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Le sette fasi dell’innamoramento secondo Stendhal

10 aprile 2022

L'amore è forse l'argomento più fertile della letteratura. Roberto Bolaño sosteneva che il progetto del poeta Rimbaud, per esempio, fosse “reinventare l’amore, fare della vita un’opera d’arte”. Daniel Pennac invece paragonava l’amore e la letteratura, mettendoli sullo stesso piano: “È un piacere sentire quest’energia prodigiosa che si sviluppa quando si scrive; le sferzate di piacere provocate dalla scrittura sono meglio di qualsiasi droga. Solo l’amore fisico raggiunge simili intensità, forse perché fare l’amore è un atto creativo”.

Capire quale sia il percorso per arrivare a provare il più alto dei sentimenti è una questione che ha affascinato molti scrittori nei secoli. Tra questi, anche Marie-Henri Beyle, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Stendhal. L’autore francese scrisse nel 1822 un trattato dal titolo piuttosto esplicativo: Dell’amore. Nel suo tentativo di razionalizzare l’innamoramento, Stendhal riconosce diversi tipi di amore che però vivono, muoiono e si evolvono secondo le medesime regole.

In un capitolo intitolato "A proposito della nascita dell'amore", Stendhal delinea il processo attraverso il quale il sentimento si sviluppa. Ci sono step facilmente intuibili: tutto parte dall’ammirazione, che evolve in pensieri come “Che piacere sarebbe baciarla, essere baciato da lei" e così via. A quel punto, questo desiderio si trasforma in speranza, ed è lì che a poco a poco le barriere cadono. La passione cresce, e diventa tanto forte da non poter essere più nascosta o trattenuta. Dopo aver attraversato queste tre fasi, l’amore è effettivamente nato ed è un sentimento trascinante, che se reciproco presto si “cristallizza”. Arrivato a questo punto, quello della delizia, l’amante sopravvaluta di molto il partner, arrivando a considerarlo alla stregua di un dono caduto dal cielo di cui ci ha la possibilità di godere in esclusiva.

Per spiegare la fase della cristallizzazione, Stendhal utilizza un’analogia e paragona Bologna all’indifferenza e Roma all’amore perfetto. Il viaggiatore di Stendhal inizia il suo tragitto a Bologna, nel segno dell’indifferenza, e passa gradualmente attraverso le quattro fasi, fino all’arrivo a Roma, meta cui giunge completamente infatuato. Il viaggio, tuttavia, non si esaurisce una volta raggiunta la prima cristallizzazione dell’amore: il percorso continua. Conquistato l’amore, subentra la paura di poterlo perdere: il dubbio si insinua e l’amante cerca sempre nuove conferme, entrando in quella fase che Stendhal chiama “seconda cristallizzazione”. Per tranquillizzarsi, cerca di indugiare in una serie di altri piaceri, senza troppa fortuna: “nessun piacere comune potrà distrarlo dalla seconda cristallizzazione”, ammonisce lo scrittore. È preso dal terrore di una terribile calamità e ora non riesce a pensare ad altro che alla paura della perdita. “Non c’è amore di vivere senza disperazione di vivere”, scriveva d’altronde il giovane Albert Camus ne Il dritto e il rovescio.

Secondo Stendhal, il momento peggiore di questa fase è la notte che segue la nascita del dubbio: in quelle ore l’amante vive un travaglio, tra continue preoccupazioni e tentativi di tranquillizzarsi. Franz Kafka, in una delle numerose lettere del suo carteggio al suo grande amore Milena Jesenská, scriveva: “Le più belle tra le tue lettere (ed è tutto dire, perché nel loro insieme e in ogni riga o quasi sono la cosa più bella che mi sia capitata nella vita) sono quelle in cui tu dai ragione alla mia paura, ma nello stesso tempo cerchi di spiegare che non devo averla”.

La mente dell’amante è quindi un continuo oscillare tra tre differenti idee: “lei/lui mi ama”, “lei/lui è la perfezione” e “come posso ottenere prove più forti del suo amore?”. Per amare davvero è necessario essere forti abbastanza da saper convivere con i dubbi che nascono da una passione tanto intensa: la cristallizzazione è infatti impossibile nei casi in cui l’amato si conceda troppo facilmente, non lasciando spazio per una sufficiente dose di incertezza e sofferenza.

La cristallizzazione di Stendhal non è tuttavia solo un momento negativo e fatto di ansie: lo scrittore sostiene che quella che avviene successivamente sia la chiave essenziale dell’attaccamento dell’amore: “La seconda cristallizzazione,” dice lo scrittore francese, “assicura che l'amore duri”. Da questo punto di vista, un amore duraturo è anche un amore vero: Stendhal è convinto che il sentimento in età avanzata risulti sempre più intenso e autentico dell'amore giovane e spiega anche il perché: “Quel che rende sicura la durata dell'amore è la seconda cristallizzazione, durante la quale si vede ad ogni istante che il problema è essere amato o morire. Dopo questa convinzione di tutti i minuti, resa abitudine da parecchi mesi d'amore, come poter sopportare anche soltanto il pensiero di cessare d’amare?"

La stessa domanda retorica che si pone Stendhal è alla base di un film di Michael Haneke che si intitola semplicemente Amour: nella pellicola, l’anziano protagonista non smette mai di provare una totale adorazione per la moglie, accudendola anche quando una malattia degenerativa piano piano la allontana da lui. Lo fa perché, al pari dell’autore francese, è ormai conscio che la morte di un tale sentimento equivarrebbe alla sua stessa dipartita. Per Stendhal, smettere di amare dopo anni in cui si è convissuto con un amore tanto totalizzante è in conclusione impossibile: non si può tornare a vivere come se quella passione, che ha instillato incertezze e provocato picchi di adrenalina così a lungo, non sia mai esistita.

Sull’amore è ancora oggi una lettura appassionante, in bilico tra l’immagine dell’innamoramento che si aveva allora e il tentativo, sempre valido, di razionalizzare il più bello dei sentimenti.

Cover via Unsplash. Free to use under the Unsplash License

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