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Tech & Innovazione
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Il primo computer è nato anche grazie a sei donne

03 agosto 2020
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La storia dell’informatica ufficiale, come gran parte degli ambiti tecnici e scientifici, è quasi tutta al maschile, salvo pochi casi più unici che rari. Tra quelli conosciuti c’è per esempio quello di Ada Lovelace (1815-1852), la figlia del celebre poeta inglese Lord Byron che nel 1843 pubblicò la traduzione di un articolo sulla Macchina Analitica – il primo prototipo di computer meccanico del matematico Charles Babbage – aggiungendovi approfondite annotazioni come la prima descrizione mai pubblicata di una successione di operazioni per risolvere problemi matematici. Questo lavoro le ha fatto guadagnare il titolo di prima programmatrice della Storia. Un altro caso noto è quello di Grace Murray Hopper (1906-1992), la creatrice di Cobol, il migliore linguaggio di programmazione per applicazioni commerciali e bancarie della storia, creato nel 1959 e impiegato ancora oggi. Quel che in pochi sanno, però, è che anche il primo computer per scopi generici fu programmato da sei donne appassionate di matematica.

I loro sforzi sono stati riconosciuti solo negli anni Ottanta grazie al lavoro dell’avvocato e sostenitrice dei diritti digitali Kathy Kleiman. Tutto cominciò durante gli studi universitari di Kleiman sul computer Eniac. Si tratta di un progetto segreto sviluppato dall’esercito statunitense durante la Seconda guerra mondiale e, di fatto, fu il primo computer programmabile interamente elettronico. Kleiman si imbatté negli archivi fotografici sul progetto in cui, immortalate accanto al computer, vide chiaramente delle donne i cui nomi non erano però indicati nelle didascalie delle immagini, a differenza degli uomini presenti. Alla domanda di Kleiman su chi fossero quelle donne, la cofondatrice del Museo della Storia del Computer le rispose spazientita che si trattava di modelle. Fortunatamente, la studentessa non si accontentò di quella risposta e, domanda dopo domanda, telefonata dopo telefonata, arrivò alla conferenza per il quarantesimo anniversario di Eniac, che si tenne a Philadelphia nel 1986.

Fu in quell’occasione che ascoltò un gruppetto di donne raccontare la scoperta di un bug nel sistema di Eniac proprio la sera prima della presentazione ufficiale del computer, nel febbraio 1946: si trattava delle programmatrici, le “modelle” immortalate dalle fotografie. Frances "Betty" Snyder Holberton aveva alle spalle anche studi di giornalismo, e dopo l’esperienza di Eniac aveva lavorato alle prime due revisioni del linguaggio standard di programmazione Fortran e nel 1959 era diventata capo del settore Ricerca sulla Programmazione nel Laboratorio di Matematica Applicata del David Taylor Model Basin di Bethesda (Maryland), uno dei maggiori bacini al mondo per lo sviluppo di strutture di prova per la progettazione navale. Jean Jennings Bartik, oltre a Eniac, aveva contribuito anche ai progetti relativi  ai computer Binac e Univac1 – il primo commerciale – e, prima di morire nel 2011, sarebbe stata una grande attivista per il riconoscimento del contributo delle donne alla scienza. Kathleen McNulty, irlandese madrelingua gaelica, in Pennsylvania aveva imparato l’inglese ed era stata una delle sole tre donne iscritte al Chestnut Hill College a laurearsi in matematica nel 1942. Marlyn Wescoff Meltzer, dopo l’importante progetto per l’esercito, era stata l’unica ad abbandonare la carriera dopo il matrimonio.

Le quattro scienziate raccontarono a Kleiman di quando, durante la Seconda guerra mondiale, erano state reclutate dalla Moore School of Electrical Engineering dell’Università della Pennsylvania per le loro abilità matematiche, con lo scopo di calcolare le traiettorie balistiche usando equazioni differenziali; lì furono poi ingaggiate dall’esercito, insieme a due colleghe non presenti all’anniversario del 1986: Ruth Lichterman Teitelbaum, morta proprio quell’anno, e Frances Bilas Spence, che si era iscritta all’università con sogno di diventare insegnante di matematica. Proprio all’università Spence e McNulty hanno stretto un’amicizia durata per tutta la vita.

