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Scopri la storia di Lione, la città francese che nel XVI secolo divenne capitale europea della seta

29 marzo 2021
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Il quartiere di Croix-Rousse è il cuore storico di Lione e sicuramente uno dei luoghi più interessanti da visitare dell’intera Francia. Questo sito oggi Patrimonio dell'Umanità UNESCO racconta di un passato neanche troppo lontano in cui migliaia di persone si dedicavano alla lavorazione della seta, e ci riesce anche attraverso la sua architettura: non è raro infatti che molti edifici nel quartiere presentino alti soffitti, pensati proprio per ospitare i grandi telai Jacquard, in grado di misurare quasi 4 metri. I luoghi della tessitura si riconoscono anche dall’esterno, grazie alle grandi finestre che dovevano aiutare a creare un ambiente più luminoso e adatto a un lavoro delicato come quello di tessitura.

Tutto ne La Croix-Rousse sembra costruito per riannodare i fili con un tempo in cui “filare” era un verbo davvero molto usato da queste parti. Persino le strade riflettono lo stretto legame tra la seta e la città: esse sono attraversate dai caratteristici “traboule”, vicoli e passaggi nati appositamente per dare riparo dalle intemperie ai tessitori di seta, mentre si spostavano con il frutto del loro lavoro da un laboratorio all’altro. Alcuni traboule collegavano i piccoli studi di tessitura direttamente al fiume Saona, uno degli snodi principali della città che attraverso di esso spediva manufatti e riceveva materie prime. Questi vicoli narrano la storia di un luogo in cui l’anima tessile ha giustificato addirittura a volte autentiche sommosse popolari: a cavallo tra XVII e XVIII secolo, i traboule furono avamposti fondamentali per i lavoratori della seta impegnati nelle cosiddette “rivoluzioni della seta”: molti passaggi vennero infatti sfruttati come nascondigli dai cosiddetti “canut” che, avendo attraversato molte volte certi spazi, li conoscevano meglio di tutti. Le potenzialità di questi “vicoli della seta” come luoghi dove trovare riparo non sfuggì neanche dopo, quando i traboule si trasformarono in spazi perfetti per incontri segreti e scambi di documenti durante le due guerre mondiali.

Oggi, nonostante i naturali cambiamenti dettati dal tempo, rimane comunque ancora possibile immaginare senza troppe difficoltà come apparisse la Lione capitale della seta nel XVI secolo, quella in cui per necessità si creavano i traboule. La zona è ancora abitata da una base operaia e, anche se ormai nelle fabbriche trovano spazio i più moderni strumenti, è ancora possibile osservare i telai originali dell’età d’oro del tessile in città in luoghi come la Maison des Canuts, non lontano da Place de la Croix-Rousse. Per chi invece non è affascinato troppo dai macchinari ed è invece più interessato a osservare i tessuti del tempo, il Musée des Tissus è una tappa irrinunciabile quasi quanto il Marché des Soirées, un autentico mercato in cui si possono acquistare in determinati periodi dell’anno le sete lavorate localmente anche al metro, come se si trattasse di una pizza.

Il centro storico della città francese di Lione rappresenta una finestra sul passato della città. Nella vecchia Lione le cose sono rimaste quasi esattamente come erano un tempo, quando tessitori di seta e ricchi mercanti percorrevano le strade acciottolate della città. La storia dell'industria tessile rappresenta un importante passaggio per comprendere il passato, e lo sviluppo di questa città che dall’inizio del Rinascimento, divenne gradualmente la capitale europea e non solo della seta. Questa fiorente industria era inserita all’interno di una città cosmopolita e commerciale, in cui si svolgevano addirittura quattro visitatissime fiere annuali. Lione era così ricca da richiamare persino le più grandi banche dell’epoca e divenne famosa persino come uno dei primi centri in cui si sviluppò la stampa.

