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Questi libri raccontano l’estate, una pagina dopo l’altra

23 luglio 2021

La stagione calda è la musa ideale per moltissimi scrittori che spesso decidono di ambientare proprio in questi mesi le loro storie più belle. Alcune di esse traggono forza dall’estate per regalare al lettore un’atmosfera calda e piacevole, per coccolarlo e rassicurarlo; altre scelgono una via alternativa, e d’improvviso l’estate diventa torrida, soffocante, capace di metterti a disagio nel giro di poche righe. D’altronde il segreto della buona scrittura è nascosto in bella vista, in quelle parole capaci di evocare sensazioni molto lontane o molto vicine, specialmente quando si decide di leggere uno di questi romanzi sotto l’ombrellone. E perché no, magari lo si utilizza come spunto per una vacanza, alla scoperta di posti che fino a quel momento non ci erano venuti in mente.

La vacanza è spesso il punto di partenza di narrazioni destinate a estendersi, analizzando epoche storiche, rapporti famigliari magari irrisolti, magari ossessivi. Come quello che legava Virginia Woolf alla madre. Un rapporto fatto di non detti e di rimpianti che l’autrice inglese ha voluto riversare nel suo romanzo più conosciuto: “Gita al Faro”. Il libro racconta la vacanza estiva della famiglia Ramsay nelle Isole Ebridi, con quel faro del titolo a fare da chimera, forse irraggiungibile, forse già in nuce simbolo di un destino votato al rimpianto. Attraverso i suoi personaggi la Woolf dà voce a ciò che ci teniamo dentro, tracciando con delicatezza il ritratto di Mrs. Ramsay sulle orme della figura materna. Sullo sfondo una delle zone più belle dell’Inghilterra, la Cornovaglia. Le sue ripide scogliere a picco sulle spiagge incontaminate, il mare blu, i villaggi di pescatori e poi, immancabilmente, il faro che ispirò l’autrice, che si erge bianco e fiero sulla baia di St. Ives.

Circa tremila chilometri più a sud, le vaste e aride campagne pugliesi protagoniste del racconto “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti. Gli scenari di natura incontaminata ricordano le splendide Murge, tra Puglia e Basilicata, e sono il luogo perfetto per le scorribande del giovane protagonista Michele, sempre in cerca di avventure. Sembra quasi di vederlo mentre trascorre le sue giornate tra case diroccate e corse a perdifiato nelle immense distese di grano, sotto il sole afoso dell’estate. Un’estate che porterà un grande cambiamento nella sua vita, che lo costringerà a rivalutare il suo mondo, le sue convinzioni, persino la sua famiglia. Il libro è ambientato nei mesi più  caldi del 1978 e si rifà ai classici del romanzo di formazione come “Le Avventure di Tom Sawyer” e alle “Fiabe Italiane” di Calvino. Al centro della narrazione c’è l’amicizia, il rapporto con il diverso, la difficile scelta tra ciò che è giusto e ciò che è semplice. Il coraggio di ribellarsi alle regole quando queste sembrano ingiuste e discriminatorie. Con la forza che solo un bambino può dimostrare.

D’altro canto bambini ed estate sono un connubio perfetto. Perché è attraverso i loro sentimenti così puri che spesso si tracciano storie capaci di lasciare un segno nel cuore del lettore. Lo sa bene Stephen King, che attorno a un’estate e a un gruppo d’amici costruisce uno dei suoi racconti più nostalgici e apprezzati: “Il corpo” da cui è stato tratto il film “Stand by Me – Ricordo di un’estate“. La frase più famosa della pellicola dice già tutto: “Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Ma chi li ha?“. King racconta la fine dell’estate, che racchiude in sé anche la fine di un’epoca, il culmine di un amicizia e forse il momento in cui le strade dei nostri protagonisti si separaranno definitivamente. Il racconto è un omaggio ai lunghi pomeriggi estivi dai tempi dilatati, alle bravate in compagnia degli amici, alle piccole, grandi avventure che germogliano nella mente dei bambini ormai prossimi a dover fare i conti con il passaggio all’età adulta. Tutto è ambientato nell’immaginaria città di Castle Rock, già cara all’autore, e idealmente collocata nel Maine, lo stato più a nord-est degli USA.

Si cambia invece costa nel romanzo successivo, quello che più di tutti gli altri racconta l’estate per eccellenza, quella californiana dei surf, delle onde e dei tramonti da cartolina. Don Winslow, lo scrittore crime numero uno degli States, uno che di vite ne ha vissute almeno una mezza dozzina, racconta la sua combriccola di surfisti, mezzi sportivi, mezzi detective, in “La pattuglia dell’alba”.

Il romanzo è ambientato a San Diego e il titolo si rifà all’adunata sulla spiaggia di Pacific Beach nelle prime ore del mattino per “salutare” il mare a bordo della tavola, prima che cominci la giornata lavorativa. Il racconto, come da tradizione per il grande autore americano, è un thriller teso, malinconico e sopra le righe, che segue l’indagine di Boone Daniels, ex leggenda del surf nonché ex poliziotto della squadra omicidi di San Diego. Le vicende al cardiopalma descritte da Winslow vivono del contrasto tutto nuovo tra le atmosfere cupe tipiche dell’hard boiled e le assolate spiagge californiane, dove si aspetta febbrilmente l’arrivo della Grande Onda.  Perché per Boone e per gli altri personaggi il surf non è solo uno sport o uno stile di vita, è semplicemente ciò che dà senso alle loro giornate. Ciò che li definisce.

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