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Tech & Innovazione
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Una start-up, aiutando gli agricoltori, permetterà di distruggere tonnellate di emissioni di carbonio

07 settembre 2020
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Conosciuta soprattutto per lo sviluppo e la commercializzazione di un bio-rivestimento per semi che riduce la necessità di fertilizzanti nocivi in agricoltura, la start-up di tecnologie agricole Indigo è stata fondata nel 2014. Nata come Symbiota, è diventata la Indigo Agriculture solo nel 2016. Di base a Boston, in Massachusetts, la sua missione è persuadere gli agricoltori a passare a tecniche di coltivazione più sostenibili, anche con il lancio nel 2019 della "Terraton Initiative", una piattaforma che sfrutta la capacità dei terreni agricoli di assorbire anidride carbonica atmosferica.

Prima del 2019 una delle attività principali di Indigo era lo sviluppo di bio-rivestimento per le sementi, un trattamento che riduce il fabbisogno di fertilizzanti delle piante e si inserisce nel più ampio obiettivo dell’azienda: migliorare e ottimizzare la coltivazione delle specie più diffuse al mondo per l’alimentazione umana e animale e per altri impieghi – grano, mais, cotone, soia e riso – attraverso lavorazioni che sfruttano il ruolo benefico dei batteri che vivono nei tessuti della pianta. Oltre a questo, la start-up è specializzata in servizi di stoccaggio delle colture e programmi di logistica al servizio degli agricoltori. Terraton si inserisce in questo solco di attività per affrontare di petto l’emergenza climatica, puntando a sequestrare anidride carbonica dall’atmosfera. Il progetto si occupa di mettere in collegamento agricoltori interessati a queste tecniche con aziende che vogliono pagare il proprio carbon offset, cioè compensare il proprio impatto ambientale.

L’impegno dell’azienda vuole convogliare quanti più agricoltori possibile verso tecniche rispettose dell’ambiente e al passo con i tempi. Si tratta dell’agricoltura rigenerativa, che punta a ridurre la quantità di fertilizzanti e pesticidi impiegati in un terreno senza penalizzarne le rese. Lo fa tramite pratiche che provengono dal passato e che meritano di essere recuperate e modernizzate, come la rotazione delle colture, l’aratura ridotta o addirittura assente (la cosiddetta no-till farming), l’integrazione di agricoltura e allevamento e le cover crop, cioè colture che servono unicamente a migliorare la fertilità del suolo, preparandolo alle colture da reddito che seguiranno. I vantaggi agronomici che garantiscono sono diversi: le cover crop, infatti, trattengono l’azoto presente nei liquami e quello non usato dalla coltura principale e lo restituiscono alla terra, ma salvaguardano anche il suolo dai danni dei fenomeni atmosferici e, coprendo il terreno, tolgono luce alle piante infestanti, mentre le loro radici lavorano la terra arieggiandola. Queste tecniche, che a breve termine possono sembrare meno vantaggiose di quelle applicate dall’agricoltura industriale, sul lungo periodo garantiscono rese migliori e un buon ritorno economico, oltre alla garanzia di un terreno più sano.

Con Terraton l’impegno di Indigo si è intensificato attraverso partnership con diverse organizzazioni, per quantificare la capacità di assorbimento di carbonio di ciascuna azienda agricola. “Una volta iniziato a migliorare il potenziale del suolo agricolo nell’accumulare l’anidride carbonica atmosferica e realizzato che questo può avere un impatto significativo sul cambiamento climatico, ci è sembrato nostro dovere lanciare questo progetto”, racconta David Perry, Ceo di Indigo. Ma non si tratta di un progetto che fa bene solo al Pianeta, ma anche alle aziende agricole stesse: attraverso Terraton, infatti, Indigo fornisce agli agricoltori una nuova fonte di entrate, calcolate in almeno 15 dollari per ogni tonnellata di carbonio sequestrato. L’azienda ha calcolato di ricevere adesioni per un milione e mezzo di acri (oltre 6 milioni di chilometri quadrati) di campi coltivati nei primi sei mesi dal lancio, ma hanno già risposto agricoltori per un totale di 15 milioni di acri.

Ora l'obiettivo è raggiungere coltivatori e aziende in tutto il mondo, con una meta ambiziosa che, viste le premesse, non sembra più irraggiungibile: sequestrare la cifra straordinaria di un trilione di tonnellate di anidride carbonica, cioè un miliardo di miliardi di tonnellate. “Questo processo durerà decenni”, spiega Perry, “ma rimane il più ottimista che io conosca sul tema del cambiamento climatico”. Terraton mira a incentivare l’adozione dell’agricoltura rigenerativa, le cui tecniche sono in realtà applicate da lungo tempo in tutto il mondo ma non sono mai state incoraggiate su larga scala. Proprio questo è un passaggio fondamentale per il nostro presente e per le sfide che ci propone il futuro, perché l’agricoltura rigenerativa fornisce le risposte alle domande che sono state tradizionalmente date dai fertilizzanti di sintesi: se applicati su ampia scala su campi e pascoli, questi metodi offrono uno strumento potente, pratico ed economico per affrontare l’emergenza climatica.

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