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Cattedrali di cemento: sette mete per scoprire l’architettura brutalista

06 maggio 2021

Sono passati ormai 50 anni dall’uscita del disco Collage del gruppo progressive rock italiano Le Orme, nel quale era contenuto il brano Cemento Armato, una canzone che fa riflettere sulla condizione di vita nelle città italiane nel periodo del post boom economico, contraddistinto da un rapida, e spesso eccessiva, edificazione dei centri urbani, presi d’assalto da flussi costanti di persone. Ed è proprio il cemento a vista, chiamato dai francesi “beton brut”, uno degli elementi che contraddistingue il movimento del Brutalismo, termine coniato nel 1955 dal critico e teorico dell’architettura britannico Reyner Banham, in un articolo pubblicato per la rivista The Architectural Review.

Dal sapore che richiama le città sovietiche e della Germania dell’ovest, le costruzioni brutaliste, nate dapprima nel Regno Unito per poi espandersi in tutto il mondo, hanno contraddistinto tutto il periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Nel corso dei decenni, non sono mancate delle critiche a questi imponenti palazzi, spesso definiti come degli ecomostri, ma nell’ultimo periodo il fascino di queste costruzioni sta tornando alla ribalta. Ecco dunque le mete che non possono mancare nell’itinerario dei Brutalism Lover.

1. National Theatre di Londra

Il National Theatre di Londra, conosciuto come il Royal National Theatre, è senza dubbio una delle strutture più emblematiche del Brutalismo. Costruito nel 1970 e aperto ufficialmente nel 1976, è stato disegnato dagli architetti Denys Lasdun e Peter Softley. I due hanno voluto conferire all’intera struttura il tipico aspetto brutalista – che nel 1970 aveva raggiunto il suo massimo apice – con l’intento di rappresentare l’architettura come paesaggio urbano. L’intera opera, contraddistinta da un’enorme quantità di cemento, è composta da tre teatri distinti: Il teatro Olivier, il teatro Lyttelton e il teatro Dorfman.

2. Il Whitney Museum a New York

Il brutalismo si è espanso anche oltreoceano approdando anche negli Stati Uniti, come dimostra il Whitney Museum of American Art, situato a Manhattan, New York. La struttura conserva al suo interno una delle più vaste collezioni di manufatti americani, che vanta più di 21.000 articoli nella sua collezione permanente. Il nome del museo invece proviene da Gertrude Vanderbilt Whitney, un’importante collezionista d’arte americana. La progettazione e la costruzione dell’edificio furono assegnate a Marcel Breuer e Hamilton P. Smith, che decisero di porre delle finestre rovesciate sull’esterno e di realizzare un’enorme facciata in granito a scalinata, conferendo al Whitney Museum il suo inconfondibile aspetto brutalista.

3. L’Ambasciata di Russia a L’Avana

Rimanendo nel continente americano, non si può non citare l’Ambasciata di Russia a L’Avana, a Cuba. Si tratta di un imponente grattacielo molto alto e multipiano che ha contribuito a disegnare lo skyline della città. La costruzione iniziò nel 1978 e si concluse nel 1987, con l’inaugurazione dell’Ambasciata dell’Unione Sovietica, divenuta poi l’Ambasciata Russa in seguito al crollo del Blocco Orientale in 1989. La silhouette del gigante in cemento, che ricorda vagamente una spada, è riuscita ad intimorire anche gli architetti più bravi.

4. Il Barbican Centre a Londra

Tornando nel Regno Unito, a Londra è possibile trovare il Barbican Centre, ossia un centro artistico situato su Silk Street, dove ha la sua sede la BBC Symphony Orchestra. La struttura può accogliere fino a 1.943 persone, ed è stato realizzata dallo studio britannico di architettura Chamberlin, Powell and Bon, che ha deciso di lasciare le facciate esterne dell’edificio in cemento nudo, ottenendo un perfetto capolavoro di architettura brutalista. Nel 2003, questo edificio è stato votato dai londinesi come il più brutto della capitale del Regno Unito.

5. Il Pirelli Tire Building in Connecticut

Il Pirelli Tire Building è stato progettato da Marcel Breuer negli anni ‘70 per l’americana Armstrong Rubber Company, che venne in seguito acquistata dalla rinomata società italiana che conferì il nome alla struttura, pur rivendendola dopo poco tempo. L’edificio, situato in New Haven, è interamente costruito in cemento armato e si compone di due parti collegate da un corpo centrale: la prima, al livello inferiore, si articola su due piani, mentre quella superiore ne conta quattro. Quest’opera, che a breve diventerà un hotel, ha un posto speciale nell’olimpo delle strutture brutaliste.

6. L’Habitat 67 a Montreal

L’Habitat 67, conosciuto anche come Habitat, è un complesso di case ben fuori dall’ordinario. Situato a Montreal e progettato dall’architetto locale Moshe Safdie nel corso della stesura della sua tesi di Master alla McGill University, il complesso di abitazioni conta 146 case, tutte realizzate con forme prefabbricate in calcestruzzo.

7 Le Lavatrici di Prà a Genova

Anche in Italia non mancano le opere brutaliste, e tra queste è d’obbligo la menzione alle Lavatrici di Prà, ossia un complesso edile sociale costruito nel periodo 1980-1990. La struttura conta più di 500 appartamenti, suddivisi in 4 blocchi principali, ognuno dei quali è costituito da tre diversi edifici: un palazzo più alto, uno più basso e un blocco centrale di appartamenti che forma dei gradini. Il nome deriva proprio dal loro aspetto che ricorda quello di una serie di lavatrici disposte in fila.

Cover via Pagina Facebook @whitneymuseum

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