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Nel classico road trip made in USA non perdere il Lake Powell, enorme lago artificiale in una riserva naturale

15 luglio 2021

Un viaggio on the road nelle distese incontaminate degli Stati Uniti d’America, alla ricerca delle attrazioni naturali più spettacolari. Si procede su grandi autostrade in piena pianura circondate da paesaggi mozzafiato, tra California, Nevada, Arizona e Utah per uno dei tragitti più famosi degli States. La meta è una perla di rara bellezza: il Lake Powell, situato all’interno della riserva naturale Glen Canyon National Recreation.

Proseguendo lungo la NV-160 E è d’obbligo una tappa in una delle città più stravaganti e iconiche degli USA: Las Vegas. Regina cinematografica dal carattere unico, capriccioso, in grado di ammaliare e sedurre chiunque con le sua estetica esagerata, gli spettacolari Hotel e le rinomate sale da gioco. Si erge come un’oasi luminosa e sfacciata nel bel mezzo del deserto ed è l’occasione perfetta per rilassarsi dopo una giornata passata a contemplare l’essenzialità della Valle della Morte, e per riprendersi dal gran caldo con un fresco cocktail.

Dopo una notte di festa a Las Vegas, il viaggio riprende verso una delle nuove sette meraviglie naturali del mondo: il Grand Canyon. Un’immensa gola – lunga circa 446 chilometri e profonda quasi 2 mila metri – creata dal fiume Colorado nell’Arizona settentrionale. Il canyon si divide in due sponde, North e South Rim. Passare da una sponda all’altra nel corso di una giornata è sconsigliato, se non impossibile, dovrete quindi compiere una scelta: il versante sud è quello maggiormente turistico, comodo e attrezzato; quello nord meno di massa ma molto più impegnativo. Se scegliete la strada “comoda”, il miglior punto d’osservazione è il Desert View. Per il sentiero più faticoso fate in modo di prepararvi a dovere e, se volete un’esperienza unica al mondo, prenotate una stanza al Grand Canyon Lodge, l’hotel in pietra e legno costruito sull’orlo del canyon.

La prossima tappa è il tanto agognato bacino artificiale: il Lake Powell. Il lago prende il nome dal generale John Wesley Powell, geologo, esploratore e militare statunitense il cui ruolo si rivelò cruciale per la storia del bacino, nato dallo sbarramento del fiume Colorado tramite una diga costruita nel 1961. Diga che ha dato vita a quello che oggi rappresenta il secondo lago artificiale più grande degli Stati Uniti d’America, e che non smette di sorprendere per gli scenari e i panorami che regala.

Per rendere al meglio l’imponenza del lago, basti pensare che in alcuni punti la sua profondità tocca i 170 metri, e che contribuisce a un sistema di approvvigionamento che fornisce acqua potabile a 40 milioni di persone a sud-ovest degli Stati Uniti, rifornendo tre Stati: il Nevada, l’Arizona e la California.

Tra Canyon parzialmente sommersi dall’acqua e rocce color porpora, si snodano oltre 3mila chilometri di costa, per una superficie complessiva di 658 km². L’immenso bacino è frutto di un graduale riempimento che partì nel marzo del 1963, per raggiungere il suo massimo volume nel 1980 prima che i livelli del lago cominciassero a diminuire a causa della siccità. Una circostanza che ha fatto emergere fondali rimasti nascosti per decenni, dando vita a nuovi scenari meravigliosi, che continuano ad attirare turisti da tutto il mondo. Si stima siano almeno 3 milioni all’anno i visitatori, e i più fortunati fanno ricorso a jet ski, yacht e motoscafi per godere dall’interno delle scogliere di roccia rossa, dell’acqua di un blu intenso e dei panorami mozzafiato quasi interamente basati sui sorprendenti contrasti di colori.

Si pensi in questo senso a una delle rocce più note e ammirate, quel Rainbow Bridge National Monument riconosciuto come monumento nazionale nel 1919. Un gigantesco arco di pietra rosa che sovrasta il lago e sembra rappresentarne una porta d’ingresso, in un gioco di colori, spazi e misure che sarebbe stato oggettivamente difficile progettare anche per il miglior architetto del mondo.

Ed è probabilmente questa la caratteristica di maggior impatto del lago, quella che spinge milioni di visitatori a camminare lungo le coste con gli occhi spalancati e la fotocamera alla mano: qui meraviglie della natura e ingegno dell’uomo si combinano, dando vita a un ibrido che genera panorami mozzafiato sostanzialmente unici, viste le circostanze particolari e irripetibili che ne hanno accompagnato la nascita. Percorrendo l’intera area è possibile fare un vero e proprio viaggio tra le pieghe del tempo, quelle che ne hanno gradualmente modificato i tratti lasciando emergere archi, spuntoni e scogliere, lasciando spazio a giochi di luci, colori e forme che non sono mai state le stesse nel corso dei decenni.

Abbiamo raggiunto la meta del nostro viaggio ma non si può non visitare un altro incredibile spot ad appena 8 chilometri da Lake Powell. Ci riferiamo all’Horseshoe Bend, un vero e proprio miracolo della natura. L’ansa prende questo nome proprio per la sua forma particolare che ricorda un “ferro di cavallo” ed è possibile ammirarla dagli alti pendii dopo una camminata per il sentiero che parte dalla U.S. Route 89.

La vista toglie il fiato per via dell’altezza vertiginosa, e anche per il modo quasi inaspettato in cui questa grande curva a ferro di cavallo si spalanca in uno spazio troppo grande da immaginare. Riempitevi gli occhi consapevoli che esistono ben pochi posti naturali più incredibili di questo sulla faccia della Terra e godetevi la destinazione finale del nostro viaggio alla ricerca dei paesaggi naturali più sensazionali degli States.

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