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Premio Strega…1947: il vincitore della prima edizione del premio letterario è Ennio Flaiano, storico sceneggiatore di Fellini

06 luglio 2021

In piena frenesia per l’imminente assegnazione del 74° Premio Strega, fare un enorme balzo indietro alle origini del prestigioso riconoscimento ci permette di ottenere molto più che una vista sui cambiamenti dello scenario letterario italiano; tornare a quel 1947 che inaugurò il premio ci mette infatti di fronte alla figura di Ennio Flaiano, scrittore, giornalista, sceneggiatore, drammaturgo, critico cinematografico e umorista, che si aggiudicò la prima edizione con un romanzo controverso e scomodo, distante anni luce dagli standard narrativi dell’epoca: Tempo di uccidere.

Si tratta di un’opera che si ispira alla sua esperienza militare in Etiopia, che Flaiano scrive di getto, in appena tre mesi su commissione di Leo Longanesi. Ne viene fuori un racconto delirante di un ufficiale che si confronta con i peggiori aspetti di se stesso, contraendo una lebbra che più che malattia si fa simbolo di qualcosa di più grande e tragico. Disprezzato dalla critica in un primo momento, verrà poi rivalutato al punto che Moravia lo paragonerà a Lo straniero di Camus.

Eppure, si tratta dell’unico romanzo scritto da Flaiano nella sua lunga e folta carriera, fatta in prevalenza di testi brevi tra cui articoli, elzeviri e scritture prevalentemente “visuali”, se pensiamo alle numerose collaborazioni cinematografiche. Storico caporedattore de Il Mondo e giornalista d’opinione per il Corriere della Sera e altre testate, è stato in grado di introdurre uno stile critico destinato a fare scuola fino a oggi. Aveva la capacità di spaziare tra le più disparate funzioni della scrittura mantenendo un’efficacia costante: dalle chiose brucianti e ironiche di appena poche righe, passando per le recensioni che incrociano prodotti cinematografici ed attualità fino alle sceneggiature che hanno dato vita ad alcune tra le pellicole più apprezzate del cinema italiano.

Su quest’ultimo fronte si rivela cruciale l’incontro con Federico Fellini: il connubio tra due diverse varianti di estro e genialità dà vita a una vera e propria macchina creativa, che collabora alla realizzazione di 10 film tra cui Lo sceicco Bianco, I vitelloni, La strada, La dolce vita e 8 e mezzo. Oltre a Fellini, il suo ruolo nel cinema italiano del dopoguerra è cruciale; Flaiano diventa un vero e proprio punto di riferimento per registi e sceneggiatori del Belpaese, da Luigi Zampa a Luciano Emmer passando per Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Dino Risi, Michelangelo Antonioni, Eduardo De Filippo, Elio Petri e decine di altre figure.

Troppo nitida ed efficace la sua impronta, troppo vasto il suo punto di vista e troppo importante la sua visione d’insieme per non chiamarlo in causa nella creazione di un’opera cinematografica, teatrale, giornalistica. Se Flaiano incontra qualcosa sulla strada, la sua tendenza è quella di padroneggiarne rapidamente concetti, forme, analisi, letture, distorsioni e varianti satiriche. Si pensi al suo rapporto con Roma, che vive letteralmente a fior di pelle e di cui diventa uno dei più abili narratori e analisti, tramite i meravigliosi pezzi scritti soprattutto su Il Mondo. Quella stessa Roma che gli ha dedicato un omonimo teatro, a mo’ di ringraziamento per l’apporto che diede a questa nobile arte insieme ad altri intellettuali dell’epoca. Impossibile dimenticare – per efficacia e impatto costanti anche in epoche diverse – alcune delle sue opere teatrali come La guerra spiegata ai poveriIl caso Papaleo e Un marziano a Roma.

Così come risultano ancora oggi imprescindibili le sue sferzate umoristiche, satiriche, in grado di delineare l’essenza di opere, oggetti, persone e luoghi in poche essenziali parole che ne mettono in evidenza distorsioni, tic, mancanze, debolezze.

Per chiudere efficacemente il cerchio, quale modo migliore che andare a ripescare gli ironici consigli che Flaiano dava ai giovani desiderosi di  approcciare alla scrittura proprio con l’intento di aggiudicarsi il Premio Strega, o i tanti altri riconoscimenti nati gradualmente nel tempo? Titolò il suo breve intervento, databile al 1959, “Consigli ad un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari”, e lo delineò come segue:

Chi apre il periodo, lo chiuda. È pericoloso sporgersi dal capitolo. Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi. Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo. Chi tocca l’apostrofo muore. Abolito l’articolo, non si accettano reclami. La persona educata non sputa sul componimento. Non usare l’esclamativo dopo le 22. Non si risponde degli aggettivi incustoditi. Per gli anacoluti, servirsi del cestino. Tenere i soggetti al guinzaglio. Non calpestare le metafore. I punti di sospensione si pagano a parte. Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata. Per le rime rivolgersi al portiere. L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni. È vietato servirsi del sonetto durante le fermate. È vietato aprire le parentesi durante la corsa. Nulla è dovuto al poeta per il recapito”.

Cover via pagina Facebook @EnnioFlaiano

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