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Ada Lovelace, la figlia di Lord Byron che ha sviluppato il primo software della storia

29 marzo 2022

Ada Lovelace e suo padre, il famoso poeta britannico Lord Byron, ebbero la sfortuna di condividere la stessa sorte. A loro modo furono due personalità geniali e fuori dagli schemi, con grandi menti destinate ad ancor più grandi intuizioni. Ad accomunarli fu la passione per le rispettive discipline, un irresistibile carisma e, sebbene le loro vite fossero molto diverse, con i bagordi di Byron da una parte e la morigerata esistenza di Ada dall’altra, terminarono con precisione allo scoccare del trentaseiesimo anno. Nonostante i tanti chilometri che li avevano separati e le loro strade che non si erano mai più incrociate, si incontrarono nel finale della loro esistenza.

Tragico era stato anche l’inizio, a dire il vero, visto che Lord Byron aveva abbandonato la madre di Ada, Annabella Milbanke, e il tetto coniugale quando la piccola aveva appena cinque settimane. Fu proprio con un manifesto livore verso la figura del poeta inglese che sua madre la spinse lontano dall’arte umanistica e la incoraggiò a studiare la matematica, a innamorarsi dei numeri. Ada in effetti sembrava destinata a comprenderli, forse meglio di quanto non avrebbe mai fatto con le persone che aveva attorno, e a darne un’interpretazione inedita, femminile, poetica. Segno che quella vena paterna non se n’era mai andata del tutto. Fu tra le prime a immaginare un “linguaggio comprensibile alle macchine" tanto che viene ricordata come la prima programmatrice della storia.

L’infanzia di Ada Lovelace e l’amore per la matematica

Ada Lovelace, nata Augusta Ada Byron nel 1815, non era di certo venuta al mondo in una famiglia felice. Suo padre, Lord Byron, aveva 27 anni ed era un genio, questo è certo, ma anche uno sregolato, una celebrità della poesia britannica. Sua madre, Annabella Milbanke, aveva 23 anni ed era una ragazza educata, religiosa, che aveva a cuore una sola cosa: la dignità. Come quei due fossero finiti insieme non ci è dato sapere, si sa solo che dopo essersi sposati e divorziati a tempo record, Byron se ne andò di casa (e pochissimi mesi dopo lasciò l’Inghilterra per non tornare mai più) abbandonando la piccola Ada di appena 5 settimane. Non si incontrarono mai, seppure in tanti sostengano che Byron avesse un ritratto di lei sulla scrivania e che la menzionasse spesso nelle sue poesie. Morì a trentasei anni, all’apice della sua notorietà. A quel tempo Ada era una bambina di otto anni.

Ada Lovelace era una ragazzina molto diversa dalle sue aristocratiche contemporanee. Sua madre Annabella insistette per farle studiare la matematica e le scienze, in totale opposizione all’educazione riservata al tempo alle giovani fanciulle.

Tra i suoi insegnanti c’era Mary Somerville, una delle prime donne ad essere ammesse nella Royal Astronomical Society. La Somerville rappresentò un modello importante per la ragazza. Era autrice di testi universitari matematici e traduttrice ufficiale dei lavori di Pierre Simon Laplace dal francese all’inglese. Proprio grazie alla Somerville, Ada, appena diciasettenne, fece l’incontro della sua vita. Quello con Charles Babbage.

Ada Lovelace e la macchina di Babbage

Charles Babbage era figlio di un imprenditore di successo che gli aveva lasciato un gran capitale e una voragine affettiva ancora più grande dovuta a una personalità severa e distante. Aveva studiato matematica e poi aveva realizzato il prototipo della macchina analitica, un apparecchio che riusciva a calcolare funzioni polinomiali e ad approssimare la soluzione delle equazioni differenziali. Un vero e proprio computer ante-litteram passato alla storia come macchina di Babbage. Di certo non si poteva pretendere che la gente nella prima metà del 1800 comprendesse la portata di un’invenzione simile. Nessuno, tranne una persona: Ada Lovelace, che ne rimase folgorata e strinse amicizia con Babbage. Il rapporto mentore-allieva tra i due fu cruciale per la formazione della Lovelace.

