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La prima donna occidentale entrata a Lhasa, città proibita agli stranieri

22 aprile 2022

Alexandra David-Néel è famosa per essere stata la prima donna occidentale a raggiungere la capitale del Tibet, Lhasa, quando ancora la città era rigorosamente vietata agli stranieri. Ma questo non è il solo episodio straordinario della sua biografia, che sembra quasi volerci ricordare tutto quello che sarebbe possibile fare in una vita e quasi mai si fa... Certo le fu d’aiuto aver vissuto molto a lungo − nata al tempo di Bismarck, morì quando Jimi Hendrix suonava a Woodstock − ma il conto degli anni da solo non basta a spiegare tanta energia. A settanta Alexandra stava ancora esplorando terre lontane, a cento rinnovò il passaporto... “Perché non si sa mai”. Fu cantante d’opera, studiosa del buddismo e scrittrice, ma soprattutto una straordinaria viaggiatrice.

Le aspirazioni d'indipendenza di una giovane ribelle

La famiglia di Alexandra era davvero fuori dal comune. La madre, Alexandrine, era una fervente cattolica; il padre, Louis David, un rivoluzionario repubblicano. Da ragazzina, a Bruxelles, Alexandra era l’incubo della madre che tentava invano di educarla secondo le regole della religione e del decoro femminile. Il solo risultato furono diversi tentativi di fuga; uno a diciassette anni si concluse al confine italo-svizzero quando, finiti i soldi, mandò un telegramma per farsi andare a prendere. Nel 1886, a diciott’anni, la famiglia prepara per lei l’ingresso in società. Ma Alexandra non è interessata ad abiti, gioielli e divertimenti: vive in conflitto con i dettami borghesi, coltivando aspirazioni d'indipendenza.

Preferisce infatti attraversare Francia e Spagna con una delle prime biciclette, mentre tutti discutevano se le donne avrebbero mai potuto usare tale mezzo (e "no", era la risposta più frequente). Vive in anticipo rispetto ai suoi tempi, studia il canto e intorno ai trent’anni diventa un soprano di successo. Tra il 1895 e il 1897, col nome d’arte di Alexandra Myrial, è la prima donna dell'Opera di Hanoi, nell’Indocina francese: interpreta Violetta nella Traviata di Verdi e canta la Carmen di Bizet.

Nel 1904, a trentasei anni, durante un intermezzo africano, sposa Philippe Néel, ingegnere capo delle ferrovie tunisine. Un amore complicato, perché Alexandra non rinunciò mai alla sua libertà e, anche per questo, non volle avere figli. Nel 1911 partì per l'India, promettendo al marito di tornare presto; passeranno invece quattordici anni e al ritorno seguirà la separazione. Alexandra e Philippe tuttavia resteranno sempre in contatto e tutto sommato i numerosi contrasti non incrinarono mai un'intesa profonda.

Sulle orme del Buddha

La svolta nella sua vita fu senza dubbio la conversione al buddismo. Alla Sorbona di Parigi, Alexandra a fine '800 frequenta il museo d’arte orientale, dove divora i libri della biblioteca, studia il sanscrito con passione e si lega alla contessa Bréant. Quest'ultima, importante studiosa di filosofia zen, incoraggia Alexandra a intraprendere un pellegrinaggio mistico in India nel 1890-91. Passeranno venti, lunghi anni prima che possa farvi ritorno, poi però - tra il 1911 e il 1925 - estende il suo raggio d’azione a Cina, Giappone, Nepal e altre nazioni asiatiche, affrontando enormi difficoltà, raccontate nel libro Nel paese dei briganti gentiluomini.

Nel corso dei suoi viaggi in Oriente, Alexandra fu assai ascoltata dai maggiori esponenti del buddismo. Si guadagnò la loro fiducia, nonostante lo scetticismo iniziale, arrivando a partecipare alla riforma religiosa del Sikkim, Stato indiano dove strinse amicizia con il principe Sidkeong Tulku Namgyal e divenne consigliere matrimoniale del Maharaja. La sua fama, la sua intelligenza, la sua curiosità e le sue conoscenze le permisero anche di incontrare il tredicesimo Dalai Lama, in esilio in India. Ormai Alexandra aveva trovato il suo luogo dell'anima.

