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Come imparare più in fretta con la tecnica di Feynman

06 luglio 2019

Il premio Nobel Richard Feynman (1918-1988), nel 1951, decise di prendersi una lunga pausa dal clima teso e cospirazionista che si respirava negli Stati Uniti nel dopoguerra. Brillante dottorando in fisica al Massachussets Institute of Technology, era stato selezionato tra le migliori menti dell’università per lavorare al Progetto Manhattan, il piano di governo per lo sviluppo del programma atomico. Non aveva nemmeno trent’anni, ma già si era distinto per la sua intelligenza fuori dal comune. Feynman fu anche l’unico partecipante a vedere a occhio nudo lo scoppio del primo prototipo di bomba, la Trinity, protetto solo da un parabrezza. Lo scienziato rimase complessivamente soddisfatto dal progetto ma non riuscì a sopportarne gli esiti dopo il lancio della bomba su Hiroshima. Così decise di chiamarsi fuori dalle rivalità della Guerra Fredda e di rifugiarsi in Brasile.

Qui Feynman, negli anni Sessanta, cominciò a insegnare fisica all’università di Rio de Janeiro col preciso intento di formare una nuova classe, in quel momento ancora assente, di docenti della materia. Continuò per tutto il tempo le sue ricerche pionieristiche sulla fisica quantistica e sviluppò anche nuovi interessi, come quelli per la samba, la pittura e i bonghi. Ma si accorse ben presto di una cosa, che riporterà anche nella sua celebre autobiografia, Sta scherzando Mr. Feynman!, ovvero che l’università sembrava premiare più la conoscenza che l’intelligenza: “Non vedevo a cosa servisse un sistema di autoriproduzione nel quale si superano esami per insegnare ad altri a superare esami, senza che nessuno impari mai niente”. Feynman, infatti, odiava l’apprendimento nozionistico del sistema scolastico e universitario.

Questo astio non lo dimostrò soltanto come professore, ma anche come studente. Mentre studiava al MIT conseguiva voti eccellenti, ma mostrava anche tutta la sua insofferenza per il formalismo accademico. Fin da bambino era affascinato dai congegni meccanici ed era in grado di scassinare casseforti senza problemi. Utilizzerà questa “abilità” anche negli anni del college, organizzando scherzi in piena notte e divertendosi a rubare le porte dei dormitori. Da professore, preferì sempre uno stile anticonformista per le sue lezioni, cosa che lo rese in breve tempo il professore preferito da tutti gli studenti.

Tra un’integrale e un’equazione, un grande interesse di Feynman restò sempre il meccanismo della conoscenza e dell’insegnamento. Durante le sue lezioni, ebbe modo di provare diversi approcci, dai più tradizionali ai più fantasiosi, cosa che gli valse ben presto il titolo di “The Great Explainer”. Data la grande complessità degli argomenti che trattava, Feynman si impegnò sempre a trovare il modo più semplice di spiegare ai suoi studenti concetti difficili. Allo stesso modo, pretendeva da loro lo stesso grado di semplificazione, sulla scia di quel famoso principio “Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”, formulato da Albert Einstein.

Feynman inventò così una vera e propria tecnica che, a suo dire, permetterebbe non solo di memorizzare qualsiasi concetto, ma anche di comprenderlo a fondo e saperlo spiegare con efficacia. Il “metodo Feynman”, che nasce nell’ambito della fisica quantistica ma che si può applicare a qualsiasi campo, si compone di tre passi.

Il primo passo consiste nel dare un nome al concetto, per poi scriverlo su un foglio bianco. Di quel concetto va poi elaborata una spiegazione, da trascrivere a sua volta sul foglio, utilizzando le parole più semplici possibile. Bisogna immaginare di dover spiegare quel concetto a una persona che non lo conosce, che sia la famosa nonna di Einstein o un bambino di otto anni. Questo implica, quindi, non utilizzare mai parole tecniche o specifiche e permette di fare una prima distinzione tra le cose che si sono capite e quelle che restano ancora da comprendere del concetto. Il terzo step consiste infine nella revisione di quanto si è scritto, evidenziando le idee che ancora mancano e provando a integrarle, tenendo sempre bene a mente il principio della semplificazione. Si deve poi ripetere il processo anche per le parti che sono state scritte in modo confuso, oppure per le quali è stato necessario utilizzare termini tecnici: significa che il concetto non è stato compreso appieno, visto che l’obiettivo è spiegarlo nel modo più semplice possibile.

Se così esposto può sembrare complesso, proviamo ad applicarlo a un esempio concreto, come il teorema di Pitagora. Seguendo il metodo, come primo passo prenderemo un foglio bianco e vi scriveremo il concetto che dobbiamo studiare: “Teorema di Pitagora”. Poi sarà utile scrivere l’enunciato del teorema: “In ogni triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa è equivalente all'unione dei quadrati costruiti sui cateti”. Proviamo a riformularlo in maniera più accessibile: “Per ogni triangolo rettangolo” – e qui si potrebbe aggiungere un disegno che mostra cos’è un triangolo rettangolo – “puoi calcolare la lunghezza dell’ipotenusa (il lato più lungo) al quadrato sommando le lunghezze al quadrato degli altri due lati”. Sembra già più comprensibile: sono stati eliminati i termini tecnici “ipotenusa” e “cateti” ed è stato spiegato graficamente cosa sia un triangolo rettangolo. Lo stesso procedimento si può applicare alla formula del teorema: “a2 + b2 = c2”. Le lettere, in senso astratto, non vogliono dire niente. Per questo dobbiamo disegnare un triangolo rettangolo e indicare su ogni lato la lettera corrispondente. Avremo così reso nel modo più semplice possibile il concetto da studiare. Questo ci permetterà di impararlo, di ricordarlo e di saperlo spiegare per sempre.

Forse il teorema di Pitagora ci sembra troppo scontato, ma a detta di Feynman questo metodo è valido anche nel tentativo di imparare i concetti più complessi della meccanica quantistica. Ed un’ottima tecnica non solo per prepararsi agli esami universitari, ma anche per prepararsi per un meeting in cui dovremo esporre progetti e idee ai colleghi. Si può apprezzare l’efficacia della teoria di Feynman, applicata dallo scienziato in persona, nel programma divulgativo che la BBC gli affidò nel 1965, The Character of Physical Law. Durante le 7 puntate della serie, il premio Nobel spiega tra i banchi della Cornell University i principi della fisica, dalla legge di gravità alla meccanica quantistica. Ancora oggi è incredibile come il grande studioso riesca, con un linguaggio semplice e accessibile, a spiegare in modo efficace teorie così complesse.

Nel 1975 comprò un van Dodge Tradesman e lo decorò con i suoi famosi diagrammi che aveva inventato per visualizzare le interazioni tra le particelle e si fece creare una targa apposita, QUANTUM, una celebrazione dei suoi successi scientifici sull’elettrodinamica quantistica, che gli valsero il Nobel. Con questo van, Feynman girò tutti gli Stati Uniti con la sua famiglia, ma entrò anche nella leggenda, tanto che un gruppo di appassionati l’ha recentemente recuperato e restaurato. Il camper originale è stato usato anche in una puntata della serie Big Bang Theory, a testimonianza dell’immensa popolarità di Feynman anche nella cultura di massa.

Richard Feynman è uno scienziato che ha creduto profondamente non tanto nella divulgazione, quanto, a un livello più profondo, nelle capacità intellettive di ognuno di noi. A poco più di cento anni dalla sua nascita, oltre alle sue teorie rivoluzionarie che gli sono valse il Nobel, quello che resta è la profondità e la lungimiranza di un uomo di scienza che credeva che tutti potessero imparare tutto.

Articolo di Jennifer Guerra

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