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Greta Van Fleet, il volto giovane del rock che dovresti conoscere

29 gennaio 2020
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Chiedete a un post-millennial se sa chi è Rogers Waters o a quale band apparteneva Robert Plant. È molto probabile che non sappia rispondere. Poi chiedetegli chi sono i Greta Van Fleet e saprà quasi di sicuro di chi stiamo parlando. I fratelli Josh, Jake e Sam Kiszka e il batterista di questa neonata rock band, Danny Wagner, hanno appena 20 anni, proprio come la maggior parte dei fan che hanno assicurato il sold out alla prima tappa italiana del loro tour all’Alcatraz di Milano. I quattro giovani statunitensi arrivano da una cittadina di 5mila abitanti del Michigan e sembra siano riusciti a riportare il rock’n’roll nei gusti musicali degli under 30.

A chi li ha intervistati i Greta Van Fleet hanno ammesso di aver iniziato a suonare quasi per gioco. La musica per i tre fratelli è una passione di famiglia, dato che il padre è un bluesman. Nessuno dei membri del gruppo aveva però alle spalle una famiglia con i contatti giusti, ma questo non ha impedito al produttore Al Sutton di scoprirli e far loro firmare un contratto con la Republic Records, etichetta di artisti affermati come Lorde e Post Malone. Il loro esordio inizialmente spacca in due la critica, tra chi li accusa di essere la copia carbone dei Led Zeppelin e chi li apprezza proprio per questa somiglianza. Ma in pochi negano il loro talento, subito riconosciuto e amato dal pubblico. Il vero successo e la visibilità sono arrivati con il posizionamento di Highway Tune, primo singolo della band uscito nel 2017 in vetta per quattro settimane consecutive nella classifica di Billboard Mainstream Rock in America, fino alla vittoria ai Grammy Awards 2019, quando l'EP "From the Fires" è stato nominato miglior album rock. Un successo preparato anche dal posizionamento di "Anthem of the Peaceful Army" in vetta alla classifica Billboard Rock Album nella prima settimana dopo la sua pubblicazione, avvenuta il 19 ottobre 2018.

Foto di Jim Summaria ©

L’apprezzamento del pubblico non è certo dovuto al loro look – secondo Rolling Stone i Greta Van Fleet si vestono “come degli hippie appena usciti da una festa di Halloween” –  o al loro aspetto, caratterizzato semplicemente da un viso “pulito” e i capelli lunghi. Questa band sa solo suonare e cantare rock con un occhio di riguardo per la sua storia, senza le scenografie pirotecniche di altri gruppi e trucchi. Sempre che non si voglia considerare un trucco l'avere una voce molto simile, per estensione e potenzialità, a quella del frontman dei Led Zeppelin Robert Plant. I fratelli Kiszka hanno avuto un’idea vincente: far uscire il rock’n’roll dal regno dei vinili e degli appassionati per farlo tornare a essere un genere da esibizione live. Sul palco i quattro ragazzi statunitensi portano chitarra, basso, batteria e un mellotron, strumento musicale reso celebre da Paul McCartney in Strawberry Fields Forever e diventato centrale negli anni Settanta per creare i tessuti sinfonici del progressive rock. I Greta Van Fleet la musica l'hanno anche ascoltata, prima di comporla con un sound molto tradizionale e i suoi influssi di blues e bluegrass che caratterizzano il rock delle origini. E se, come scrisse il musicologo Michael Ventura nel suo saggio Hear that Long Snake Moan, le vere rock star sono quelle che si lasciano andare al rito della possessione dionisiaca, il gruppo sta andando nella direzione giusta, lasciandosi “possedere” musicalmente dai grandi che li hanno preceduti.

Ora la domanda è se il rock finirà per riappropriarsi del proprio spirito radicale per tornare a immaginare una sua evoluzione o se ci troviamo di fronte a un fuoco di paglia. Il senso dell’operazione Greta Van Fleet è avvicinare al rock una generazione che non lo ascoltava più. L'obiettivo è già stato raggiunto, ma resta da capire se la band avrà la forza propulsiva per trainare altri gruppi nella rinascita di questo genere.

Foto dall'archivio Parlophone Music Sweden ©

I loro testi sono sintonizzati di sicuro con il presente. Da un lato c’è il tema disimpegnato dell’amore, trasfigurato in un sentimento da vivere con grande passionalità, purezza e carica vitale. Ne sono un esempio brani come Highway Tune, You’re the One , Safari Song o Flower Power. Poi c’è il tema della musica come messaggio di pace e di unione – caro al vecchio rock’n’roll – che riecheggia nei testi di Anthem, The New Day e non manca la denuncia sociale a un società insensibile al bene comune e all’ambiente nel singolo Black Smoke Rising o in Edge of Darkness. Anche grazie ai loro testi, ma non solo, i Greta Van Fleet finora hanno stimolato l’anima rock di un pubblico vecchio e nuovo, tra affezionati del genere e nuovi appassionati. Il loro segreto è stato probabilmente quello di aver guardato al passato con rispetto, dimostrando allo stesso tempo che il suo parlare  di libertà e lotta contro le barriere mentali e culturali è attuale quanto lo era nel periodo d’oro del rock. Basta pensare all'album cult dei Pink Floyd The Wall, che il 30 novembre 2019 ha compiuto i suoi primi quarant’anni. Il testamento della band britannica che ha dato vita al rock progressive parla di barriere: quelle tra i musicisti e il loro pubblico, quelle tra gli studenti e gli educatori loro modelli, quelle che nascono dalle guerre e dalle scelte politiche che emarginano idee e persone. Il disco di The Wall è uscito il 30 novembre 1979 e da allora ha venduto milioni di copie in Italia (oltre ad essere stato l’album più venduto in America nel 1980), senza mai conoscere il suo tramonto. Negli anni Ottanta in Sudafrica Another brick in the wall era l'inno anti-apartheid. Nella Germania divisa tra Est e Ovest il pezzo è diventato la colonna sonora della caduta del Muro di Berlino. Ancora nel 2020, con vecchie e nuove barriere da abbattere, la metafora del muro è ancora attuale e il rock del passato ha ancora molto da dire, tanto che Roger Waters ha promesso di tornare live un’ultima volta con The Wall quando vedremo scomparire i muri della Palestina.

Anche per questo il rock'n'roll sembra non essere mai morto. L'unica cosa che è cambiata, grazie ai Greta Van Fleet, è che ora anche le nuove generazioni hanno chi ha saputo spiegarglielo in musica, con un linguaggio loro più vicino.

Articolo di Sofia Rossi

Foto in copertina di Stefan Brending ©

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