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I 5 passaggi per costruire una piccola Impresa di successo

21 ottobre 2019
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In un film di Elio Petri del 1963, Il Maestro di Vigevano, il protagonista decide a un certo punto di aprire una piccola impresa con la moglie e il cognato. Viene però presto estromesso dai suoi soci, con cui ha aperto una fabbrica di scarpe, a causa del suo atteggiamento e degli errori che provoca il suo modo di fare. Costruire una piccola realtà non è facile e spesso si rischia di fare degli sbagli, sottovalutando la portata dell’impegno come nel caso dell’insegnante interpretato da Alberto Sordi.

La nascita e lo sviluppo delle piccole imprese è d’altra parte un terreno eterogeneo e bisogna essere preparati a fronteggiare ciò che potrebbe accadere. La buona notizia è che quasi sempre ci si ritrova a dover affrontare problemi simili, a cui è facile trovare soluzioni comuni: l'azienda avrà abbastanza clienti? Sarà in grado di soddisfarli? Varrà la pena investire nello sviluppo o conviene accontentarsi della stabilità economica? Sono solo alcuni dei quesiti a cui l’imprenditore deve trovare risposta. Per questo è utile avere una linea guida che ci dica come superare alcuni di questi ostacoli. Si possono evidenziare per comodità cinque passaggi chiave per creare una piccola realtà di successo, a prescindere da quale sia il prodotto o il servizio che si propone al cliente.

Il primo passo è sicuramente farsi delle domande. Prima di avviare la propria attività, è importante capire se esista già una possibile clientela interessata a ciò che si offre. Una volta appurato che esiste un cliente potenziale, l’imprenditore deve avere il coraggio di domandare a se stesso se abbia le risorse e le competenze per proporre un servizio all’altezza delle richieste. Nel film Chef il protagonista, un cuoco stellato caduto in disgrazia, sa di avere le qualità per potersi rimettere in gioco con un “ristorante itinerante” su ruote e inizia un business in cui è conscio di avere un buon margine di successo. Un errore comune è quello di rendersi conto delle proprie mancanze solo “in corsa”, condannando di fatto l’attività a una fine prematura e ingloriosa. Le attività che riescono a sopravvivere e che non chiudono una volta sperperato il capitale iniziale, devono stare comunque attente a non inciampare nelle trappole che nasconde il secondo passaggio.

Il secondo passaggio è quello di garantirsi la “sopravvivenza”. Anche avere una clientela potenziale e sufficienti competenze non basta perché questo accada automaticamente. Guadagnare non basta: è necessario che le entrate superino le uscite, scongiurando il pericolo che il business diventi in perdita. Non tutte le imprese in difficoltà in questa fase sono facili da riconoscere: a volte da fuori sembrano spesso attività di successo. Anche il locale sempre pieno rischia però di ritrovarsi in panne, soprattutto se per garantirsi l’approvazione dei clienti sfora sistematicamente il budget. In particolare nel breve termine, è facile per l’imprenditore farsi ingannare da un iniziale boom causato dalla curiosità e da quello che in gergo si chiama “effetto traino” (tutti ci vanno quindi anche io per non sentirmi da meno). In certi momenti è necessario avere la lungimiranza di non farsi prendere da facili euforie e aspettare di vedere se ci sono i presupposti per approdare al terzo step.

Raggiunta una certa stabilità, la terza fase pone davanti a una scelta netta: come un giocatore di poker, l’imprenditore deve decidere se scommettere forte sulle carte che ha in mano o accontentarsi di restare a un livello sufficientemente redditizio e minimizzare i rischi.

Chi sceglie la prima opzione entra in quella fase che viene definita di “decollo”. Chi ha paura di volare molto spesso individua il momento del decollo come quello più difficile: è infatti quello in cui si sublima il terrore per i possibili rischi e si inizia ad avere dubbi sulla propria scelta (forse il vagone letto del treno non era così scomodo). Anche se si vuole volare alto con la propria impresa, bisogna superare una fisiologica paura del decollo, che pure in questo caso porta dubbi e ripensamenti ma di altro tipo. Il proprietario inizia in primo luogo a chiedersi quanto possa delegare la gestione della sua creazione ad altri: in questo momento si sente come un passeggero con la fobia dell’aereo quando si domanda se valga la pena affidarsi ciecamente alle abilità di un pilota.

Un’altra preoccupazione comune al viaggiatore e al piccolo imprenditore è sapere se ci si possa fidare del contesto. Il secondo si preoccupa di controllare se ha le coperture e le garanzie per non far precipitare il suo business. Il primo cerca di sapere in anticipo su internet se l’apparecchio che lo ospita abbia avuto mai piccoli problemi legati alla sicurezza: in entrambi i casi, quello che si cerca è la certezza che il decollo faccia da prologo a un grande viaggio.

Se tutto va come deve si raggiunge l’ultima cruciale fase, quella della gestione del successo faticosamente raggiunto. La società si può a quel punto considerare arrivata. Ha risorse finanziarie, clientela fidelizzata e talento manageriale, oltre ai vantaggi gestionali propri delle piccole realtà. Se riuscirà a preservare il suo spirito imprenditoriale, rimarrà una forza formidabile sul mercato. In caso contrario, si troverà a dover ripartire da una delle quattro caselle precedenti come in un gioco da tavolo.

La creazione di una piccola impresa di successo è un’operazione che può essere tentata da chiunque perché non pone limiti di età e di status sociale. Per fare in modo che questa aspirazione si trasformi in una solida realtà imprenditoriale è però fondamentale poter contare su un’idea forte, ben studiata e la cui realizzazione sia ben pianificata. Il futuro di un’attività, per quanto piccola, passa dall’avere ben chiara la strada da percorrere.

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