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Esiste uno stress positivo che permette di rispondere alle sfide di tutti i giorni: è l’eustress

25 novembre 2020
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Siamo abituati a pensare che lo stress debba essere ridotto a tutti i costi, in quanto dannoso per mente e corpo. Ma questa è un’interpretazione superficiale, dato che lo stress è la risposta del corpo e del cervello alle sfide esterne che si trovano ad affrontare quotidianamente. È una reazione soggettiva di fronte ai compiti da portare a termine e alle diverse situazioni intense che la vita lavorativa, personale e sociale ci presentano. A seconda dei particolari fattori scatenanti, del contesto e della persona, quindi, lo stress può essere anche benefico. Quello negativo – che comunemente chiamiamo stress, e che l’inglese definisce in maniera più precisa distress (ossia disagio) – è oggetto di innumerevoli studi, mentre il secondo, che può essere una positiva fonte di motivazione, inizia solo da poco a essere approfondito.

Di fronte a situazioni impegnative, nell’organismo si scatenano reazioni che sono frutto dei meccanismi di difesa e dell’istinto primordiale di combattere o scappare davanti ai pericoli; di per sé si tratta di meccanismi che si attivano in nostro favore, e proprio per questo la giusta quantità di stress viene definita eustress, dal prefisso greco eu- (bene), termine coniato nel 1975 dall’endocrinologo Hans Selye per descrivere una risposta cognitiva positiva nei confronti dello stress.

Selye individua nello stress tre fasi: la fase di allarme (che determina reazioni anche positive), cui segue la fase di resistenza (di durata limitata, in cui si attiva il sistema nervoso simpatico) e quella di esaurimento, in cui si manifestano i sintomi che caratterizzano i disturbi tipici delle persone sotto stress. L’eccesso di stress e lo stress cronico sono dannosi, e portano alla produzione di adrenalina e cortisolo, che indeboliscono il sistema immunitario. Questo però non avviene nell’immediato, per cui può essere difficile cogliere la correlazione tra un periodo stressante e le reazioni negative del nostro corpo.

Il segreto non è solo azzerare lo stress, cosa molto difficile per non dire impossibile, ma sfruttare positivamente la fase di allarme, senza impantanarsi in quella di esaurimento. Oltre che irrealistico, infatti, l'obiettivo di evitarlo in toto non sarebbe benefico. Alcuni studi, per esempio, hanno dimostrato l’impatto positivo dell’eustress sulla performance lavorativa, scolastica o accademica e sul benessere in generale.

L’eustress è quindi la risposta a breve termine che ci motiva nel portare a termine un compito e che ci fa concentrare sull’obiettivo quando affrontiamo una sfida che percepiamo alla nostra portata, per quanto impegnativa. Permette di acquistare la carica e la determinazione necessarie ad affrontare le situazioni che possono nascondere insidie. Mentre il distress provoca ansia, l’eustress provoca eccitazione; mentre lo stress ha un impatto negativo sulla performance, al contrario l’eustress la potenzia e la migliora. Aiuta a concentrarsi su una sfida, a essere pienamente presenti e concentrati nel compito, aumenta la resilienza (perché coltivarlo può aiutare a reagire in modo migliore davanti a situazioni difficili) e l’autoconsapevolezza, cioè quella capacità che ci indirizza verso obiettivi più elevati e fa sì che ci impegniamo a raggiungerli.

I fattori di eustress possono variare molto da persona a persona, perché si tratta pur sempre di percezioni e reazioni soggettive determinate non tanto dalla fonte ma dalla reazione a essa. Un esame universitario particolarmente impegnativo, per esempio, può rappresentare per uno studente una bella sfida con un potenziale di soddisfazione personale elevato, ma per un altro (o in un contesto differente) può diventare una grande fonte d’ansia. Le risposte che diamo ai fattori di stress possono variare, infatti, anche in base allo stato d’animo del periodo, al luogo, al contesto e alle tempistiche. Generalmente, comunque, possono essere fonte di eustress tutte le attività che rappresentano delle sfide, specialmente con se stessi, regalando nuova motivazione. Tipici esempi sono l’apprendimento di una nuova abilità e quindi l’impegnarsi molto per imparare qualcosa di nuovo; l’inizio di un nuovo lavoro, che è una combinazione di capacità preesistenti e nuove abilità; una competizione sportiva. Possono originare eustress anche le svolte importanti della vita, come un matrimonio, la nascita di un figlio e un trasloco che, nonostante alcuni aspetti anche stancanti, non può che portare una certa dose di avventura ed entusiasmo.

Per beneficiare della sana e positiva spinta alla motivazione che l’eustress è in grado di regalare, ciascuno deve capire quali sono i fattori scatenanti che funzionano nel suo caso, per sfruttarli a proprio vantaggio e vivere meglio. L’eustress, infatti, ha un ruolo anche nel contribuire a una vita soddisfacente in generale, come è stato dimostrato da uno studio condotto sugli studenti universitari dalla dottoressa Geraldine O’Sullivan del Pitzer College, negli Stati Uniti.

Ora inizia a diffondersi la consapevolezza, anche presso gli stessi datori di lavoro, di quanto sia importante creare fonti di eustress in ufficio, comunicando ai collaboratori un senso creativo di sfida, in un contesto lavorativo positivo che sia stimolante e non ansiogeno. Questa consapevolezza inizia finalmente a diffondersi perché, in ambito psicologico si sta via via superando il concetto di benessere come assenza di fattori negativi, preferendo considerarlo come la presenza di fattori positivi che equilibrano il loro opposto, come può essere l’eustress. Questo, però, fino a poco tempo fa era raramente preso in considerazione e approfondito: gli psicologi Jeffrey Edwards e Cary Cooper hanno attribuito la responsabilità di questa carenza a uno sviluppo inadeguato sul piano teoretico e metodologico degli stati psicologici positivi e del loro impatto sulla salute.

Per avere una prova dell’impatto dell’eustress – e delle sue conseguenze come il sentirsi utili e percepire di avere il controllo della situazione – si pensi agli studi condotti su infermieri ospedalieri e di assistenza domiciliare. Malgrado il peso delle mansioni, i lavoratori riportano un elevato livello di stati psicologici positivi, come la speranza, e restano altamente focalizzati e coinvolti nel loro lavoro; la reazione positiva alle sfide che si trovavano ad affrontare quotidianamente nella vita professionale mostra una correlazione molto forte con il loro generale benessere. Questi studi indicano che persino nelle professioni più stancanti a livello emotivo, si può provare l’eustress.

Come sempre più spesso ci dimostra la recente letteratura scientifica, è l’equilibrio la chiave del nostro benessere fisico e psichico. Anche per quanto riguarda lo stress, il nostro obiettivo per stare bene non è eliminarlo dalla nostra vita, ma imparare a conoscerlo e utilizzare i suoi aspetti positivi per trovare un nuovo alleato nelle sfide che affrontiamo ogni giorno.

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