Letture
9 minuti
Tech & Innovazione
Tech & Innovazione

Le 10 aziende più innovative di questo decennio secondo il World Economic Forum

29 luglio 2020
autore:

Il World Economic Forum ha diramato la lista dei 100 “pionieri della tecnologia” più influenti di questo decennio. Si tratta di aziende in fase di crescita che l’organo internazionale ritiene in grado di avere un impatto significativo sul mondo degli affari e sulla società. Startup che prendono spunto dall’innovazione per proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, per migliorare i sistemi sanitari o che sono attive su progetti per la sostenibilità alimentare, la sicurezza informatica, il fintech, l’istruzione o la “democratizzazione” del credito.

Di queste, 47 hanno base negli Stati Uniti, 24 in Europa, 17 in Asia, 6 in Israele, 4 in Sudamerica e 2 in Africa. È interessante notare come una su quattro sia guidata da donne e che nella maggior parte dei casi siano realtà che nascono e si sviluppano fuori dai tradizionali hub dell’hi-tech, veri e propri incubatori di idee creati ad hoc dai governi dei Paesi più sviluppati. WEF Technology Pioneers, giunta alla ventesima edizione, vanta nelle proprie classifiche di inizio Duemila giganti dell’economia internazionale come Airbnb, Google, Mozilla, Spotify, Kickstarter e Twitter. Scopriamo gli “unicorni” dei prossimi anni.

Tra le startup che hanno concentrato la propria attenzione sulla ricerca della sostenibilità ci sono le canadesi Polystyvert, che ha ideato un sistema di economia circolare a partire dalla plastica prodotta con il petrolio e Carbon Engineering, leader nella Dac (Direct air capture), ovvero la cattura dell’anidride carbonica nell’atmosfera. La prima, che ha l’headquarter a Montreal, ha sviluppato un metodo innovativo per il riciclaggio del polistirolo a basse emissioni di carbonio basato su un processo di dissoluzione. Questo dà vita a riciclati che possono essere utilizzati in una gamma più ampia di applicazioni e che sono meno impattanti per l’ambiente rispetto a quelli prodotti mediante riciclaggio meccanico. La seconda, invece, fondata dal fisico superstar di Harvard David Keith, riceve finanziamenti ormai da due anni da Bill Gates. La società ha già un impianto pilota che cattura una tonnellata di CO2 al giorno, e garantisce costi tutto sommato abbordabili per il mercato attuale, ovvero 100 dollari per ogni tonnellata di CO2 rimossa. Il gas responsabile dell’effetto serra può essere immagazzinato nel sottosuolo (la cosiddetta carbon sequestration), in miniere o pozzi petroliferi ormai inutilizzati dove poi si solidificherà, oppure usato per produrre combustibile pulito.

L’israeliana Aleph Farms, invece, è specializzata in carne prodotta in laboratorio a partire da cellule staminali bovine e poi replicata da una stampante 3D. Sembra fantascienza, ma l’obiettivo del suo team di scienziati e biologici è quello di consentire l’accesso a carne sicura e nutriente utilizzando risorse minime anche nei Paesi più poveri. Se, come evidenzia un report del colosso della consulenza AT Kearney, nel 2040 solo il 40% della carne venduta in tutto il mondo proverrà da animali vivi, il restante 60% sarà sostituito da vegetali (oggi il 10%) e, appunto, carne sintetica: un mercato ancora in evoluzione ma che secondo Barclays varrà un giro di affari di oltre 140 miliardi di dollari entro il 2030. Tra le 100 aziende innovatrici secondo il World Economic Forum, c’è anche Not Company che sta investendo in quel 10% stimato per la domanda dei sostituti vegetali: la compagnia cilena, supportata da Bezos Expeditions, il fondo di investimento di Jeff Bezos, ceo di Amazon, sfrutta l’Intelligenza Artificiale per riprodurre gli stessi sapori dei prodotti di origine animale, usando però come base alimentare le piante. L’algoritmo sviluppato da Matias Muchnick, il fondatore, per ora ha dato vita alla NotMayo (maionese), al NotMilk (latte) e a una vasta gamma di NotIceCream (gelati), che sono già sugli scaffali di alcuni supermercati sudamericani.