Furono i continui scambi commerciali con l’estero a portare la seta nella città francese che, tra il 1450 e il 1466, fu soprattutto però un deposito per stoffe lavorate in altri Paesi. A quel punto, fu il re Luigi XI che diede in prima persona la spinta a lavorare in loco certi preziosi tessuti, dopo averne capito le potenzialità commerciali. Da allora i monarchi francesi guarderanno sempre con attenzione allo sviluppo della seta e in generale del tessile in questa zona: quasi un secolo dopo, Francesco I fece una mossa coraggiosa, garantendo a Lione il monopolio sulle importazioni e sul commercio della seta. La strada era ormai tracciata e tutti gli sforzi raggiunsero il proprio apice a cavallo tra il 1600 e il 1700: sotto il regno di Luigi XIV, l’uomo che si occupava delle finanze francesi Jean-Baptiste Colbert ebbe la felice idea di lanciare una campagna promozionale ante-litteram con l’idea di far conoscere la seta lionese ben oltre le Alpi.  La trovata ebbe un successo strepitoso, soprattutto grazie alla qualità del prodotto che veniva costantemente migliorato e adattato alle nuove esigenze. A fine Settecento, i tessuti sempre più colorati e decorati in maniera originale erano il simbolo di un luogo in cui un terzo della popolazione era direttamente coinvolta nell’industria della seta. Si parla di quasi quindicimila lavoratori che, a un certo punto, portarono il loro sapere anche in altre zone del mondo, dando impulso alla produzione della seta persino in zone che non l’avevano mai conosciuta. La zona di  Spitalfields, ad est di Londra, beneficiò dell’arrivo dei professionisti francesi al punto da divenire in breve a sua volta nota per le sue eleganti sete.

In altre zone d’Europa, le conoscenze degli operai lionesi si ibridavano invece con il sapere di chi già lavorava la seta lì da prima del loro arrivo. Nel suo libro La seta a Catanzaro e Lione, la scrittrice calabrese Angela Rubino racconta proprio il fruttuoso scambio di esperienze tra italiani e cugini d’Oltralpe a partire già dal XV secolo.  Scrive Rubino che “I setaioli catanzaresi, le cui splendide manifatture erano rinomate in tutta Europa, insegnarono i segreti della loro arte agli operai francesi, dando vita ad uno straordinario processo di fusione tra due culture lontane e diverse tra loro”. Con l’andare del tempo, un numero sempre maggiore di professionisti approdò nella Penisola, anche e soprattutto per colpa di decisioni controverse prese da chi deteneva il potere in Francia: nell’Ottocento si ebbero le già citate “rivoluzioni della seta” orchestrate dai canuts che si ribellarono dopo il rifiuto dei produttori di accettare una tariffa minima per il loro lavoro personalizzato.

Paradossalmente, proprio in concomitanza con questi tumulti, si ebbero però anche molte innovazioni tecniche. Il tessitore e imprenditore lionese Philippe de Lasalle rivoluzionò l’idea che si aveva fino a quel momento del telaio brevettando il Semple. Tale dispositivo poteva essere trasferito da un macchinario a un altro, permettendo una tessitura più rapida anche quando si dovevano eseguire lavori più grandi, come il disegno degli enormi tessuti usati per il rivestimento di pareti.

L’invenzione fu fondamentale per lo sviluppo di tutta l’industria, tanto che lo stesso telaio Jacquard usato a partire dall’Ottocento deve molto alle intuizioni di Lasalle il quale, non a caso, venne onorato dal governo francese per il suo contributo. Grazie a lui, la fase finale della catena di produzione divenne più rapida senza perdere in qualità, al contrario: si iniziò addirittura a parlare di stampa “à la Lyonnaise” per indicare un modus operandi poi adottato in tutto il mondo.

Oggi è impossibile non pensare a Lasalle o ad altri grandi protagonisti di questa storia quando si entra in luoghi simbolo della Vecchia Lione e del quartiere di Croix-Rousse come la Soierie Saint-Georges. Questo spazio è uno degli ultimi atelier nel quartiere: qui la famiglia De La Calle continua una tradizione che va avanti da generazioni, arrivando a operare lavori di restauro in collaborazione con designer contemporanei ma sempre usando gli autentici telai Jacquard di due secoli fa.

A Lione è possibile imparare a tessere anche se però non si ha una solida tradizione familiare alle spalle: l’Associazione Soie Vivante organizza infatti, in un vecchio atelier del quartiere, dei laboratori per persone di tutte le età vogliose di immergersi in questo mondo. Da evidenziare che, in questo caso, gli avventori possono cimentarsi con tutti gli attrezzi del mestiere del tempo, compresi quelli di quasi quattro metri.

Non bisogna insomma sorprendersi, se camminando per la città, si ha la sensazione di ascoltare il caratteristico rumore dei telai che i lionesi hanno chiamato, proprio per il suono che fanno, con l’onomatopea “bistanclaque”. Lione da sempre tesse nello stesso momento la seta ma anche le storie. Non è un caso forse che anche il primo cinema sia nato proprio qui.

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