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Come prendersi cura dei vinili

02 febbraio 2017

Come prendersi cura dei vinili per mantenere la tua collezione nelle migliori condizioni possibili? Innanzitutto bisogna preservarli dall’umidità ed evitare che siano esposti a sbalzi di temperatura eccessivi, a fonti di calore e a fonti di luce troppo intense. Non vanno sistemati in pila uno sopra l’altro (così facendo, si deformano), ma riposti verticalmente in scaffali di libreria. La copertina va protetta con una busta di plastica: in commercio ne esistono di vari tipi, la scelta è una questione di preferenza personale.

L’elettricità statica e la polvere sono le nemiche mortali dei solchi. Per combatterle il primo accorgimento è usare buste interne antistatiche. Le buste usate per contenere i dischi solitamente sono di carta, e di qualità piuttosto bassa: meglio affidarsi a buste in polietilene antistatico, reperibili senza troppi problemi. Per togliere la polvere dal disco, ci sono varie possibilità: spazzole con superficie in velluto antistatico, panni antistatici, rulli pulisci vinile (il Nagaoka Rolling Cleaner è il più famoso, ma è anche piuttosto costoso).

Di primaria importanza, infatti, mantenere il buono stato della propria collezione. Il mercato dei collezionisti prevede addirittura una scala di classificazione dello stato di conservazione di un disco divisa in gradi: Mint (abbreviato in M), Near Mint (NM o M-), Very Good Plus (VG+), Very Good (VG), Good e Good Plus (G, G+), Fair (F) e Poor (P). Per Mint si intende un disco in condizioni perfette: possibilmente ancora sigillato, ma comunque intonso e con una copertina immacolata.

Sul mercato dell’usato, è difficile che esista davvero qualcosa del genere. Comunque, la valutazione, infatti non è poi così scientifica perché si basa fondamentalmente sulla presenza di segni di usura e graffi sul disco (e di pieghe, macchie o altre anomalie sulla copertina): più sono evidenti e più in basso si scende nella graduatoria.

In caso di dischi particolarmente sporchi perché mal conservati, può essere necessario procedere al lavaggio. L’argomento è spinoso: in commercio esistono kit appositi come Knosti Antistat, Okki Nokki, Pro-Ject VC-S, ma fra gli appassionati sono noti vari metodi fai da te che prevedono l’uso di detergenti di uso comune, alcool e acqua distillata.

Si tratta di soluzioni empiriche, quindi è meglio sperimentarle con cautela, magari facendo un tentativo su un disco di scarso interesse prima di rischiare danneggiare un vinile inseguito a lungo sbagliando la “miscela magica” consigliata da un audiofilo.

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