Chiude la cinquina dei progetti eco-sostenibili più innovativi, Akselos, azienda svizzera che utilizza i big data e il machine learning per rendere più rapida la transizione energetica e diminuire gli sprechi attraverso i cosiddetti “gemelli digitali”, repliche virtuali di luoghi più o meno piccoli che possono essere utilizzate in simulazioni per capire ciò che accade in determinate circostanze e fornire avvisi di potenziali problemi grazie ad algoritmi predittivi. Un gemello digitale di una città, ad esempio, utilizza big data come le informazioni fornite dai sensori meteorologici e dai rilevatori del traffico per analizzare gli effetti sull'inquinamento atmosferico.

Elliptc, con base nel Regno Unito, si è specializzata nella cyber security per combattere i crimini finanziari in particolare quelli legati all’utilizzo di Bitcoin e criptomonete, costantemente minacciati dagli hacker di tutto il mondo a causa dei sistemi di transazione ancora poco regolamentati dei sistemi bancari internazionali. Per la Corea del Sud il WEF ha selezionato nella propria top 100 Lunit, che ha ideato un sistema basato sull’intelligenza artificiale per la cura dei tumori. L’azienda con sede a Seoul ha sviluppato un software per la diagnostica e la terapia del cancro con una percentuale di precisione compresa tra il 97 e il 99 percento, che aiuta i medici a leggere le immagini in modo accurato e riduce al minimo l’errore in fase di diagnosi. “In tutto il mondo un paziente su tre con carcinoma polmonare o mammario sviluppa tumori che non possono essere rilevati dall’occhio umano e che sono individuati solo in una fase avanzata,” ha spiegato in una recente intervista Brandon Suh, amministratore delegato di Lunit. “È un campo in cui l'IA può giocare un ruolo decisivo nel futuro”. Il software è in grado di localizzare una lesione in una radiografia nello stesso momento in cui l'immagine viene acquisita. Lunit è utilizzato nei principali ospedali coreani e si adatta ad apparecchiature mediche GE Healthcare e Fujifilm, la cui quota di mercato rappresenta quasi il 40% nel mondo. L’anno scorso ha ottenuto il marchio CE e dovrebbe ottenere quello dell’US Food and Drug Administration (FDA) entro la fine del 2020.

La società californiana Metawave utilizza l'Intelligenza Artificiale e l’apprendimento automatico per rafforzare i sensori delle automobili e rendere i veicoli a guida autonoma più intelligenti e sicuri. Nel 2018 Hyundai Cradle, il portafoglio di investimenti della casa automobilistica coreana, ha annunciato una consistente partecipazione nella startup americana di Palo Alto. Attualmente i principali elementi che compongono i sistemi di rilevazione di pericolo dei veicoli autonomi si basano su tre sensori: videocamera, LiDAR e radar. La videocamera è il sensore con la massima risoluzione, ma non riesce a rilevare oggetti più lontani di 50 metri, mentre il LiDAR estende la portata a circa 150 metri, ma come per la videocamera risente negativamente delle cattive condizioni meteo e delle strade sporche. Il radar invece, fiore all’occhiello di Metawave, lavora a frequenze inferiori consentendo una maggiore velocità e portata in ogni condizione e funziona con una sola antenna, supportata dalla tecnologia 5G.

Tutte le startup selezionate dal WEF hanno già iniziato un percorso nel quale saranno chiamate a partecipare a workshop ed eventi organizzati ad hoc nell’arco del prossimo biennio, dove potranno confrontarsi con grandi aziende private e condividere il proprio know-how. Due di queste stanno lavorando a stretto contatto con le istituzioni per usare la leva del digitale per aiutare il Terzo Mondo: la brasiliana Descomplica offre una piattaforma didattica a milioni di studenti con oltre 70mila corsi per l’apprendimento a distanza, accessibile anche nelle situazioni più difficili e senza costi; ZestMoney, invece, fondata dalle startupper indiane Lizzie Chapman, Priya Sharma e Ashish Anantharaman nel 2015, sta usando la tecnologia per trasformare il settore dei servizi finanziari nei Paesi sottosviluppati offrendo credito accessibile a coloro che non sono in grado di accedervi attraverso percorsi finanziari tradizionali. Istruzione, sanità e sostenibilità sono le chiavi per ridurre il gap dei Paesi più poveri, la sfida cruciale che il WEF vuole vincere nel prossimo decennio, anche grazie ai suoi “pioneri”.

Foto in copertina, courtesy Carbon Engineering

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse