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Un bunker scavato in una montagna norvegese è stato scelto per conservare il patrimonio botanico mondiale nei prossimi 10 mila anni

22 giugno 2021

L’isola di Spitsbergen, nell’arcipelago delle Svalbard, rappresenta uno dei luoghi più inospitali del pianeta Terra. Un territorio a circa mille chilometri dal Polo Nord, praticamente privo di vegetazione, dove si registra una temperatura media annuale al di sotto degli zero gradi centigradi. Anche il suolo è quasi costantemente gelato, non utilizzabile per l’agricoltura. Delle condizioni che lo rendono totalmente inadatto per gli insediamenti abitativi umani ma che l’hanno reso il candidato ideale per ospitare un progetto internazionale estremamente importante: lo Svalbard Global Seed Vault.

In italiano potremmo tradurlo come Deposito globale di semi delle Svalbard, ovvero una sorta di frigorifero gigante in cui sono conservate 1.074.537 varietà di specie vegetali. Un progetto a cura del Crop Trust, il Fondo mondiale per la diversità delle colture, e del Governo norvegese. Lo Svalbard Global Seed Vault ha l’obiettivo di tenere una traccia permanente del “patrimonio genetico tradizionale” botanico, con una particolare attenzione alle varietà di riso, mais, frumento, patate, mele, noce di cocco, manioca e taro, che rappresentano le colture più importanti del pianeta. Una sorta di “backup” della vegetazione terrestre che, in caso di disastro planetario, assicurerebbe la sopravvivenza umana e la biodiversità della Terra. Non è un caso che questo luogo sia stato ribattezzato anche “doomsday vault”, ovvero il “caveau del giorno del giudizio“.

L’edificio, progettato per ospitare fino a 4,5 milioni di semi, è stato ultimato nel 2008. Costruito all’interno di una montagna dell’isola Spitsbergen, è dotato di diversi dispositivi di sicurezza artificiali, tra cui telecamere di sorveglianza e sensori in gradi di misurare le condizioni di temperatura ed umidità ottimali per la conservazione dei semi. Il permafrost, terreno che si trova solamente nelle regioni dal clima polare, mantiene una temperatura di 18 gradi sotto lo zero, isolando al tempo stesso l’edificio dall’umidità esterna. Trovandosi inoltre a 130 metri d’altezza questo bunker si trova in salvo dal potenziale innalzamento del livello del mare derivante dal riscaldamento globale.

Nonostante le accortezze, in passato il cambiamento climatico ha causato un inaspettato disgelo parziale del permafrost, causando per la prima volta infiltrazioni d’acqua all’interno del deposito senza però danneggiare alcuna semenza. Il pericolo è stato scongiurato con un ammodernamento della struttura dal valore di 11 milioni di dollari stanziati dalla Norvegia. Grazie a questo intervento il patrimonio botanico mondiale è al sicuro almeno per i prossimi 10 mila anni.

Cover via Flickr

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