Negli anni Quaranta la parità di genere era ancora un tema molto lontano dalla sensibilità dell’opinione pubblica, ma la guerra aveva portato troppi uomini al fronte: quella di reclutare tra le 80 e le 100 matematiche fu quindi una scelta obbligata per portare avanti i complicati calcoli balistici necessari per lo sviluppo di nuovi armamenti e strategie. La necessità di accelerare questi studi spinse lo Stato maggiore a commissionare il progetto sperimentale Eniac (Electronic Numerical Integrator And Computer), un colosso da 30 tonnellate che occupava tre pareti di una stanza di 9 metri per 30 e che fu costruito per automatizzare le equazioni per il calcolo delle traiettorie dei proiettili di artiglieria. Dopo la costruzione, la sua programmazione fu affidata alle sei donne, ribattezzate proprio Computers (letteralmente, calcolatrici), che in completa assenza di linguaggi di programmazione, manuali e sistemi operativi dovettero capire da sole come programmare da zero quell’enorme macchina.

Sembra incredibile, eppure appena dieci anni dopo la “scoperta” dell’attivista Kathy Kleiman il responsabile dell’organizzazione del cinquantesimo anniversario di Eniac nel 1996 non sapeva nemmeno chi fossero quelle donne, e le uniche figure femminili che fosse in grado di fornire una testimonianza erano le vedove degli ingegneri che avevano lavorato alla sua costruzione. Ma Kleiman era determinata a non lasciare che la memoria delle Computers andasse perduta, approfondendo gli studi su Eniac e sugli altri prototipi di computer. Si mise così in contatto con le quattro programmatrici ancora in vita e registrò tutto in un’intervista in cui raccontavano di come avevano ricevuto gli schemi elettrici e i diagrammi logici di Eniac, seguiti dalla richiesta di far funzionare le decine di pannelli che lo costituivano.

Non solo dovettero suddividere il programma in step che il computer fosse in grado di gestire, ma anche trasferire quel programma all’interno della macchina: questo significava tener traccia di ciascun dato, trasferirlo in un pannello in forma di multiplo o radice quadrata e poi trasferire il risultato attraverso un cavo a un altro pannello per l’archiviazione e la conservazione dei dati. La tecnologia dei diagrammi di flusso non esisteva ancora, per cui le sei donne crearono quelli che loro stesse chiamarono pedaling sheets, degli enormi fogli di carta che servivano a tener traccia di ogni passaggio del programma, oltre a indicare la posizione di tutti gli interruttori, i cavi e i fili.

Grazie al lavoro di Kathy Kleiman, le programmatrici poterono finalmente far conoscere al pubblico la loro storia. Dopo cinquant’anni le sei Computers ottennero il riconoscimento dei loro meriti e del ruolo di vere e proprie pioniere della moderna scienza informatica. Ricevettero finalmente quei premi che a lungo erano stati loro negati e nel 1997 furono introdotte nella Women in Technology International Hall of Fame, anche se solo Betty Holberton fu insignita dell’Augusta Ada Lovelace Award, il più prestigioso premio della Association of Women in Computing, intitolato proprio alla visionaria le cui idee sulla Macchina Analitica sarebbero diventate realtà più di un secolo dopo la sua morte.

Grazie al lavoro di Kleiman e dei produttori John Palfreman e Kate McMahon, le interviste sono diventate il documentario The Computers, presentato nel 2013 al Seattle International Film Festival. Un film che bisogna guardare: anche se oggi sappiamo che le squadre che hanno lavorato ai progetti Eniac, Binac e Univac erano composte tanto da uomini che da donne, troppo spesso la storia ufficiale della scienza e della tecnologia dimentica il contributo che le Computers e tante altre loro colleghe hanno dato nel plasmare il futuro e la vita di tutti noi.

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