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“Sempre caro mi fu quest’ermo colle”: oggi L’Infinito di Leopardi sul Monte Tabor si può vivere ancora più intensamente

13 luglio 2021

Immaginiamo un giovane uomo che passeggia nel verde, dietro casa, e osservando il mondo intorno a sé lascia viaggiare la fantasia. L’Infinito di Giacomo Leopardi, lo sappiamo tutti, parla della potenza dell’immaginazione, che sa andare al di là del confini della realtà dei sensi, oltre quell'”ultimo orizzonte” – l’orizzonte più lontano – coperto alla vista da una siepe. “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”: la più nota, dolce-amara poesia della produzione giovanile del grande poeta scaturisce da quello splendido spicchio di natura marchigiana del Monte Tabor, nella sua località natale, Recanati.

L’area collinare del Monte Tabor affaccia a sud del comune in provincia di Macerata e offre la vista di un’ampia porzione dell’Appennino umbro-marchigiano. L’enorme popolarità scaturita dalla “dedica” leopardiana ha fatto sì che “l’ermo colle” diventasse noto anche con il nome di “Colle dell’Infinito”, proprio in quanto luogo di ispirazione e oggetto della dedica sentita di Leopardi, che compose l’idillio a soli 21 anni, dando corpo a versi che conterranno alcune delle tematiche maggiormente ricorrenti della sua poetica.

Ma se invece di utilizzare libri, perifrasi e saggi, provassimo a carpire il contenuto e lo spirito della poesia recandoci proprio sul Monte Tabor, e passeggiando tra le terre che il poeta era solito percorrere? Non c’è momento migliore, visto che l’intera area è stata soggetta a un progetto di riqualificazione, che comprende il colle e la casa natale del poeta. Il Monte Tabor, che è oggi un parco, affianca infatti il Centro Studi Leopardiani e il Palazzo Leopardi, delineando un percorso suggerito che porta fino al punto d’osservazione dal quale si ritiene che Leopardi compose la poesia. Qui, una targa sul muro riporta il celebre verso introduttivo, che immerge  nell’atmosfera de l’Infinito, verso quella vista che si fa commistione di panorama e pensiero, realtà e sogno, felicità e malinconia.

Il tour nei luoghi del poliedrico artista – che il regista Mario Martone ha efficacemente raccontato come Il giovane favoloso, nell’omonimo film del 2014 –  misura circa 2 km e collega le tappe culturali e formative chiave della vita di Leopardi, il tutto potenziato da strumenti tecnologici e reso nella forma di un vero e proprio circuito compositivo ed esistenziale del poeta. Il visitatore ha l’opportunità di scoprire l’orto-giardino dell’ermo colle per poi procedere verso il Centro Studi Leopardiani, e ancora varcare la soglia di Palazzo Leopardi e ammirare la maestosa biblioteca che conta oltre 20mila testi, passeggiare per la piazza del Sabato del Villaggio e trovarsi all’abitazione di Silvia, visitare il Palazzo Antici-Mattei – dimora della madre di Leopardi – e la Chiesa di San Leopardo, che contiene la tomba della famiglia.

A chiudere il percorso il Colle dell’Infinito, quel picco del Monte Tabor che garantisce la vista di un largo tratto dell’Appennino umbro-marchigiano e che ispirò L’Infinito. Divenuto un Bene del Fai – ovvero speciale luogo del patrimonio storico, artistico e naturalistico italiano di cui ne richiama l’identità – è aperto a tutti e si offre come una vera e propria esperienza immersiva, in grado di restituire non solo i versi ma anche una parte delle sensazioni di quella che resta una delle figure maggiori nella letteratura mondiale, e che continua a ispirare, affascinare e influire a distanza di secoli.

Un percorso completo e multisensoriale, quindi, che è al contempo fisico, mentale, storico ed emozionale e punta a far immergere i visitatori nelle pieghe più intime del cuore di Giacomo Leopardi, per vivere appieno quelle sensazioni contemplative e assorte espresse dal visionario poeta con i versi “sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete”. E chissà che non si riesca anche a provare quella sterminata e altresì intimissima commozione che il giovane poeta ha raccontato vividamente nel suo ultimo verso: “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.”

Cover via fondoambiente.it

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