei. Ma le strade dei due giovani finiscono per dividersi molto presto.

Pip inizia a lavorare insieme al cognato Joe nella sua bottega come apprendista fabbro. Gli anni passano e diventato adolescente scopre, grazie ad un avvocato di nome Jaggers, di essere il destinatario di un’ingente fortuna donata da un anonimo benefattore. La decisione è presto presa: Pip lascia il paese in cui conduce la sua umile e semplice vita e decide di andare a vivere a Londra dove, finalmente, potrà ricevere l’educazione di cui ha bisogno per diventare il gentiluomo che aveva sempre desiderato essere fin da ragazzino, quando si era invaghito di Estella. Il destino gli è però avverso: tempo dopo Pip scopre che lo sconosciuto benefattore altri non è che il detenuto evaso che tanti anni prima lui aveva incontrato e aiutato. Quest’uomo, Abel Magwitch, è un violento criminale che, tornato dall’Australia dove era fuggito e aveva accumulato fortune, trascina il povero Pip in una serie di eventi negativi, scatenando il fato contro di lui.

Il principale conflitto narrato in Grandi Speranze ruota attorno all'ambizioso desiderio di Pip di reinventarsi e di raggiungere una classe sociale superiore. Il suo desiderio di scalata sociale nasce dalla voglia di essere degno dell'amore di Estella: "È più bella di chiunque altro, e la ammiro terribilmente, e voglio essere un gentiluomo per lei". Il romanzo inizia quando Pip viene invitato ad andare a Satis House e incontra per la prima volta Estella e Miss Havisham. Il fato, tuttavia, ha iniziato a lavorare già molto tempo prima quando Pip ha avuto un incontro apparentemente casuale con un detenuto evaso; né lui né il lettore sapranno per molto tempo che questo incontro determinerà effettivamente il corso della sua vita. Come una pallina su un piano inclinato, la portata disastrosa degli eventi cresce mano a mano che Pip diventa sempre più insoddisfatto della prospettiva di vivere una vita come semplice fabbro di campagna.

Pip, ricevuta la notizia che sarà sostenuto finanziariamente da un benefattore anonimo, si trasferisce a Londra, dove diventa più raffinato e sofisticato ma anche stravagante ed egocentrico. Dopo alcuni anni, la consapevolezza di Pip che il suo benefattore sia in realtà Magwitch intensifica il conflitto attorno al desiderio di Pip di essere percepito come un gentiluomo e di essere amato da Estella, poiché ora  le sue fortune sono associate a un criminale. Questa lotta interiore logora il protagonista che si vede costretto a dichiarare il suo amore a Estella, dal momento che sta progettando di lasciare l'Inghilterra per nascondere il suo segreto. Le dice "tu sei parte della mia esistenza, parte di me", ma lei lo rifiuta ancora, esprimendo la sua intenzione di sposare un altro uomo.

La vergogna per il suo background sociale, per il modo in cui ha ottenuto le sue fortune e il desiderio di essere un gentiluomo usurano Pip, ma nonostante questo il ragazzo decide di proteggere Magwitch dalla polizia che vorrebbe impiccarlo. Durante la fuga, Pip si rende conto che il criminale è il padre di Estella. Al culmine del romanzo, Pip confida a un Magwitch morente che il figlio che pensava di aver perduto “È vivo. È una signora ed è molto bella. Io la amo!". Mostrando gentilezza a un ladro e descrivendo Estella sia come una signora che come la figlia di un detenuto, Pip mostra che non distingue più le classi sociali in modo netto.

Il romanzo ha indubbiamente tratti un po’ puritani: come evidenziato dallo scrittore David Denby sulle pagine del New Yorker “Dickens è molto bravo a descrivere il potere sociale del denaro, ma il suo bisogno di punire Pip per amore del denaro – quasi muore – ci sembra stravagante. […] Dopotutto, le grandi speranze del giovane erano sempre illusorie”. Dickens, ci rendiamo conto, operava su un sistema morale diverso. Pip vuole solo lasciarsi alle spalle la sua povertà e vivere come un gentiluomo, il che significa, a quanto pare, divertirsi a mangiare fuori, passeggiare per la città, andare a cavallo, sposarsi e avere figli, ma vivere senza l'ambizione di fare nulla in particolare. Non ha nessun obiettivo, nessuna professione, nessuna ossessione all'infuori di Estella.

Eppure, oltre la bellezza stilistica del romanzo che si può apprezzare in ogni epoca in cui lo si legge – Denby parla di una “sorprendente anticipazione di Kafka e dell'espressionismo nella descrizione dello studio legale del signor Jaggers” –,  il testo custodisce delle verità fondamentali che possono essere considerate di valore ancora oggi. La sua celebrazione della dignità e della lealtà lo rendono un cantore di temi universali. In Grandi Speranze, Dickens è tanto bravo nel descrivere il torbido, il degrado e la meschinità dell’Inghilterra vittoriana, quanto nel celebrarne il superamento dei suoi valori più stantii. Ciò che avvicinerà di più Pip a Estella – si evince nel finale – non sarà stata la sua scalata sociale, nemmeno realmente conquistata perché il giovane perde tutto, ma il superamento dei diktat imposti dalla concezione di progresso sociale.

Charles Dickens fu un feroce critico della società inglese del suo tempo, soprattutto dell'incomunicabilità tra diverse classi sociali. C'è una frase di David Copperfield, il suo libro più fortunato, che rispecchia il pensiero politico e ideologico di Dickens: "Ma quando la società è fatta di dame e di gentiluomini così vuoti […] e quando la educazione [che essa impartisce] consiste nel far professione di indifferenza per tutto quello che può far progredire o ritardare l'umanità, mi pare che ci si sia smarriti nel Deserto del Sahara e che si farebbe bene a cercare la via per uscirne".

Dickens potrebbe sembrare lontano anni luce dalla società contemporanea, eppure oltre la sua elegante e appassionante prosa, a tratti persino ironica, l’autore inglese di epoca vittoriana ha ancora tanto da insegnarci. In un articolo apparso sul New York Daily Tribune del primo agosto 1854, il filosofo ed economista Karl Marx, riconobbe a Charles Dickens il merito di aver descritto senza mezzi termini e con cognizione di causa quelle verità politiche e sociali che nessuno dei politici contemporanei aveva avuto la forza, o la preparazione, di mettere in evidenza. Memore delle traversie da lui subite in giovane età – lo scrittore patì la fame come i suoi protagonisti più celebri, tra cui Pip – Dickens ricorda che il riscatto, con la sua componente di autorealizzazione, non passa per il conflitto sociale ma per la pace sociale, la quale non può esserci senza il rispetto per le categorie più deboli.

Dickens descrisse, per la prima volta ad un pubblico così ampio, le ingiustizie della società inglese divisa rigidamente in classi, denunciando gli intollerabili torti con uno schema letterario simile e costante nelle sue opere: la potenza del denaro in contrasto con l’umanità dei personaggi. Charles Dickens fu un riformatore, anticipando quei temi sociali e politici che di lì a poco avrebbero scosso dalle fondamenta la società dell’epoca. In sostanza nel suo ambito, la letteratura, scuotendo le coscienze della folta schiera dei suoi lettori contribuì alla dirompente stagione di cambiamento politico che riformò l’Europa di fine Ottocento con l’inaugurazione di una stagione di nuovi diritti acquisiti di cui ancora si giova l’epoca contemporanea.

Foto interne/colorazione di John Thomson

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