Letture
7 minuti
Tech & Innovazione
Tech & Innovazione

Tutti gli studi lo confermano, le relazioni hanno l’effetto più grande sulla nostra salute

10 febbraio 2020
autore:

Le relazioni, i legami tra le persone e il senso di appartenenza fanno bene al cuore – non solo in senso figurato, ma anche al cuore inteso come organo. Quella dell’importanza dei rapporti interpersonali per la salute fisica è una branca di studi a cavallo tra medicina e psicologia in cui sono state fatte diverse ricerche, ma che è ancora tenuta in scarsa considerazione nella nostra società. E invece le relazioni in senso lato, e quindi l’abitudine alla gentilezza, andrebbero coltivate, anche perché contribuiscono al benessere fisico.

L’origine di questa scoperta si deve ai conigli: analizzando il legame tra livelli elevati di colesterolo e salute cardiaca in questi roditori, una ricerca del 1978 sottolineò che, a parità di condizioni sanitarie e fisiche generali, la gentilezza può fare la differenza tra un cuore in salute e l’infarto. E così, quarant’anni dopo Kelli Harding, medico e docente di psichiatria al Columbia University Medical Center, capisce che è il momento di riportare alla luce quelle stupefacenti rivelazioni e decide di analizzare i risultati di quello studio e di altre ricerche e scoperte interessanti sull’argomento. Il risultato è un libro, Rabbit Effect: Live Longer, Happier, and Healthier with the Groundbreaking Science of Kindness, pubblicato dal gruppo editoriale statunitense Atria Books nel 2019, che mette in luce come le relazioni possono migliorarci la vita, in tutti i sensi, a partire proprio dalla salute.

La scoperta dell’interdipendenza tra salute fisica e benessere emotivo risulta sconcertante perché siamo abituati ad associare la salute a fattori quali la dieta, una moderata dose di esercizio fisico, geni fortunati, un sonno regolare, screening periodici. E invece, nonostante l’importanza di questi fattori – che non passano in secondo piano – emerge il ruolo di un altro elemento: le relazioni umane. Come spesso succede, fu una scoperta del tutto casuale: il professor Robert Nerem stava studiando gli effetti di una dieta ricca di grassi sulla salute dei conigli e notò che, contro ogni previsione, un gruppo di animali stava meglio degli altri. Non riusciva a capire perché, finché scoprì che la ricercatrice che si occupava di quel gruppo non si limitava a nutrire i conigli, ma faceva loro le coccole e gli parlava: li trattava con cura, gentilezza e amore. I dati erano troppo netti per essere ignorati e così si replicò l’esperimento: i risultati, che furono gli stessi, vennero pubblicati su Science, prima di restare a lungo dimenticati.

Harding sottolinea che si tratta di qualcosa che l’esperienza di qualsiasi medico, compresa lei stessa, suggerisce e che le ricerche confermano: capita di incontrare dei pazienti, la cui diagnosi sulla carta sembra condannarli alla sofferenza, ma che sembrano cavarsela tutto sommato bene; al contrario, altri pazienti con patologie nettamente meno gravi e trattabili con facilità mostrano condizioni apparentemente peggiori. Poiché ogni paziente è una persona inserita in contesti più ampi – la casa, la scuola o il lavoro, l’ambiente di vicinato e la collettività in generale – questi ambienti e il modo in cui l’individuo vi si trova ed è trattato dalle persone che lo circondano fanno sentire i loro effetti sulla salute.

Benessere psichico ed emotivo significano anche livelli contenuti di stress: gli studi dimostrano che uno dei maggiori indicatori di morte per attacco di cuore di un uomo non è né il colesterolo né la pressione sanguigna, ma il suo lavoro. Questo avviene anche perché le emozioni determinano un rilascio di ormoni e neurotrasmettitori: di conseguenza il cuore ha una diretta influenza sulla salute fisica, sia in senso positivo che negativo. Le buone relazioni sentimentali (non solo il rapporto di coppia, ma anche le amicizie e i legami sociali in genere), infatti, favoriscono una riduzione dello stress cronico e, quindi, una produzione di livelli ottimali di cortisolo, l’“ormone dello stress” che permette di affrontare con energia e concentrazione gli eventi importanti ma che, in quantità eccessive e/o per periodi prolungati, compromette il benessere. Lo conferma uno studio del 2015 secondo il quale percepire il proprio partner come comprensivo e di supporto ha effetti benefici sul nostro stato di salute anche nel lungo termine.

