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Quando il sogno americano nasce in Italia. La storia incredibile di Howard Schultz, il fondatore di Starbucks

17 settembre 2018

Il più famoso marchio di caffetterie al mondo ha appena aperto i battenti in Italia. Starbucks ha inaugurato il più grande punto vendita d'Europa nello storico palazzo di Piazza Cordusio, a due passi dal Duomo di Milano. Qualcuno dice persino che si tratti dello Starbucks più bello in assoluto. Non tutti sanno però che l'arrivo del brand nella città della Madonnina rappresenta la chiusura ideale di un cerchio aperto oltre trent'anni fa, quando Howard Schultz, lo storico fondatore della catena, visita per la prima volta il capoluogo meneghino e si innamora dell'atmosfera dei bar italiani, tornando negli USA con un'idea che gli sarebbe valsa una fortuna.

Un self-made man dalle origini poverissime

Cresciuto nelle case popolari di Brooklyn, Howard Schultz passa l'infanzia lottando contro la povertà assoluta. Suo padre, ex camionista, perde il lavoro dopo un infortunio alla gamba. Privo dell'assicurazione sanitaria cade in disgrazia e la famiglia perde l'unica fonte di reddito. Howard riesce a entrare alla Northen Michigan University grazie a una borsa di studio conquistata per meriti sportivi ma ben presto decide di abbandonare il football. Per mantenersi trova dei lavoretti part time e quando i conti non tornano è costretto perfino a vendere il sangue. Dopo la laurea in comunicazione riesce a trovare impiego alla Xerox come commerciale. Il suo lavoro qui è molto apprezzato ma Howard preferisce comunque cambiare e viene assunto dalla Hammarplast, azienda svedese che produce macchine per il caffè filtro. Il destino ci mette lo zampino: si tratta del primo incontro tra Schultz e la materia prima che lo renderà ricco.

L'incontro con Starbucks: amore a prima vista

Il lavoro alla Hammarplast lo mette in contatto con una piccola azienda di Seattle: la Starbucks Coffee Company: una piccola torrefazione proprietaria anche di tre street store. Tra Starbucks e Schultz è amore a prima vista: l'imprenditore viaggia fino a Seattle per incontrare i proprietari dei locali e un anno dopo si fa assumere come direttore marketing. Ma la realtà di Starbucks è ancora molto diversa da come la conosciamo: i negozi sono piccoli ed essenzialmente vendono polvere di caffè per uso domestico. A cambiare per sempre il corso della storia ci penserà proprio Milano.

Il sogno di una caffetteria all'italiana

Nei primi Anni Ottanta, durante un viaggio di lavoro a Milano, Schultz si innamora di quel rapporto confidenziale tutto italiano che si instaura tra barista e clienti. La caffetteria è un luogo di pausa, dove sorseggiare un ottimo espresso al bancone o magari godersi un cappuccino seduti al tavolo: in silenzio, leggendo il giornale o mentre si lavora. Ma è anche l'ambiente prediletto in cui le persone si incontrano per parlare e trascorrere insieme del tempo. Un concetto tutto nuovo per Schultz, un'idea di comunità che lo cattura immediatamente. Quando torna negli Stati Uniti è deciso a trasformare Starbucks in qualcosa di diverso: una caffetteria sul modello di quelle ammirate nel Belpaese. I vertici della compagnia però non sono d'accordo con lui. Un locale dal ritmo così rilassato è totalmente avverso alla cultura frenetica del fast food degli americani.

I 200 rifiuti prima di realizzarla

Deluso, Schultz si licenzia e decide di perseguire da solo il suo sogno: inventa un'insegna chiamata"Il Giornale", ripresa proprio dal nome del quotidiano meneghino. La parte più difficile si dimostra la raccolta fondi: gli servono 1,6 milioni di dollari. Riceve - così come da lui dichiarato recentemente - oltre 200 rifiuti da persone che ritenevano il suo progetto poco profittevole: «All'epoca parlai con 242 persone e 217 mi dissero di no. E’ veramente sconfortante sentirsi dire così tante volte che la propria intuizione è qualcosa in cui non vale la pena di investire». Howard però non demorde, e grazie alla sua caparbietà riesce ad aprire il locale da sempre desiderato: ispirazione italiana, un ottimo espresso, posti a sedere con musica operistica di sottofondo. Il successo è immediato, e costante, e crescente, tanto che in pochi anni l'imprenditore riesce ad acquistare la divisione retail di Starbucks cambiando definitivamente nome e logo.

Un presente da colosso del caffè

Da quei tree street store a oggi, Starbucks è diventato un vero colosso: oltre 22.000 punti vendita distribuiti in 65 Paesi, un giro d'affari stimato attorno ai 16 miliardi di dollari ogni anno che ha trasformato Schultz in uno degli uomini più ricchi degli USA. Per questo simbolicamente l'apertura del locale a Milano, inseguita a lungo nel corso degli anni, rappresenta per la compagnia una milestone importante: «Questo è un sogno in cui abbiamo messo tutto il nostro cuore», ha detto Schultz nel corso della presentazione dello store, «Apriamo in Italia con il massimo rispetto per la vostra cultura del caffè». D'altronde è qui che è cominciata la sua parabola, come scritto a chiare lettere sulle pareti del locale: "Ogni caffè che abbiamo servito ci ha portati qui".

In Cover, Howard Schultz. Via Pagina Facebook @CEOLatam

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