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Twain e Asimov hanno inventato internet, i social e le videocall con un secolo di anticipo

31 marzo 2022

“Giorno dopo giorno, notte dopo notte, chiamava ogni angolo del globo e ne osservava la vita. Studiava gli strani modi di vivere, parlava con la sua gente, e realizzò che grazie a questo meraviglioso strumento era libero come un uccello nel cielo”. Avete mai letto una definizione del web e dei social network più convincente di questa? Piuttosto calzante, è vero. È stata scritta da Mark Twain. La cosa più sorprendente è che questo racconto, intitolato From the ‘London Times’ of 1904, è stato pubblicato nel 1898. Settant’anni in anticipo rispetto alla prima rete di computer. Basti pensare che quando questa storia arrivò al pubblico, in molti non avevano ancora mai sentito nemmeno squillare un telefono in vita loro.

Twain non è stato l’unico scrittore ad aver accidentalmente parlato di internet prima di internet. La narrativa di fantascienza è costellata di esempi di autori che hanno sbirciato nel futuro per mettere su carta alcuni aspetti dell’invenzione che più di ogni altra ha rivoluzionato la comunicazione umana. Dagli insospettabili come l’autore di Le avventure di Huckleberry Finn (Einaudi, 1949), fino ai maestri del genere come Isaac Asimov e ai visionari come William Gibson. Ecco le loro idee di come la comunicazione digitale avrebbe messo in contatto il mondo.

Mark Twain, internet e i social network

“Di tanto in tanto lo sentivo dire: ‘Dammi Tokyo’, successivo, ‘Dammi Hong Kong’, poi, ‘Dammi Melbourne’. Io continuavo a fumare e leggevo, mentre lui vagava per il remoto mondo sotterraneo, dove il sole splendeva nel cielo e le persone erano al lavoro quotidiano. A volte mi interessava il discorso che proveniva da quelle regioni lontane attraverso il microfono, e ascoltavo…” (da From the ‘London Times’ of 1904)

Mark Twain è conosciuto per le avventure dei suoi giovani protagonisti come Huckleberry Finn e Tom Sawyer, ma si concesse anche qualche interessante incursione nella fantascienza. Lui stesso era un appassionato di tecnologia, pare addirittura che sia stato uno dei primi nel suo quartiere ad acquistare un telefono. Lo affascinava l’idea di potersi mettere in contatto in tempi brevissimi con altre persone. E sviluppò proprio quest’idea nel racconto From the ‘London Times’ of 1904. Tra le sue pagine si legge di un’invenzione che ha rivoluzionato il mondo, il “telectrophonoscope”, un dispositivo che prende ispirazione dal telefono ma ne amplifica enormemente le funzioni, immaginando una vera e propria rete di apparecchi che anticipa internet. Il telectrophonoscope è infatti in grado di connettersi al sistema telefonico mondiale e di rendere visibile e udibile ogni avvenimento del pianeta grazie al supporto di utenti internazionali chiamati “testimoni”.

Addirittura Twain arrivò a scrivere che “le faccende quotidiane del globo erano visibili a tutti”, in pratica aveva predetto i social media nel 1898. E alla fine il suo protagonista si trova a far fronte persino a una quanto mai attuale dipendenza dallo strumento, che lo cattura per giorni interi davanti al suo ammaliante schermo.

Isaac Asimov e le videochiamate

“Non è proprio la stessa cosa. Ora mi vedi ma non puoi toccarmi, non puoi sentire il mio odore, o niente del genere. Forse pensi di poterlo fare perché mi vedi di fronte a te. Ma proprio adesso mi trovo almeno duecento miglia lontano da te. Come può essere la stessa cosa? [...] Non stai vedendo me, stai vedendo la mia immagine.” (da Il sole nudo, 1957, Arnoldo Mondadori Editore)

Nel gran numero di predizioni che Asimov ha azzeccato durante la sua lunga e visionaria carriera di scrittore, c’è anche quella de Il sole nudo, un romanzo del 1956. La prima rete di computer in ambiente militare, ARPANET, sarebbe stata collaudata una decina di anni più tardi e comunque si sarebbe trattato di una tecnologia primitiva, molto lontana da quella raccontata da Asimov.

Nel suo romanzo lo scrittore immagina un pianeta, Solaria, dove il numero di robot supera di gran lunga quello degli esseri umani. Questi ultimi sono totalmente disabituati al contatto fisico, e vivono perlopiù confinati nelle loro dimore, connessi a un’enorme rete di comunicazione grazie alla quale riescono a mantenersi aggiornati sul mondo esterno. Inoltre, e qui arriva la straordinaria predizione di Asimov, comunicano con gli altri solo attraverso degli ologrammi, sfruttando una tecnologia in tutto e per tutto simile a quella dei nostri software di video conferenza. Il libro ragiona proprio sul difficile rapporto tra reale e virtuale, ben prima che quest'ultimo termine apparisse ufficialmente sul dizionario. In sostanza Asimov ha inventato Skype con cinquant’anni di anticipo.

William Gibson e il World Wide Web

“Cyberspazio: un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici. Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città. che si allontanano” (da “Neuromante”, Editrice Nord, 1993)

All’inizio degli anni ‘80 il web era ancora una fantasia per pochi. Nel 1984 erano circa un migliaio i computer collegati alla rete e si faceva timidamente strada per la prima volta il termine “internet”. Nello stesso anno esordì un romanzo cult destinato non solo ad anticipare il modo in cui sarebbe diventata la rete di lì a pochissimo tempo, uno strumento necessario nella vita di tutti i giorni per l’uomo comune, ma perfino a influenzarne la terminologia, inventando di fatto termini come “cyberspazio”. Parliamo ovviamente di Neuromante, il romanzo di William Gibson. È la storia di Case, quello che oggi definiremmo un hacker, all’epoca una figura del tutto nuova: un “ladro” digitale, capace di infiltrarsi segretamente in spazi web confinati, nascosti. Molte delle attività degli esseri umani si sono ormai trasferite nel cyberspazio, un luogo virtuale a metà tra l'internet che conosciamo oggi e un vero e proprio mondo persistente, denso di ipertesti che mettono in comunicazione diretta tutto il globo.

All'uscita del romanzo mancavano ancora cinque anni prima che Tim Berners-Lee, quello che è riconosciuto universalmente come il papà del World Wide Web (il “www” che digitiamo prima di ogni indirizzo internet) presentasse al mondo il suo progetto: un’unica rete universale che unisse milioni di computer attraverso dei collegamenti ipertestuali, dei link. Fu solo nel 1991 che Berners-Lee pubblicò il primo sito web, quello del CERN. Nel 1984, però, Gibson aveva già connesso il mondo intero.

Credits

Cover: Mark Twain by AF Bradley, A.F. Bradley. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia; Isaac Asimov , distributed under Public Domain on Jenikirbyhistory

Immagine interna 1: Mark Twain seated, autore sconosciuto. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 2: Isaac Asimov , distributed under Public Domain on Picryl

Immagine interna 3: Hacking the Gibson in Wagamamas, David Alliet. Distributed under the Creative Commons Attribution 2.0 Generic license via Wikimedia

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