L’abbraccio che si dà a un figlio o al proprio partner fa la differenza e non solo per loro. Una delle scoperte più interessanti è quella fatta dalle ricerche sui telomeri (le parti terminali dei cromosomi, che contribuiscono a proteggere), che mostrano che le azioni gentili hanno un effetto positivo anche sulla fisiologia di chi le compie. Non solo coltivare le proprie relazioni, ma anche praticare la gentilezza con tutti è importante, ma, come ogni nuova abitudine, necessita di pratica e non è facile da attuare perché bisogna prima imparare a gestire i conflitti che emergono in varie forme, piccoli o grandi, in molteplici ambiti della vita di tutti i giorni.

Come l’effetto negativo dello stress sulla salute è dimostrato, allo stesso modo bisogna iniziare a prendere sul serio l’impatto positivo di gentilezza, amore, amicizia. In definitiva del sentirsi parte di una comunità, a partire da quella più piccola della famiglia. Un impatto positivo lo avrebbe ad esempio una maggiore cura verso le giovani famiglie e soprattutto le neomamme, per fornire tutto il supporto necessario a evitare lo stress, fin dal principio di una nuova vita. Harding si spinge a ipotizzare un nesso tra l’elevatissima spesa sanitaria degli Stati Uniti e i risicati investimenti sul piano sociale di quel Paese. È un problema, perché forse si potrebbe fare qualcosa per un ambito nel quale il medico non ha molto margine di intervento.

Se avere buone relazioni e sentirci amati e trattati bene – e fare lo stesso con gli altri – influenza positivamente la nostra salute, allo stesso modo è innegabile l’effetto negativo della solitudine. Questa rappresenta un fattore di rischio tanto quanto fumare 15 sigarette al giorno, abusare di alcol o addirittura avere la pressione alta o essere obesi. Ci sono studi che dimostrano che essere sposati (o convivere) è un elemento protettivo della salute, ovviamente a patto che si tratti di un matrimonio felice; mentre altri mostrano che relazioni sane e positive riducono il dolore, se la relazione è forte.

Le relazioni che stringiamo nel corso della vita sono influenzate dall’ambiente che frequentiamo e dagli interessi che coltiviamo: anche per questo motivo l’educazione gioca un ruolo cruciale. Harding sottolinea ancora: “Le statistiche dicono che per ogni vita salvata dalla biomedicine, sembra che l’educazione ne salvi otto. Osservato in questa prospettiva, non finire la scuola superiore equivale a fumare per tutta la vita”. Questo succede anche perché è fondamentale mantenersi ottimisti, avere uno scopo nella vita: questi fattori prolungano i telomeri, ci aiutano a vivere più a lungo e a reagire e a stare meglio quando interviene una patologia. Può trattarsi – al positivo come al negativo – di tanti piccoli episodi che avvengono ogni giorno e di cui siamo poco o nulla consapevoli, ma che alla lunga hanno un impatto sul nostro benessere.

“Come medico puoi curare il corpo, puoi aggiustare una gamba, puoi risolvere il problema, ma comunque il paziente può stare male,” spiega Harding. “C’è bisogno di iniziare a praticare un più ampio approccio alla salute, che coinvolge le interazioni giornaliere”. Il medico non può intervenire più di tanto su qualcosa che riguarda la vita privata dei pazienti, ma loro stessi hanno il potere di migliorare il proprio benessere e quello altrui. E contribuire alla cura: uno studio del 2010 dei ricercatori Julianne Holt-Lunstad, Timothy B. Smith e J. Bradley Layton – che hanno raccolto dati risultati da 148 ricerche precedenti –, infatti, evidenzia che le persone con buone relazioni sociali presentano il 50% in più di probabilità di sopravvivenza; uno degli elementi più significativi è che questo risultato è valido a prescindere da età, sesso, stato di salute, cause di morte e anche sul lungo periodo.

Purtroppo sono ancora in pochi a credere nella stretta relazione tra salute fisica e benessere emotivo-sentimentale, specialmente nella cultura occidentale, abituata ad approcciare l’aspetto sanitario in senso piuttosto ristretto. In altre culture, come quella indiana e quella cinese, l’individuo è visto in maniera olistica. Nel nostro piccolo, però, possiamo contribuire al benessere nostro e altrui, attraverso l’empatia, ma anche semplicemente trattando gli altri con dignità, imparando a gestire i conflitti in modo che siano di supporto alle persone e che non le abbattano. Ricordando che anche un semplice abbraccio aiuta a ridurre i livelli di stress, rafforzando il sistema immunitario.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse