4 febbraio 2026
Messaggi chiave
Un rally eccessivo
Ai massimi della scorsa settimana, il prezzo dell’oro era in rialzo del +28% da inizio anno, il platino a +35% e l’argento addirittura a +65%. Dall’inizio del 2025, l’oro è più che raddoppiato, mentre il platino è triplicato e l’argento quadruplicato.
Oltreché dai tagli dei tassi della Fed e da un dollaro USA più debole, i prezzi sono stati sostenuti da una forte domanda di acquisto da parte di investitori privati per questi beni rifugio, in un contesto geopolitico molto incerto. A questo si aggiungono gli acquisti di riserve auree da parte delle banche centrali e un’offerta relativamente limitata, soprattutto per argento e platino.
Dall’inizio dell’anno, la corsa verso gli investimenti rifugio è stata sostenuta da molteplici fattori: i) intervento militare USA in Venezuela; ii) tentativo di Trump di annettere la Groenlandia e il conseguente deterioramento dei rapporti con NATO ed Europa; iii) iv) minaccia di ulteriori dazi; v) aumento delle tensioni con l’Iran e questioni interne USA legate all’immigrazione (ICE) e infine da timori di un nuovo shutdown del governo e preoccupazioni sull’indipendenza della Fed.
Dopo la forte correzione recente stanno emergendo nuove opportunità di acquisto
Dopo che una speculazione eccessiva aveva spinto il rally di gennaio eccessivamente (con l’oro a 5.600 $ l’oncia e l’argento a 120$ l’oncia, ben sopra i nostri target di USD 5.000 e USD 80), è seguita una brusca correzione. Il principale fattore scatenante è stata la nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed. Poiché Warsh è percepito come più “falco” (restrittivo) rispetto a Jerome Powell e intende ridurre il bilancio della Fed, i timori sull’indipendenza della banca centrale si sono attenuati e il dollaro si è rafforzato. Questo ha spinto gli investitori, orientati ai beni rifugio, a prendere profitto sui metalli preziosi. Inoltre, le tensioni geopolitiche si sono leggermente ridotte negli ultimi giorni: l’Iran sta negoziando con gli USA per evitare un’azione militare e gli USA hanno già parzialmente revocato le sanzioni sulle esportazioni di petrolio del Venezuela.
Trend rialzista di lungo periodo ancora intatto
Riteniamo che le prospettive di domanda/offerta di lungo periodo per la maggior parte dei metalli preziosi continuino a indicare un trend rialzista.
La tendenza strutturale di diversificazione dal dollaro USA verso asset reali ha ancora spazio per proseguire, sia per le banche centrali sia per gli investitori, in un contesto di elevate incertezze geopolitiche e finanziarie (inflazione alta e debito pubblico).
L’interesse per i beni rifugio potrebbe tornare rapidamente in caso di: cambiamenti politici inattesi, minacce militari, eventuale annullamento dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema USA che potrebbe generare nuova incertezza politica e timori sui mercati riguardo al deficit fiscale USA.
Argento: più volatile, quindi più cautela
Siamo più cauti sulle prospettive dell’argento perché il recente rally è stato molto più marcato rispetto a quello registrato nel caso dell’oro, a causa della speculazione diffusa in un mercato con offerta limitata.
Nonostante la recente correzione, il prezzo dell’argento è ancora più alto rispetto all’inizio del 2026 ed è tre volte superiore rispetto all’inizio del 2025.
Questo potrebbe portare a: riduzione della domanda e sostituzione nei mercati fisici (ad es. applicazioni industriali ed elettroniche).
Per quanto la domanda legata al solare sia in calo, riteniamo siano più importanti i fattori legati alla solidità e la sostenibilità dell’ investimento e della domanda di argento proveniente dagli ETF.
Tuttavia, l’argento non beneficia dello stesso livello di supporto dagli acquisti delle banche centrali rispetto all’oro. Per questo, dopo il rally dello scorso anno, manteniamo una visione Neutrale nel breve termine.
Rame e metalli industriali
Il trend rialzista nei metalli industriali ha accelerato a gennaio, con rame, alluminio, zinco e nichel in rialzo di oltre il 10% e alcuni metalli di nicchia legati alla tecnologia e all’energia che hanno registrato rialzo ancora maggiori: uranio +20%, stagno e litio +40%
I prezzi sono sostenuti dalla crescente domanda legata a transizione energetica, infrastrutture, e tecnologia. Il tutto accentuato da: interruzioni dell’offerta, accumulo di scorte e maggiore interesse degli investitori.
Parte delle interruzioni dell’offerta, l’accumulo di scorte e la speculazione dovrebbero essere fattori temporanei (ad esempio la miniera di rame Grasberg potrebbe tornare alla piena produzione entro pochi mesi). Restiamo perciò positivi sui metalli industriali nei prossimi anni, grazie a una crescita strutturalmente elevata della domanda legata alla transizione energetica e alle infrastrutture, unita ad un’espansione limitata dell’offerta. Pertanto, eventuali ulteriori correzioni di prezzo nel breve termine potrebbero offrire punti di ingresso interessanti.
Siamo a tua completa disposizione per supportarti con una consulenza personalizzata.