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Perché la forza di volontà è più importante della tua intelligenza

25 dicembre 2019
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Tutta la filosofia di Arthur Schopenhauer si lascia riassumere in una frase: il mondo è la volontà che conosce se stessa. Quando il filosofo di Danzica teorizzò il concetto cardine della sua filosofia, presente nella sua opera fondamentale Il mondo come volontà e rappresentazione del 1819, colse una sempiterna e seminale verità sull'uomo, che l'essenza dell'essere è volontà, che è unica ed è la radice di ogni cosa: l'uomo è la manifestazione della volontà, una forza intrinseca che costituisce il mondo. Questa concezione formulata da Schopenhauer sarà così determinante e radicale che riuscirà a influenzare fortemente altri pensatori e studiosi, come Nietzsche, e in seguito anche i padri della psicanalisi Freud e Jung.

Quando si parla di volontà, allontanandosi per un attimo dall'assioma del filosofo tedesco, generalmente si fa riferimento a quel concentrato di energia che è parte integrante del tessuto vitale e ciclico del mondo, un'abilità che viene spesso affiancata all'idea di successo, impegno e azione. Il successo, in genere, viene però erroneamente messo in parallelo a un altro concetto, seguendo l’idea secondo cui solo una persona con un talento innato, un individuo che possiede quella cosiddetta marcia in più, potrà raggiungere i propri obiettivi in ogni campo della vita, che possono riguardare il lavoro, la scuola o lo sport. Chi non possiede tali requisiti insiti è destinato al fallimento, è destinato a restare indietro perché, a causa di una immotivata sfortuna e beffa del destino, non ha attitudine, non possiede una radicata intelligenza: in breve non possiede quel quid, quella dote naturale che gli permetterà di realizzarsi.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è se sia davvero possibile sostenere che coloro che hanno successo negli affari o nella vita lo devono unicamente a una capacità intrinseca e connaturata, o se, piuttosto, l'impegno, la volontà possano essere i veri motori del successo e del raggiungimento dei risultati sperati. Quest'ultima constatazione, ovvero che la forza di volontà sia a tutti gli effetti più importante dell'intelligenza, è al centro di una nuova ricerca realizzata dall'Università di Stanford, grazie alla quale la psicologa e docente americana, Carol Dweck, ha scoperto che coloro che coltivano un atteggiamento propositivo, e una buona attitudine al lavoro, sono più affini al successo e al miglioramento rispetto a coloro che hanno un QI elevato.

Carol Dweck, durante la sua carriera incentrata su studi psicologici, si è specializzata nel cosiddetto mindset, che possiamo tradurre in italiano come “mentalità”: nel libro, Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo, Dweck sostiene che alla base dei nostri risultati, e del nostro successo, c'è l'approccio, cioè il come si affronta una sfida. Secondo la psicologa ha scoperto che gli atteggiamenti chiave delle persone si possono dividere in due categorie: fixed (statico) e growth (dinamico). Esistono dunque una mentalità statica e una mentalità dinamica. Chi possiede la prima è solitamente convinto di non poter cambiare, concepisce le situazioni come difficili da gestire ed è predisposto a sentirsi senza speranza e sopraffatto. Le persone con una mentalità dinamica invece credono di poter migliorare attraverso il lavoro e l'impegno, e riescono a oltrepassare coloro che hanno una mentalità statica anche quando hanno un QI più basso, perché affrontano le sfide senza sottrarsi e accettano anche il fallimento come un'opportunità di crescita.

Alla ricerca di una risposta al quesito “intelligenti si nasce o si diventa?”, Carol Dweck preferisce analizzare e comprendere quanto sia una certa mentalità a plasmare la personalità: le persone dotate di un cosiddetto fixed mindset tenderanno sempre a credere nel concetto di talento e a percepire una certa pressione sociale, in bilico tra la paura del fallimento e il desiderio di successo e portate a evitare le sfide; all’opposto, quelle dotate di growth mindset, sono in grado di superare le proprie paure perché sono più coraggiose e agiscono pur sapendo di poter sbagliare. Tutti incontrano difficoltà impreviste nella vita, ma coloro che possiedono una mentalità dinamica riescono ad abbracciare le avversità e a trasformarle in un modo per migliorarsi, in un'opportunità per crescere. Per questo che non contano solo l’intelligenza e un talento innato per avere successo nella vita, ma è determinante rischiare, mettersi in discussione e possedere quella volontà che porti a buttarsi, a tentare e ritentare, molto più determinante di qualsiasi capacità intellettiva.

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