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Coober Pedy: le spettacolari abitazioni underground che accolgono con comfort e fascino turisti da tutto il mondo

03 giugno 2021

Nel deserto dell’Australia meridionale, a 850 chilometri a nord di Adelaide, esiste una piccola cittadina che basa la propria economia su due risorse molto diverse tra loro: l’estrazione di opale e il turismo.

Si tratta di Coober Pedy, una località unica nel suo genere, tanto da passare dall’essere celebre come “capitale mondiale dell’opale”, a guadagnarsi con il tempo anche l’appellativo di “città sotterranea”. Un nome, questo, che si spiega con il fatto che i circa 3.500 abitanti vivono nel sottosuolo in residenze chiamate dugouts, ovvero rifugi sotterranei.

Il motivo di questa particolare collocazione delle case è legato alle condizioni proibitive della zona desertica, in grado di causare un clima torrido durante il giorno, il quale può superare i 40° nei mesi estivi a cui si contrappone un’escursione termica notturna dalle temperature molto rigide.

Proprio i dugouts, invece, permettono ai residenti di riuscire a fronteggiare queste asperità, garantendo una temperatura costante e sicuramente più vivibile. Una situazione climatica molto difficile da vivere che, unita alla scarsità dell’acqua, risolta solo in tempi recenti grazie a un collegamento lungo 24 chilometri con una fonte sotterranea a nord della città, in passato ha portato le popolazioni nomadi degli aborigeni a non sostare per lunghi periodi nella zona.

Così, Coober Pedy ha registrato i primi veri insediamenti umani solamente nel 1915. Proprio in quell’anno veniva scoperto da Wille Hutchinson il giacimento di opale presente nel sottosuolo, portando nei mesi successivi diversi minatori a stanziarsi nella cittadina e dare vita al complesso abitativo, costituito dalle caratteristiche costruzioni ancora oggi presenti.

La particolarità dell’architettura adottata aveva sorpreso gli stessi aborigeni. Infatti, il nome Coober Pedy deriva da “kupa-piti“, traducibile nella lingua autoctona, secondo alcune interpretazioni, con l’espressione “uomo bianco nella fossa”. Una descrizione esatta dello spettacolo che gli indigeni del luogo si sono trovati davanti ai loro occhi all’inizio del secolo scorso.

Questa unicità si è rivelata essere nel tempo una vera e propria fortuna per quello che era nato come un insediamento di minatori, trasformatosi negli anni a venire in una meta turistica famosa in tutto il mondo.

Sono migliaia, infatti, i viaggiatori che ogni anno si recano a Coober Pedy per passare qualche giorno tra i tunnel sotterranei in cui sorgono case, negozi, ristoranti, bar, chiese (come la Catacomb Underground Church costruita nel 1970), e tutti i normali luoghi presenti abitualmente al di sopra del livello stradale.

La crescita del numero di curiosi provenienti dai diversi angoli del pianeta si è sviluppata però solamente negli ultimi 30 anni, precisamente nel 1987, quando si conclusero i lavori della Stuart Highway, una delle più importanti autostrade del Paese, che ha permesso un collegamento migliore con i maggiori centri abitati presenti nelle vicinanze, tra cui Adelaide.

Proprio la capitale dell’Australia Meridionale offre un servizio di autobus giornalieri, ma anche voli che raggiungono l’aeroporto di Coober Pedy. Ovviamente è possibile raggiungere  questo straordinario luogo anche in automobile, forse il mezzo migliore per godersi l’incredibile paesaggio che circonda la città (ma è strettamente raccomandato in questo caso spostarsi con una vettura munita di aria condizionata).

Per i visitatori sono presenti anche Hotel a 5 Stelle scavati nella roccia, in grado di offrire un’esperienza singolare e piena di comfort nonostante le difficili condizioni del clima esterno, tra cui uno stile moderno e artistico per quanto concerne l’arredamento delle stanze. Non manca la possibilità di godersi un barbecue o fare un tuffo in piscina, riposando comodamente su eccezionali letti e mobili rifiniti in legno.

Inoltre, la morfologia del territorio del breakaways desert a nord-est di Coober Pedy, riesce a dare l’impressione di trovarsi su Marte. Come il celebre pianeta, il colore dominante del paesaggio è infatti il rosso. Questo ulteriore particolare aspetto, oltre a offrire l’illusione ai turisti di trovarsi sul set di un film di fantascienza, è fondamentale proprio per programmare una missione sul pianeta rosso.

Infatti, date le analogie con i territori marziani, è possibile effettuare delle simulazioni logistiche, ma anche sperimentazioni di tecnologie da sviluppare per l’estrazione dell’acqua dal terreno, dato che così come per Marte, il suolo è costituito da regolite, ovvero lo strato detritico superficiale che riveste le rocce sottostanti.

Insomma si può dire che Coober Pedy, per merito della struttura urbanistica sviluppata dai suoi primi abitanti, è passata dall’essere un luogo inospitale a rappresentare una vera e propria oasi nel deserto. Non solo. Con una provenienza dei residenti da ben 45 Paesi diversi, essa rappresenta anche un esempio di piena integrazione cosmopolita.

Sono quindi tanti i motivi per cui vale la pena visitare questo posto almeno una volta nella vita, così da permettere a se stessi un’esperienza fuori dal comune e in grado di restare per sempre impressa nella propria memoria.

Cover via pagina Instagram @parky.au

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