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Franco Cerri, il jazz italiano suonato in punta di piedi

09 febbraio 2019
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Non è facile incontrare, nella grande varietà del jazz europeo, un musicista che ne abbia attraversato con originalità l’intero sviluppo, racchiudendone in modo significativo molti passaggi espressivi. Franco Cerri è una di queste figure eccezionali.

Chitarrista, nato a Milano nel 1926, Cerri si è dedicato al suo strumento con l’ostinazione dell’autodidatta di talento fin da ragazzino e ha conosciuto l’inaspettata occasione della sua vita proprio alla fine della guerra: nel cortile di una casa popolare, dove la sera della Liberazione si celebrava la pace ballando, incontra il famoso caporchestra Gorni Kramer, che lo chiama a suonare con lui.

Grazie a Kramer, il chitarrista entra in contatto con molte delle figure più popolari della canzone italiana del periodo, da Natalino Otto al Quartetto Cetra. È solo l’inizio di un percorso che porta questo ragazzo schivo e gentile, di origini umili e dalla naturale eleganza, al fianco dei maggiori musicisti dell’epoca.

Già nel 1949 è chiamato ad accompagnare Django Reinhardt e Stéphane Grappelli; nel decennio successivo sarà con Chet Baker, Gerry Mulligan, Lee Konitz, Michel Legrand. Con il suo secondo strumento, il contrabbasso, affianca perfino Billie Holiday. Gli anni Cinquanta sono quelli della definitiva affermazione come strumentista di vaglia, grazie anche al trombettista svizzero Franco Ambrosetti che lo introduce nell’ambiente internazionale.

Nel 1966 Franco Cerri torna ad affiancare uno dei mostri sacri con cui si era esibito negli anni Quaranta, Stéphane Grappelli.

Ma è il decennio successivo che gli permette di farsi conoscere da un pubblico più vasto; benché la scena jazzistica italiana sia ancora estremamente ridotta e poco riconosciuta, incide a proprio nome dischi importanti, guida gruppi propri, partecipa alla scena del “nuovo cabaret” milanese (quello di Jannacci, Gaber, Cochi e Renato) e soprattutto diventa un beniamino della televisione.

Franco Cerri in televisione, con il suo umorismo stralunato, al fianco di Paola Pitagora; è il 1968, il chitarrista suona Azzurro e il proprio Leggenda, dedicato ad alcuni campioni dello sport

Diverse sono le trasmissioni di cui è il presentatore affabile, timido e un po’ surreale, nelle quali miscela con eleganza la musica leggera al jazz più orecchiabile. Che è poi quello al quale si sente più affine: il primato della melodia e del “song” all’americana sarà sempre al centro dei suoi interessi, tanto che abbraccia con trasporto l’esplosione della bossa nova e più in generale dei ritmi latinoamericani.

Ma questo non deve far dimenticare la sapienza con cui Cerri ha sempre trattato il bebop più nervoso e spiritato, o l’apertura mentale che gli ha permesso di inserire nella propria musica elementi delle tendenze più contemporanee; non a caso lo citano come un maestro musicisti anche inaspettati, come il celebre chitarrista americano George Benson. Dai primi anni Settanta Cerri suona sempre più spesso con il giovanissimo figlio Stefano, bassista elettrico di vaglia, destinato purtroppo ad andarsene anzitempo, nel 2000, per un tumore.

Franco, Marion e i due figli Stefano e Nicola: Blues dei Framasteni è dedicato da Cerri alla propria famiglia. In questa verisone del 1964 si ascoltano anche il pianista Enrico Intra e il trombonista Dino Piana.

Cerri dagli anni Ottanta si avvicina sempre più alla didattica (lui, che non ha mai seguito corsi regolari di musica: ma proprio per questo sa insegnare a tanti allievi un approccio pragmatico ed emozionale al jazz); parteciperà lungamente all’importante esperienza dei Civici Corsi di Musica di Milano, in seno ai quali riprende una fortunata collaborazione (in piccoli gruppi ridotti fino al puro duetto) con il pianista Enrico Intra.

2007: alla Casa del Jazz di Roma, Cerri prova e poi esegue in pubblico Corcovado di Jobim con Enrico Intra, Marco Vaggi e Tony Arco

Anche nel nuovo millennio Cerri continua le sue numerose attività, confortato dalla simpatia di un pubblico sempre più vasto; celebra i suoi ottant’anni al prestigioso Teatro degli Arcimboldi; dieci anni dopo, sempre nella sua Milano, la festa per i novant’anni al Teatro dal Verme vede fare la coda non solo migliaia di appassionati, ma anche molte personalità del mondo della musica e dello spettacolo che vogliono condividere almeno qualche minuto con lui. L’appuntamento e l’augurio, per quest’uomo sempre primaverile, è per la torta dei cent’anni.

Al Blue Note di Milano, nel 2015, Cerri suona Take The A Train con il suo quartetto: Alessandro Usai alla chitarra, Alberto Gurrisi all’organo, Roberto Paglieri alla batteria.

In Cover, Franco Cerri. Via Pagina Facebook @spazioteatro89

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