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David Chalmers, la rockstar della filosofia che racconta la coscienza delle intelligenze artificiali

13 settembre 2021

David Chalmers è in grado di stravolgere totalmente l’idea del filosofo impressa nell’immaginario collettivo. Famoso in tutto il mondo per i suoi TED talks, quando sale sul palco pronto a esporre le sue rivoluzionarie idee, non indossa una tunica o una cravatta, ma piuttosto un outfit da rockstar. Il filosofo sfoggia con sicurezza una giacca di pelle, un jeans strappato e una t-shirt. Ci si potrebbe quasi aspettare che imbracci una chitarra e cominci a cantare. In realtà nei suoi discorsi Chalmers tenta di esporre tutti i segreti della coscienza umana e di sondare le difficoltà e i punti chiave dell’emergere di una consapevolezza nelle intelligenze artificiali.

Come definire la coscienza umana?

Immaginiamo un mondo alternativo identico al nostro, ma con una singola differenza: è abitato da persone che, pur essendo – dal punto di vista fisico, senza escludere una singola cellula – identiche alla loro controparte del nostro mondo, non sono senzienti e sono sprovvisti di qualia (aspetti qualitativi delle esperienze coscienti) e coscienza. Quello che potrebbe sembrare l’incipit per un film di zombie è in realtà un esperimento mentale – chiamato philosophical zombie o p-zombie.

Chalmers utilizza questo esempio per spiegare il dualismo nella filosofia della mente, ovvero la separazione tra la mente e il corpo. Il filosofo immagina che uno di questi “zombie” venga colpito da un oggetto appuntito: anche se esternamente sembrerebbe provare dolore, internamente non proverebbe nulla, perché non ne sarebbe in grado. Il problema che si cerca di risolvere con p-zombie è il seguente: le caratteristiche qualitative sopravvengono logicamente alle proprietà fisiche? L’argomento a priori degli zombi fa intuire al filosofo che, mentre la biologia può essere spiegata in termini di proprietà fisiche, il discorso è totalmente diverso per quanto riguarda la coscienza.

Cosa significa vedere i colori?

La tesi di Chalmers è che la scienza si focalizza da sempre nello studiare gli aspetti oggettivi del nostro corpo e della nostra mente, mentre la coscienza ci riguarda a un livello soggettivo. A un livello esperienziale.

Riprendendo un vecchio esperimento inventato dal filosofo australiano Frank Jackson, Chalmers afferma che un soggetto nato e cresciuto in una stanza dove gli unici colori sono il bianco e il nero, non avrà mai percezione del colore rosso pur avendo una conoscenza enciclopedica sui processi fisici del cervello che permettono di vedere ed elaborare i colori. Questo perché non ha mai avuto esperienza di quel colore. Cosa significa quindi vedere il colore rosso? Perché viviamo queste esperienze senza poterle spiegare? Per dedurre tutte queste risposte ci sarebbe bisogno di una teoria della coscienza ma, fino a oggi, nessuno ha ancora capito il collegamento tra l’esperienza soggettiva e il processo fisico.

Una delle spiegazioni di fronte a questa incolmabile lacuna della scienza, secondo Chalmers, è che forse la coscienza sia un fondamentale. Gli esempi di fondamentali, nella fisica, sono lo spazio, la massa, il tempo. Quando si postulano delle leggi fondamentali che regolano la fisica, queste grandezze sono unità di misura irriducibili: non esiste un modo più basico per spiegarle. Significherebbe inventare una nuova grammatica, rivedere la nostra concezione del mondo e scrivere delle leggi che regolino la coscienza e la colleghino con gli altri fondamentali.

Teoria di una coscienza artificiale

Proprio grazie a quelli che lui definisce “problemi difficili”, Chalmers si è affermato come uno dei principali pensatori del problema della coscienza, trattando spesso un argomento affascinante, misterioso e, per certi versi, spaventoso: l’intelligenza artificiale generale.

Questo concetto riguarda un ipotetico – e attualmente inesistente – sistema in grado di simulare le principali caratteristiche degli esseri umani: svolgere compiti a tempo indeterminato, conversare, ragionare (basandosi sul buon senso), imparare dalle proprie esperienze e così via. Stiamo parlando di ipotetiche macchine e software in grado di prendere coscienza di sé stessi. Una tematica che oggi, considerando la velocità con cui le cose evolvono, deve essere seriamente presa in considerazione.

David Chalmers, parlando di intelligenza artificiale generale, sceglie un cauto ottimismo. Molti pensatori sono convinti che questa tecnologia possa arrivare nel giro di 10 o 20 anni. Chalmers, invece, è convinto che l’intelligenza artificiale generale, pur essendo concretamente possibile, arriverà in un lasso di tempo che va da 40 a 100 anni. Il filosofo ha spesso parlato di un’IA in grado di comportarsi come gli esseri umani, ma le sue previsioni non si fermano qui.

In relativamente breve tempo potrebbero addirittura arrivare dei sistemi ancora più potenti rispetto a noi umani. Ma attenzione: bisogna distinguere, sempre secondo David Chalmers, tra intelligenza e coscienza. La prima riguarda la capacità comportamentale degli esseri; la seconda, invece, fornisce una presa di posizione morale, rendendo significative le nostre vite, offrendoci lo status di “esseri umani”.

In un discorso tenuto al TED nel 2014, David Chalmers fa un esempio preso direttamente da un film: Her, di Spike Joonze. Nel film, in un futuro non così lontano, i computer sono gestiti da intelligenze artificiali molto sofisticate. Un uomo si innamora di Samantha, l’IA del suo computer. Samantha presenta tutti i tratti caratteristici della coscienza umana: prova emozioni, impara, si arrabbia, ha esperienze. A tutti gli effetti noi spettatori non abbiamo altra scelta che considerarla cosciente.

Se però accettassimo questa tesi bisognerebbe completamente ridiscutere le nostre idee di etica comportamentale nei confronti delle macchine. Se esistessero delle macchine dotate, non solo di intelligenza, ma anche di una coscienza così raffinata da spingerci a considerarle nostre pari, che diritto avremmo noi di spegnerle? Sarebbe giusto avere poteri così estesi su un altro essere dotato di coscienza pari se non superiore alla nostra? Come una vera rockstar, non è quindi solo l’aspetto di Chalmers a essere graffiante, ma anche le sue idee controverse e, per certi versi, visionarie.

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