Letture
6 minuti
Musica
Musica

40 anni Walkman. Come questo magico dispositivo ha cambiato la nostra vita.

23 settembre 2019
autore:

Negli anni Settanta l’idea di potersi portare in giro la propria musica e ascoltarla comodamente con il solo ausilio di un paio di cuffie era fantascientifica, persino nel già tecnologico Giappone. Stando alle voci che arrivano del Paese del Sol Levante, la prima idea del Walkman venne a uno dei co-fondatori della Sony, un grande appassionato d’opera.

Fu lui a sollecitare la creazione di un prototipo, desideroso di ascoltare l’amato Verdi durante il suo prossimo viaggio transoceanici. Il primo pseudo-Walkman venne così assemblato in fretta e furia, cambiando i connotati al famoso Pressman, un registratore familiare ai giornalisti di tutto il mondo fondamentale per le interviste.

Per creare il primo prototipo di lettore musicale portatile, quelli della Sony non fecero altro che prendere un Pressman, rimuovere il dispositivo interno di registrazione e aggiungere un set di cuffie. Ora il dirigente aveva finalmente uno strumento per ascoltare l’opera anche in alta quota, almeno in teoria. Il co-fondatore dell’azienda, infatti, non poté collaudare il nuovo manufatto durante quel lunghissimo volo: secondo alcuni, le batterie non durarono abbastanza e si scaricarono subito. Altre fonti raccontano invece che gli ingeneri, nella fretta di consegnare in tempo il prototipo, non si accorsero di aver confuso le cassette dell’opera con quelle “vergini”, su cui non era stato registrato nulla.

Il co-fondatore della Sony, durante quella tratta intercontinentale, ascoltò al massimo qualche compagno di viaggio che russava e le hostess che gli ricordavano di allacciare la cintura, ma si trattò solo di un incidente di percorso: il frutto della sua intuizione non venne accantonato dopo quel primo sfortunato tentativo. Quella macchinetta munita di cuffie ci avrebbe fatto camminare ballando per molti decenni a seguire.

La portata rivoluzionaria che avrebbe avuto la messa in commercio del Walkman era d’altronde ben chiara ai suoi inventori. Lo slogan di lancio era roboante ma, col senno di poi, sicuramente azzeccato: “Diventerà la colonna sonora della vostra vita”. Non ci volle molto a capire che quella previsione non era troppo ottimistica. La “musica portatile” e personalizzata del Walkman iniziò a sostituire sempre più frequentemente l’ascolto collettivo attraverso il vinile, facendo riprendere alla grande la Sony da un fiasco inaspettato: quello del Betamax.

Quattro anni prima della messa in commercio del Walkman, l’azienda nipponica infatti aveva puntato molto su quest’altra tecnologia. Il sistema di videoregistrazione a nastro magnetico doveva rivoluzionare la fruizione dei contenuti audiovisivi così come il Walkman rivoluzionò poi la musica, eppure il Betamax fallì, soppiantato subito dalle videocassette. Il concorrente del VHS aveva effettivamente vantaggi qualitativi e riuscì a costruirsi una nicchia di appassionati, ma costava troppo e aveva nastri che duravano pochissimo rispetto alle videocassette. Il fallimento del Betamax costrinse la Sony a lavorare subito a una contromossa per rimanere a galla e in qualche modo accelerò la rivoluzione del Walkman. Fossero andate diversamente le cose probabilmente non avremmo avuto l’attrezzo che ci ha permesso per la prima volta di “camminare ballando”, almeno non come lo conosciamo oggi. Forse sarebbe stato il lettore di Andreas Pavel a cambiare il nostro modo di ascoltare la musica e Pavel oggi sarebbe maggiormente ricordato, anche se almeno economicamente è stato risarcito di quella grande delusione.

Andreas Pavel è stato infatti l’inventore di un primo proto-Walkman, ma non trovò nessuno pronto capire il potenziale della sua intuizione in tempo, né in America né in Europa. Pavel era uno dei primi registi di videoclip e assemblò quel suo prodigio tecnologico tra New York e Milano. Presentò quello strambo prototipo a tanti importanti marchi, ma gli unici a dimostrare interesse concreto furono gli italiani di Brionvega. Il Walkman mezzo italiano era ormai pronto a uscire e il suo brevetto era stato depositato in Germania quando successe qualcosa che né Pavel né nessun altro aveva messo in conto: qualcuno con molti più soldi aveva avuto la stessa idea e si apprestava a raccoglierne gli strabilianti risultati. Pavel si vide riconoscere parte del merito nell’invenzione dell’hi-fi portatile solo dopo una lunga battaglia legale con Sony, che comunque alla fine gli garantì parte dei diritti. E’ a causa di questa battaglia legale se i primissimi Walkman messi in commercio avevano due caratteristiche presto scomparse: per non renderlo identico a quello di Pavel, la Sony decise infatti di togliere al suo mangia-cassette la doppia uscita per le cuffie e il microfono, per riuscire a parlare anche con l’altra persona che aveva le cuffie. Si trattava di aspetti sicuramente utili ma che avrebbero forse tolto poesia all’utilizzo condiviso, che si trasformava in un’esperienza intima quando si ascoltava lo stesso pezzo ognuno con una propria cuffia.

