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Kazuo Ishiguro, il Premio Nobel che racconta il futuro

14 giugno 2021

Si intitola Klara e il sole ed è un viaggio in un futuro distopico dominato da androidi e intelligenze artificiali. È l’ultimo romanzo dello scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro, il primo dopo la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura nel 2017. Come ci ha già abituati, un’audace e profonda variazione su un tema che è però sempre lo stesso per il romanziere londinese: raccontare il futuro e al contempo svelarne distanze ed esasperazioni figlie del nostro presente. Per dirla con le motivazioni alla base della vittoria del Nobel, “romanzi di estrema forza emotiva, in cui svela l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione col mondo”. Della serie: potranno esserci macchine, androidi, intelligenze artificiali e automatismi robotici per ogni gesto quotidiano, ma sarà sempre un forte e persistente senso di incomunicabilità a rendere l’umanità appesa a un filo.

Klara e il Sole (Einaudi, 2021, traduzione a cura di Susanna Basso) è ambientato in un’America pandemica e distratta e racconta la storia di Klara, intelligenza artificiale classificata come “Amica Artificiale” (AA): un robot da compagnia per i più giovani, all’interno di una quotidianità dove gli stessi si affidano completamente alle macchine per l’organizzazione e la gestione della loro vita – tanto che ogni novità nel campo delle intelligenze artificiali viene accolta con enorme entusiasmo – e deputano parzialmente . Klara sarà l’AA di Josie, atipica adolescente che nasconde un lato oscuro, un’instabilità che lei stessa non riesce a definire.

Una variazione su un tema che viaggia sulla stessa linea degli altri romanzi di Ishiguro. Basti pensare a Non lasciarmi (Einaudi, 2005), da molti considerato la sua opera più incisiva e brillante. Al centro della storia troviamo sempre una gioventù isolata, affidata a un’educazione quasi meccanica. I suoi protagonisti sembrano in attesa di un futuro già scritto, pronto a rivelare un destino crudele frutto di un male che non svanisce con l’evoluzione tecnologica ma tende a modificarsi. A farsi più subdolo.

Il suo romanzo più celebre è di sicuro Quel che resta del giorno (Einaudi, 1989), da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da James Ivory, con attori del calibro di Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Si tratta del romanzo che ha fatto conoscere Ishiguro al grande pubblico. Anche in questo caso si cerca di definire il concetto di futuro, giocando con le linee temporali e ripercorrendo la vita del protagonista che si intreccia con la Storia inglese negli anni 20’ e 30’ del Novecento. Apprezzato prima in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti – dove si è aggiudicato il Booker Prize – il successo cinematografico dell’omonimo film del 1993 lo ha elevato a uno dei prodotti letterario-cinematografici più conosciuti e amati di sempre.

Ma c’è anche un Kazuo Ishiguro da riscoprire, ovvero quello de Il gigante sepolto (Einaudi, 2015), fantasy dai tratti tolkieniani ambientato in un mondo a metà tra un medioevo fantastico e un futuro distopico. Situazioni crude e una varietà di personaggi favolistici che si affrontano in scontri e violente rivalità, in primis quella storica tra i Britanni e i Sassoni.

Per risalire alle origini della scrittura del romanziere britannico, apprezzandone tutti gli elementi che tratterà di lì in poi, è essenziale infine recuperare Un artista del mondo fluttuante (Einaudi, 1986). Si tratta di fatto del prodromo letterario di quello che sarà qualche anno dopo il suo maggior successo, ovvero Quel che resta del giorno. Anche in Un artista del mondo fluttuante è il confronto con il passato a dominare la narrazione, anticipando la domanda esistenziale che sarà poi al centro di tutte le sue opere e che sostanzialmente riguarda la disperata ricerca di un senso al nostro agire quotidiano.

Cover via uranaikazuko.wixsite.com

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