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Le donne dirigenti fanno fare meno errori ai loro colleghi maschi, dice una ricerca

14 novembre 2019
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“Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna”, diceva la scrittrice inglese Virginia Woolf. Questa frase si conferma vera nella nostra vita personale, politica e sociale: anzi, fortunatamente oggi ci sono sempre più donne che invertono la posizione e giocano in prima linea, con il sostegno alle spalle di un grande uomo. Inoltre, ci sono prove scientifiche che la rendono applicabile anche nel mondo del potere economico e finanziario, a oggi spesso inesplorato e quasi vergine dalla presenza femminile.

Un crescente numero di board e governi sta infatti spingendo per aumentare il numero delle donne al tavolo delle decisioni, e non è (solo) una questione di parità di diritti o di apparenti deviazioni femministe per rimediare a secolari gap sociali. Sono stati approfonditi studi nell’ambito finanziario, infatti, che indicano come le donne in posizioni di comando tendano a prendere – e fare prendere – scelte migliori nel campo di acquisizioni e investimenti, utilizzando metodi a basso rischio.

Non ci sono motivazioni chiare sul perché questo fenomeno avvenga. Una delle ragioni potrebbe risiedere nella capacità di gestione diversa e migliore del temperamento e degli impulsi emotivi. Le donne generalmente riescono ad avere un maggiore autocontrollo rispetto ai colleghi maschi, e questa loro caratteristica si ripercuote positivamente anche su chi le circonda, nel loro ambiente lavorativo. L’eccessiva “foga” in investimenti e rischiose imprese economiche degli uomini viene così “placata” dalla vicinanza di una donna, attenta a portare avanti un ragionamento più razionale, lucido e moderato. Certo, non si può e non si deve mai fare di tutta l’erba un fascio, ma la tendenza generale è proprio questa.

Il termine esatto per definire questa eccessiva spinta espansionistica tipicamente maschile è quello inglese “overconfidence”, che tradotto in italiano significa “eccessiva sicurezza in se stessi. Questa è una caratteristica che riguarda il grado di cognizione relativo alle proprie abilità e alla consapevolezza dei propri limiti. Un tratto che porta ad avere un’eccessiva fiducia nei propri mezzi e a una generale sopravvalutazione di sé, quella che nella pratica porta a sentirsi più bravi, competenti e capaci di chi ci circonda, e a comportarsi di conseguenza, predisponendo all’errore.

Certo, ci sono dei vantaggi: chi si sente migliore degli altri è tendenzialmente più sicuro di sé, ha una maggiore autostima e intraprendenza sia in ambito personale che pubblico e lavorativo, ed è in grado di risultare più forte, simpatico e carismatico agli occhi altrui.

Come è immaginabile, tuttavia, questo atteggiamento può avere svariati effetti indesiderati, sia nell’ambito delle scelte e dei rapporti quotidiani, che nel mondo del lavoro, dell’economia e della finanza. L’overconfidence è infatti ciò che porta e ha portato tanti imprenditori ai più rovinosi crolli finanziari e agli investimenti più sconsiderati.

Sopravvalutare le proprie capacità può ad esempio portare all'overshooting, ovvero a un eccessivo movimento del proprio portafogli di azioni: troppe operazioni finanziarie e aumenti razionalmente ingiustificati nella compravendita di titoli che portano a un eccesso di trattative commerciali che perdono di vista il rendimento reale.

Inserire una donna in un campo – quello economico-finanziario – così tradizionalmente dominato dalla figura del maschio alfa può garantire svariati effetti benefici. In primis, l’introduzione di nuovi punti di vista, che non possono che migliorare la qualità delle decisioni prese in una commissione. Uscendo dal pensiero unico spesso predefinito da un insieme di non-detti e comportamenti standardizzati, anche le situazioni più complesse riescono lentamente a trovare soluzioni: quando i nodi sono sciolti da mani diverse, ognuna portatrice di proprie specifiche caratteristiche, sono più facili da svolgere.