E’ quello che facevano anche la giovanissima Sophie Marceau e il suo fidanzatino nell’immortale scena del cult Il Tempo delle Mele, uno dei primi film in cui compariva il Walkman. I due ragazzi usavano l’apparecchio, uscito solo una manciata di mesi prima, per isolarsi dal frastuono di una festa inevitabilmente rumorosa. Il Walkman dava questa inedita possibilità: costruirsi una propria “bolla sonora” da condividere, nel caso, solo con un’altra persona accuratamente scelta.

Un’opportunità che per alcuni poteva essere vista anche come una minaccia: nel 1984 il sociologo giapponese Shuhei Hosokawa metteva in guardia da quello che chiamava il “Walkman Effect”. Nella sua omonima ricerca, il professor Hosokawa evidenziava che certi dispositivi avevano cambiato il paesaggio urbano, creando eserciti di persone estraniate dall’ambiente circostante e concentrate unicamente su se stesse. Hosokawa non poteva immaginarlo ma il Walkman Effect ha avuto una vita più lunga anche dell’aggeggio da cui prende il nome: nell’era dello smartphone tutti sperimentano lo straniante effetto ogni volta che si sale su un tram o un autobus.

La nascita del Walkman Effect ci dice che il Walkman venne visto con curiosità ma un po’ anche con paura: sembrava un oggetto venuto da un altro pianeta ed effettivamente c’era qualcosa di fantascientifico già nel suo aspetto: il primo Walkman che riportava la sigla Tps-L2, era blu metallizzato per richiamare il colore delle tasche di quei blue jeans alla moda che avrebbero ospitato il nuovo lettore Sony. Corpo blu metallizzato e striscia argento su un design essenziale e minimale, qualcosa di inedito per chi si apprestava a entrare nei vivaci ed eccessivi anni Ottanta.

Era qualcosa di così avveniristico che si fece fatica anche a trovare il nome più adatto per chiamarlo: il Walkman infatti non venne conosciuto subito in tutto il mondo con il suo perfetto appellativo. Il mangiacassette arrivò inizialmente in Nord America con il meno incisivo nome di Soundabout, un nome generico che non chiariva al consumatore perché quel prodotto fosse tanto speciale. Peggio andò agli inglesi cui venne propinato il discutibile Stowaway, passeggero clandestino. Il nome doveva alludere alla estrema portabilità dell’oggetto, ma il termine faceva venire in mentea un qualsiasi abitante del Regno Unito gli immigrati nascosti nelle stive o attaccati sotto i tir. La Sony si rese in fretta conto che queste soluzioni alternative non erano vincenti e si affrettò a chiudere la questione: il Walkman si sarebbe chiamato Walkman a qualunque latitudine, senza per questo perdere quell’allure futuristico che ne fece la sua fortuna.

Non è un caso che un’altra apparizione cinematografica indimenticabile del Walkman sia stata il cameo in Ritorno al Futuro. Il TPS-L2 è infatti protagonista di una sequenza chiave del film, quella in cui il protagonista Marty McFly, bloccato nel 1955, convince suo padre a uscire con la futura signora McFly, sparandogli nelle cuffie un’audiocassetta con un assolo di Eddie Van Halen accompagnato dalla minaccia di “vaporizzarlo”.

Il successo del Walkman andò di pari passo con quello delle audiocassette che venivano inserite nel lettore. La cassetta-mania non si è mai esaurita del tutto e ancora oggi sopravvive come supporto preferito all’interno di tante scene musicali underground. Spesso, per ascoltare le cassette si usa ancora il Walkman, in una delle sue mille varianti uscite negli anni: ad oggi esistono più di 100 modelli diversi e alcuni dei più recenti non sono neanche prodotti dalla Sony: si va dal modello a energia solare a quello waterproof da portare in acqua, senza dimenticare il non utilissimo lettore musicale munito di telecomando.

L’eredità del Walkman però va oltre le sue bizzarre rielaborazioni moderne: il Walkman ha cambiato la maniera di fruire la musica in modo irreversibile, ha mostrato a milioni di persone una nuova maniera di vivere la propria passione e la propria vita. L’idea di potersi portare “in giro” i propri brani preferiti e l’idea di un consumo “individualizzato” è nata con il dispositivo Sony: senza il Walkman probabilmente non avremmo mai conosciuto neanche i servizi di streaming, che si basano sullo stesso concetto di avere quello che si vuole a portata di mano. “Diventerà la colonna sonora della vostra vita”, recitava quel coraggioso slogan di lancio e quarant’anni dopo suona addirittura riduttivo. Il Walkman non è stato solo la colonna sonora di tante vite: è diventato esso stesso parte integrante di quelle esistenze.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse