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Marocco in esclusiva, ep. 2: i mille volti di Marrakech

19 aprile 2022

Il Marocco vanta numerose città di grande interesse culturale: la storica capitale Fes, la nuova capitale Rabat, Tangeri, presidio dello Stretto di Gibilterra, e ancora, le città di Essaouira, Agadir e Casablanca, affacciate sull’Atlantico, e poi Volubilis, città romana nel deserto marocchino. Eppure, è a Marrakech che spesso il viaggiatore assegna il compito di offrire una prima idea del Paese. Questa del resto è sempre stata la sua funzione storica: sin dalla lontana fondazione poco dopo l’anno mille, al tempo della dinastia almoravide, la città rossa (così chiamata per il colore dei suoi edifici costruiti in arenaria) si è aperta agli scambi commerciali e culturali con il Maghreb e l’Africa sub-sahariana.

Insomma qui gli europei sono solo gli ultimi arrivati. L’elegante turismo internazionale – stilisti, modelle, attori, musicisti − si dà appuntamento ai giardini Majorelle, la villa e il meraviglioso parco creati negli anni Trenta da Jacques Majorelle. Il pittore orientalista francese fu forse il primo a subire il fascino della vita di strada e dei colori di Marrakech, tanto da lasciare in eredità un colore meraviglioso, il blu Majorelle, ispirato al mondo dei berberi e alle piastrelle blu utilizzate nel sud del Marocco.

Dai giardini Majorelle si arriva rapidamente nella città nuova, e in particolare nel quartiere di Gueliz. I viaggiatori più esperti ignorano le numerose gallerie d’arte e puntano dritti a Le Grand Café de la Poste, con le sue atmosfere degli anni Venti, quando il Marocco era un protettorato francese: sedie in legno, marmi, pelle, specchi. Gli expat conversano pigramente sotto le grandi pale dei ventilatori, come se il tempo non fosse passato; menu francese con qualche sorprendente (e sconosciuto) vino marocchino, jazz e bossa nova di sottofondo.

Il mondo in una piazza

Il resto del mondo s’incontra in piazza Jamaa el Fna, al centro della città antica (medina). È un’immensa piazza triangolare vuota e spoglia; come spiega bene una canzone di Daniele Silvestri, “La mia casa” - un elenco di tutti i luoghi dove il cantante si sente a casa - “Quella piazza lì non è fatta di niente / solo di polvere e di musica, e di gente colorata”.

Da un millennio la città si mette in scena in piazza Jamaa el Fna. Il suo nome misterioso – la Moschea del nulla – sembra derivare da un imponente luogo sacro mai completato e presto caduto in rovina. Per lungo tempo la piazza rimase uno spazio aperto indefinito dove si svolgeva larga parte della vita pubblica: un importante mercato del venerdì, feste, etc. Gli edifici che la circondano e la delimitano sono tutti recenti. Col tempo le nuove costruzioni le hanno dato una forma duplice: la parte più estesa è rivolta verso la moschea della Koutubia, la seconda nel lato nord confina con i suq.

Nel 2001 l’UNESCO ha incluso piazza Jamaa el Fna nel Patrimonio immateriale dell’umanità, non per i monumenti dunque, ma per la vita che accoglie ogni giorno. La mattina la piazza è un poco più tranquilla e si può passeggiare attraverso il colorato mercato di frutta e verdura. Incantatori di serpenti, ammaestratori di scimmie, cartomanti, erboristi, venditori d'acqua con i cappelli a frange, improbabili dentisti e tatuatori con l'henné offrono i loro servizi in banchi improvvisati. Verso le quattro del pomeriggio spuntano dal nulla numerosi ristoranti di fortuna, distinti da un numero, gridato forte perché si imprima nella memoria di chi passa. I marocchini consigliano l’ottima zuppa cucinata da Aicha, alla bancarella n. 1. Il resto del menu è fantasioso: brodo di lumache piccante, cuori allo spiedo, tajine bollenti, pesce fritto al momento. Le voci dei danzatori gnaoua, di maghi e musicanti berberi risuonano sino a oltre mezzanotte. Quando la pressione di questa varia umanità si fa troppo forte, è possibile ritirarsi in un tavolo sulla terrazza di uno dei locali intorno.

Dal mercato al quartiere ebraico

In piazza Jamaa el Fna i turisti sono tanti, ma lo stesso si può dire per il vasto mercato coperto (suq), dove la contrattazione, con i suoi tempi allungati, è un rito inevitabile al quale non è possibile sottrarsi. Gli artigiani di Marrakech sono famosi per la qualità dei loro prodotti, anche quando sono venduti come souvenir: tappeti, coperte, pantofole, tazze, lampade, teiere, specchi… Una visita al Museo di arte marocchina (Dar Si Said), a nord del sontuoso palazzo El Bahia, mostra le radici di questa eccellenza artigianale.

La splendida Moschea della Koutubia (XII secolo) attira lo sguardo su di sé da ogni direzione grazie al suo imponente minareto, ma purtroppo l’ingresso è riservato ai soli musulmani. È anche detta Moschea dei Librai - dalla parola "kutub" - perché probabilmente in quello spazio un tempo erano presenti venditori di libri sacri oppure scrivani.

Dopo una visita d’obbligo alle tombe Sadiane, meravigliosamente decorate, è opportuno avvicinarsi ai resti imponenti del cinquecentesco palazzo El Badi, “il palazzo incomparabile”. Decorato con marmi italiani e oro, con turchesi e cristalli, il palazzo aveva più di 300 stanze. Fu il sultano Moulay Ismail - nel XVII secolo - a distruggerlo e saccheggiarlo, per poi trasferire la capitale da Marrakech a Meknes.

Da El Badi, in pochi passi ci si immerge nella Mellah, l’antico ghetto ebraico raccolto intorno alla sinagoga, che è oggi un quartiere popolare protetto dalla sua posizione ai margini della città vecchia; è piacevole fermarsi qui per ammirare la vita di strada. Alla fine della giornata, la tranquillità del riad è quasi necessaria. In fondo a una piccola via lastricata di pietre colorate si apre improvviso il silenzio di un cortile dove si sente soltanto il rumore della fontana. Il canto del muezzin sembra chiamare il tramonto e la notte.

Credits

Cover: Piazza Jamaa el Fna di sera. Image by Jonny_Joka, distributed under the Pixabay License via Pixabay

Immagine 1: Giardini Majorelle. Image by Haimed mohamed, distributed under a CC-BY-SA-4.0 license via Wikimedia.

Immagine 2: Piazza Jamaa el Fna di giorno. Image by Lviatour, distributed under the CC-BY-SA-3.0-migrated and CC-BY-SA-2.5,2.0,1.0 licenses via Wikimedia.

Immagine 3: Carpets in Marrakesh. Image by Donar Reiskoffer, distributed under the CC-BY-3.0,2.5,2.0,1.0 licenses via Wikimedia.

Immagine 4: Il minareto della Moschea della Koutubia. Image by STAB64, distributed under a Pixabay License via Pixabay.

Immagine 5: Palazzo El Badi. Image by Didier Baertschiger, distributed under a CC BY-SA 2.0 license via Flickr.

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