Le donne in ruoli di potere spesso sono anche più anticonformiste degli equivalenti maschili e meno legate a schemi prestabiliti. Ne parlavano già una decina d’anni fa in un articolo sul Journal of Economics gli studiosi Renée B. Adams e Daniel Ferreira. Nella loro analisi, i riercatori mostrano come dirigenti femminili abbiano un impatto significativo sugli stimoli decisionali e sui risultati aziendali. Analizzando un campione di ditte statunitensi, hanno mostrato come le responsabili donne mostrino maggiore partecipazione, interesse e coinvolgimento rispetto agli equivalenti maschili, impegnandosi dunque più a fondo nel cercare una risoluzione ai problemi, e proponendone di più efficaci ed efficienti, anche se magari meno comode e immediate. Altro fattore curioso emerso è il fatto che le ditte con maggiore parità di sessi nei posti di potere hanno anche un minore gap negli stipendi. Insomma, in conclusione, le “quote rosa” in un’azienda sono importanti a livello produttivo ed economico e contribuiscono a stimolare e migliorare le performance e la gestione dell’azienda.

Le donne manager si sentono poi più libere di esprimere le proprie convinzioni, anche quando sono in opposizione a status quo consolidati. Con una donna seduta al tavolo delle decisioni, la possibilità di “contestare” o mettere in discussione l’opinione dell’Ad è tendenzialmente più alta, così come la possibilità di spingerlo a considerare nuove e diverse soluzioni e strade da perseguire. Così facendo, si pone un piccolo ma importante freno alla “sindrome da overconfidence” che così facilmente e rapidamente mette in crisi gli uomini di potere e in cima a una scala gerarchica.

Per verificare, dando dignità scientifica, queste affermazioni, i professori di finanza Jie Chen, Woon Sau Leung, Wei Song e Marc Goergen dal 1998 al 2013 hanno raccolto dati su 1629 ditte americane. In questi anni, le donne sedute in posti di potere sono state in media il 10,4% mentre la percentuale di donne Ad registrata è stata ancora più bassa, solo il 2,9%.

Nonostante questi numeri sconfortanti, la presenza delle donne influenza in modo significativo l’eccesso di sicurezza dei colleghi maschi. Questo risultato è stato ottenuto considerando diversi valori: dimensione dell’azienda, la sua redditività, l’influenza, le opportunità di crescita, la corporate governance e le caratteristiche dell’Ad (età, durata del mandato, istruzione, background professionale ed esperienza).

Tra i dati emersi, anche il fatto che ci siano aziende in cui la tendenza alla mascolinità è più evidente: quelle farmaceutiche, quelle informatiche, legate a carbone e costruzioni sono alcuni esempi. In altre è meno preponderante, come nell’ambito delle telecomunicazioni e nelle strutture impegnate nel settore terziario. Un altro punto esaminato è quello delle differenze nelle performance a livello di contabilità e di titoli. In questo caso sono state considerate – sempre dagli accademici nominati in precedenza – 516 aziende nel periodo della crisi finanziaria, tra il 2007 e il 2009. Il risultato ha confermato le previsioni: le ditte guidate da uomini troppo intraprendenti e portatori di strategie commerciali più aggressive e con un minor numero di donne coinvolte nell’ambito decisionale hanno avuto performance commerciali scarse e crolli delle vendite durante la crisi. Al contrario, quelle con un numero più alto di responsabili donne hanno avuto risultati migliori grazie all’impiego di strategie più caute che quindi le hanno rese meno vulnerabili e vittima degli scossoni del mercato.

I vantaggi dunque che si possono trarre da una compensazione dell’overconfidence aziendale sono molti. Attuando politiche di investimento meno aggressive e decisioni di acquisto più sagge e ponderate, si riduce considerevolmente l’incidenza in azienda di investimenti o acquisizioni troppo rischiosi e di conseguenza si riduce la possibilità di fare errori dettati dall’impulso o dalla brama. Ecco perché avere una buona rappresentanza femminile all’interno delle stanze del potere ha un’importanza che supera la mera facciata di “quota rosa” imposta dalla società: anche in alcuni settori specifici, e soprattutto nei periodi di crisi, avere dirigenti donne aiuta tutti a prendere decisioni migliori.

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