Dal 1914 al 1916 questa trasformazione trova compimento: sceglie di vivere da eremita in una caverna, praticando esercizi spirituali sotto la guida del maestro Gomchen Rinpoche. Il suo obiettivo è esplorare il buddismo nella sua forma più pura, depurato da inutili idoli. L’apprendistato da asceta è durissimo, ma lo porta a compimento, guadagnandosi il nome buddista di Lampada di saggezza. Un incontro risalente a quel periodo, inoltre, le cambia la vita: durante le sue meditazioni conosce il monaco tibetano Aphur Yongden, appena quindicenne. Tra i due nasce un legame spirituale indissolubile: Alexandra lo adotta e diventeranno inseparabili compagni di avventure per quarant’anni.

Lhasa, la capitale proibita

Nel 1924, a cinquantasei anni, Alexandra riesce finalmente a soddisfare il suo desiderio più profondo: raggiungere Lhasa, la capitale del Tibet, situata a 3.650 metri di altitudine nella valle del Kyi Chu. Il "Trono di Dio” (è questo il significato del nome della città) era al tempo stesso "la città proibita" per gli occidentali. Infatti nessuno straniero era ammesso alla presenza dei più sapienti tra i buddisti, tanto meno una donna. Altre volte Alexandra aveva tentato di raggiungere Lhasa, ma sempre era stata sempre respinta. Naturalmente questi fallimenti resero solo più forte la sua determinazione ("È un mio principio non accettare mai una sconfitta di qualsiasi natura possa essere e chiunque sia ad infliggermela").

Alla fine riuscì a entrarci, ma a caro prezzo. Fu un viaggio interminabile e pericoloso: Alexandra attraversa valli e montagne con la sola compagnia di Yongden, travestita da anziana mendicante con trecce finte di pelo di yak e la pelle scurita dalla fuliggine. Niente bagagli o altre scorte, per non attirare l’attenzione. I due camminano fino a diciannove ore al giorno, aggirano i posti di blocco, dormono sempre all’aperto e sopravvivono al freddo grazie alla meditazione: "Per giorni camminavamo nella semioscurità di fitte foreste vergini, poi, all’improvviso, una schiarita ci svelava paesaggi che non si vedono che in sogno. Picchi aguzzi, che puntavano alti nel cielo, torrenti ghiacciati, gigantesche cascate…”.

I due viaggiatori raggiunsero finalmente Lhasa nel 1924, mescolati alla folla dei pellegrini. Vi rimasero per due mesi, sino a quando Alexandra fu smascherata e denunciata al governatore. Ma prima che questi potesse ordinare l'arresto, lei e Yongden avevano già preso il largo, diretti in Provenza. La sua impresa era stata compiuta, come racconta lei stessa nel libro Viaggio di una parigina a Lhasa.

Una vita per la libertà

Al ritorno in Francia Alexandra si trasferisce in una casa-monastero, dove costruisce la sua "fortezza di meditazione" e per diversi anni si dedica alla scrittura. Ma nel 1937, a sessantanove anni, è di nuovo in partenza per l’Asia. La sua insaziabile sete di conoscenza la spinge a studiare il Taoismo in Mongolia e Siberia: nonostante l'età, il desiderio di spiritualità è ancora giovane in lei. Viaggia così lungo la Transiberiana in treno, prima di essere costretta a fermarsi in Cina. Lì, in compagnia dell'inseparabile Yongden, soffre la fame e i disagi.

Nel 1946 riesce finalmente a tornare in Francia, nel suo rifugio spirituale. A Digne, nel successivo ventennio di tranquillità, scrive le sue memorie, lette e apprezzate in tutto il mondo. Nel 1955 un attacco renale le porterà via Yongden Aphur, mentre lei morirà nel 1969. A entrambi verrà riconosciuto il titolo di lama tibetani; mentre Alexandra sarà anche onorata della medaglia d’oro della Società Geografica di Parigi e nominata cavaliere della Legion d’onore.

Nel 1973 a Benares, le sue ceneri furono disperse nel Gange a Varanasi, insieme con quelle del figlio adottivo. L’ultima scelta di una donna che non aveva mai chiesto permessi, l’ultima prova di una vita da donna libera.

Credits

Cover: Alexandra David-Neels, Preus museum. Distributed under the Creative Commons Attribution 2.0 Generic license via Wikimedia; The Potala Palace, former home of the Dalai Lama's, Lhasa, Tibet, January 2011, Erik Törner. Distributed under the CC BY-NC-SA 2.0 license on Flickr

Immagine interna 1: Le Lama Yongden, Preus museum. Distributed under the Creative Commons Attribution 2.0 Generic license via Wikimedia

Immagine interna 2: Pothala Lhasa Tibet - panoramio, Vinko Rajic. Distributed under the Creative Commons Attribution 3.0 Unported license via Wikimedia

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