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Tech & Innovazione
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Questi ricercatori stanno trasformando le bottiglie di plastica in protesi mediche

13 gennaio 2020
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C’è un nuovo modo in cui le bottiglie di plastica possono trovare una seconda vita, cambiando completamente la propria destinazione d’uso e andando a sostenere – letteralmente – gli abitanti meno fortunati dei Paesi in via di sviluppo, vittime di guerre di incidenti.  A partire dal riciclo delle bottiglie di plastica, infatti, un gruppo di ricercatori ha ottenuto fibre di poliestere con le quali creare una sostanza leggera e facilmente modellabile, ma allo stesso tempo robusta, perfetta per dar forma a protesi che siano confortevoli e sicure, ma poco costose.

I risultati del lavoro del team guidato dal professor Karthikeyan Kandan, docente di ingegneria meccanica alla De Montfort University di Leicester e direttore associato dell’Institute of Engineering Sciences, sono in fase di test nel clima caldo e umido dell’India, parallelamente a quelli svolti in altre condizioni, ma lasciano ben sperare: “Abbiamo sviluppato il dispositivo alla De Montfort University e poi viaggiato attraverso l’India con due pazienti, uno dei quali amputato al di sopra del ginocchio e l’altro al di sotto di esso. Entrambi sono stati molto colpiti: hanno trovato la protesi leggera e comoda e che permette all’aria di circolare al resto della gamba, cosa ideale nel clima caldo dell’India,” ha raccontato il professore.

Il progetto – supportato dal Global Challenges Research Funding, un’organizzazione che lavora per risolvere diversi problemi che affliggono oggi i Paesi in via di sviluppo, e da un organismo britannico indipendente di ricerca, l’Academy of Medical Sciences – ha ottenuto prestigiose collaborazioni, a conferma dell’importanza dei suoi risultati. Il professor Kandan e i suoi colleghi hanno infatti cooperato con una delle maggiori organizzazioni che forniscono protesi, la Bhagwan Mahaveer Viklang Sahayata Samiti, insieme ad alcuni esperti dal Malaviya National Institute of Technology, in India.

Si tratta solo di uno dei più recenti sbocchi del riciclo della plastica, un materiale che, dalla sua invenzione, ha comportato una vera e propria rivoluzione e ha permesso progresso tecnologico, miglioramenti e notevoli risparmi economici. La plastica è infatti una materia assai poco costosa, malleabile, leggera ed estremamente durevole – come ci rendiamo conto oggi che siamo alle prese con le difficoltà legate al suo smaltimento e alla gestione dei rifiuti plastici – caratteristiche che la rendono un materiale incredibilmente versatile. Ma l’aumento esponenziale della plastica monouso nella vita di tutti i giorni nel corso del secolo scorso ha determinato le conseguenze ambientali che conosciamo bene.

La situazione ha raggiunto livelli insostenibili: nel 2050, di questo passo, negli oceani e nelle discariche ci saranno 12 miliardi di tonnellate di plastica e oggi ci sono resti e tracce di plastica nelle acque interne di tutta Europa, costituiti o provenienti per ben il 14% da bottiglie, per il 12% da involucri, per il 6% da contenitori e così via con scarti di prodotti sanitari, cannucce, bastoncini cotonati, buste della spesa, pacchetti di sigarette eccetera.

Il professor Kandan ha spiegato: “Volevamo sviluppare arti artificiali che fossero convenienti sul piano costi-benefici e allo stesso tempo durevoli e confortevoli da indossare per le persone che hanno subito amputazioni”. Se da un lato solo una piccola percentuale della plastica gettata viene riciclata, dall’altro in India le opzioni oggi in commercio a disposizione di chi ha subito amputazioni sono due: arti di ottima qualità ma estremamente costosi e versioni abbordabili ma che durano poco e sono scomode. La soluzione del team di Kandan ha potuto ovviare a entrambi i problemi.

Le protesi ultraleggere, economiche e resistenti così prodotte si inseriranno quindi tra queste due alternative, migliorando notevolmente la qualità della vita di tante persone con mezzi limitati a disposizione, allo stesso tempo incentivando il riciclo della plastica forniranno un prodotto estremamente conveniente rispetto al suo corrispettivo tradizionale, che potrebbe fare risparmiare grosse cifre ai produttori di questi servizi medici.

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