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Tech & Innovazione
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Presto potremo andare in vacanza nello spazio. Ecco come ci arriveremo.

04 giugno 2020
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La compagnia di viaggi più antica del mondo, Thomas Cook, fu la prima a raccogliere prenotazioni per futuri viaggi sulla Luna. A chi si metteva in lista, l’agenzia prometteva infatti di fornire i biglietti per una futura crociera spaziale, non appena la tecnologia l’avrebbe resa possibile. Questo accadeva nel 1954, ben tre anni prima che l’Unione Sovietica effettuasse il primo lancio di un satellite nello spazio. Dopo 178 anni di attività, Thomas Cook è fallita l’anno scorso, senza aver organizzato un singolo viaggio spaziale.

Quel sogno rimane però più vivo che mai e forse è vicino a diventare realtà. Entro la fine del 2021 SpaceX ha in programma di inviare tre turisti "in vacanza" per dieci giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). La missione sfrutterà una capsula Dragon, in fase di collaudo in questi mesi, e un razzo Falcon 9. Dei dieci giorni del pacchetto, i turisti spaziali ne trascorreranno otto sulla Stazione, fianco a fianco con gli astronauti che ci lavorano.

Il tempo necessario per andare e tornare dal primo avamposto umano nello spazio sarà di due giorni, in linea con quanto immaginato già nel 1865 da Jules Verne nel suo Dalla Terra alla Luna. Il titolo completo dell’edizione originale del classico della fantascienza è infatti De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes. L’uomo è affascinato dallo spazio da ben prima della pubblicazione del romanzo di Verne, ma fino a oggi solo gli astronauti e una manciata di uomini molto facoltosi hanno avuto la possibilità di visitarlo.

Sono sette i privati cittadini che sono già riusciti a viaggiare oltre la nostro atmosfera. Il primo “turista spaziale” è stato il milionario statunitense Dennis Tito nel 2001, che investì venti milioni di dollari per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale a bordo della navetta spaziale russa Soyuz e rimanere in orbita per otto giorni. Il soggiorno gli costò qualcosa come 2 milioni e 250mila euro al giorno. Dopo di lui, solo altri sei “paperoni” ripeterono l’impresa.  Sembravano tuttavia episodi isolati e destinati ad avere poco seguito, se si pensa che l’ultimo privato a essere andato nello spazio è stato il fondatore del Cirque du Soleil Guy Laliberté nel 2009.

Nel 2019 la NASA ha però dichiarato che la Stazione Spaziale Internazionale sarebbe stata aperta per missioni private e per non meglio precisate “attività commerciali”. Per arrivarci si potranno utilizzare i veicoli delle due aziende statunitensi autorizzate dalla NASA a navigare nello spazio: SpaceX e Boeing. Le due imprese hanno già stabilito il prezzo per vivere questa esperienza: 58 milioni di dollari per un biglietto di andata e ritorno nello spazio. I visitatori potranno restare in orbita fino a trenta giorni per un massimo di due volte nell’arco dello stesso anno. Non si rischierà comunque il sovraffollamento, visto che la base potrà ospitare non più di dodici persone alla volta.

La NASA ha scelto di offrire questa possibilità per finanziare i costi di mantenimento della Stazione internazionale e il nuovo sbarco sulla Luna in cantiere, a ormai più di mezzo secolo di distanza dal primo. Su Il Fatto Quotidiano, il fisico Andrea Aparo von Flüe scrive che “Lo scopo dichiarato del turismo spaziale è la democratizzazione dello spazio, le possibili economie di scala, le ulteriori collaborazioni internazionali – siamo più bravi a metterci d’accordo nello spazio che non sulla Terra – e lo sviluppo da parte del settore privato di nuove tecnologie che comporteranno modifiche strutturali, che influenzeranno tanto gli sviluppi commerciali quanto le nostre vite”.

Le ragioni per cui una persona dovrebbe desiderare di intraprendere un viaggio simile sono le più diverse. In un’intervista per il National Geographic, l’astronauta di Virgin Galactic Beth Moses ha raccontato alcune delle motivazioni più comuni: “Ci sono persone che vogliono solo prendere un razzo e decollare, persone che vogliono sperimentare l'assenza di gravità, persone che hanno ambizioni molto personali e introspettive. Per alcuni è l'ambizione di una vita. Per altri il desiderio ha quasi una connotazione spirituale. E poi ci sono quelli che muoiono dalla voglia di guardare le cose da un diverso punto di vista, e che sono la stragrande maggioranza”.