Sebbene nel Regno Unito la sua invenzione non avesse riscosso il successo sperato, Babbage organizzava conferenze in giro per l’Europa e la sua idea fu notata e apprezzata dallo scienziato italiano Luigi Menabrea che l’aveva ascoltato a Torino nel 1842. Nell’ottobre dello stesso anno Menabrea aveva pubblicato un documento in francese, basato sugli appunti presi durante il convegno di Babbage.

Ada Lovelace si propose di tradurli dal francese all’inglese, ripercorrendo le orme della sua maestra Mary Somerville. Nel febbraio del 1843 Ada disse di aver terminato il lavoro sulla traduzione e di aver aggiunto “qualche nota personale”. Alla fine il testo era lungo quasi tre volte l’articolo originale.

Babbage lesse le aggiunte della Lovelace e ne rimase estremamente colpito. Sembrava che Ada avesse trovato il modo di sbirciare nel futuro: nelle note descriveva con lucidità la possibilità tecnologica di creare codici per permettere alle macchine di gestire non solo numeri ma anche lettere e simboli. Inoltre teorizzò un modo per ripetere un numero infinito di istruzioni inventando di fatto il “loop” alla base di moltissime operazioni che i computer effettuano ancora oggi. Infine offrì lungimiranti intuizioni a proposito della futura natura polifunzionale delle macchine. A tal proposito presentò un algoritmo scritto appositamente per la macchina analitica che avrebbe generato i numeri di Bernoulli. Ada Lovelace aveva appena messo su carta il primo software della storia dell’informatica.

Nonostante l’eccezionale arguzia dei suoi appunti, Ada era una donna in un ambiente profondamente maschile e, molti dei scienziati dell’epoca (e tristemente molti di quelli successivi), insinuarono che il risultato non potesse essere tutto farina del suo sacco. A poco servirono le conferme di Babbage circa la maternità dell’algoritmo.

La tragica scomparsa e il riconoscimento postumo

Ada Lovelace morì nel 1852. Trentasei anni, come quel padre che non aveva mai conosciuto. Quando le fu diagnosticato il cancro scrisse:

“Ho cominciato a comprendere la morte, essa procede quietamente e gradualmente, ogni minuto. Non arriva mai improvvisamente in un momento particolare”. 

Chiese a Babbage di farle visita con l’amico Charles Dickens per leggere qualche estratto dai suoi libri a proposito della morte. L’amore per la letteratura, in fin dei conti, sua madre non era riuscita a estirparlo. Così come il ricordo del padre. Sotto sua richiesta, infatti, Ada fu seppellita nella chiesa di Santa Maria Maddalena ad Hucknall dove riposa anche Lord Byron.

Il suo contributo scientifico fu a lungo ignorato e sottovalutato. Bisogna tristemente arrivare al 1979 per individuare un tangibile riconoscimento: il Dipartimento della difesa americano le dedicò il nome di uno dei primissimi linguaggi di programmazione, “Ada”. Oggi la Lovelace è il simbolo di tutte le donne che hanno dedicato la loro vita alle scienze, alla tecnologia, all’ingegneria e alla matematica.

Credits:

Cover: "Ada Lovelace portrait", Alfred Edward Chalon. Distributed under a CC-BY 2.0 license via Wikimedia

Immagine interna 1: Painting of Ada, countess of Lovelace, at the Computer History Musem, Tomwsulcer. Distributed under a CC-BY 2.0 license via Wikimedia

Immagine interna 2: Babbage's Analytical Engine, Mrjohncummings. Distributed under a CC-BY 2.0 license via Wikimedia

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