Qualcuno potrebbe essere mosso addirittura dall’amore e dalla voglia di realizzare il sogno di un partner desideroso di “volare fino alla Luna”, come nel motto Fly Me to the Moon della celebre canzone di Frank Sinatra. La francese ApoteoSurprise si sta attrezzando per realizzare questo specifico desiderio entro il 2022. Specializzata in proposte di matrimonio assurde, esclusive e spettacolari, l’agenzia darà presto ai suoi clienti la possibilità di chiedere la mano della persona amata in orbita attorno alla Luna. Il costo dell’intera operazione è anche in questo caso proibitivo, visto che si attesta intorno ai 125 milioni di euro.

L’imprenditore Richard Branson ha previsto però che presto i prezzi si abbasseranno sensibilmente, permettendo alla sua Virgin Galactic di offrire voli di 90 minuti nello spazio per circa 200mila dollari a testa. Viene comunque da chiedersi se questa diminuzione basterà per creare un vero mercato, visto che secondo i dati della stessa Virgin Galactic le persone non sono disposte a investire più dell’1,5% del proprio patrimonio netto in una singola spesa discrezionale. Ciò significa che, anche se l’azienda riuscisse a ridurre i prezzi dei biglietti del 90%, il suo cliente di riferimento resterebbe comunque un milionario. Diversi analisti esterni si sono comunque detti fiduciosi sul fatto che presto il turismo spaziale sarà alla portata di una maggiore platea di persone. La managing director della Silicon Valley Bank Ann Kim è convinta che sia solo questione di tempo: “Il prezzo è alto, ma è normale nel periodo degli early adopters. Si abbasserà”.

Per andare nello spazio non basta in ogni caso essere facoltosi, ma servono anche specifici requisiti fisici. La persona che vuole affrontare un’impresa simile deve essere ovviamente in salute e non essere soggetta a crisi d’ansia, claustrofobia e vertigini. Occorre soprattutto una valutazione preliminare per capire se l’aspirante turista spaziale sia predisposto a soffrire di “mal di spazio” o se soffra per rumori elevati e accelerazioni drastiche. Insomma, coloro che vogliono vivere questa esperienza devono essere pronti quasi quanto gli astronauti professionisti.

L’astronauta “commerciale” Beth Moses oggi si occupa proprio di preparare i clienti di Virgin Galactic a diventare futuri “turisti nello spazio”. L’allenamento standard consiste in un programma di tre giorni. Nel primo Moses presenta agli aspiranti viaggiatori la tuta, l’equipaggiamento e la maniera per comunicare. Il secondo giorno è invece dedicato a come rapportarsi con gli altri passeggeri e vivere nello spazio a gravità zero. L’ultimo giorno è quello del test finale, in cui la persona viene valutata e aiutata a superare eventuali ultime difficoltà.

Dai preparativi in corso in diverse realtà è sempre più evidente che i viaggi spaziali si stiano ormai avviando a diventare un business in piena regola, anche per i privati. In futuro forse non ci si limiterà unicamente a fare “turismo spaziale”, ma si proverà addirittura a trasferire una parte dell’umanità in orbita, magari sulla Luna. Ancora una volta potremmo rendere reale quello che abbiamo visto in centinaia di film e romanzi, e persino in cartoni animati come il lungometraggio Pixar Wall-E.

Tutti in fondo sognano un giorno di provare quello che in gergo si chiama "Overview Effect”: la sensazione che si prova quando si vede la Terra dallo spazio, e tutto quello che si è sempre conosciuto si ridimensiona a una sfera colorata su fondo nero. I pochi fortunati ad averla provata sostengono sia in grado di cambiare la percezione delle cose per sempre, anche di aumentare il senso di umanità di una persona. Forse non vogliamo andare nello spazio per conoscere nuovi mondi, ma per cambiare il nostro sguardo su quello che già conosciamo.

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