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Il mondo perduto in Venezuela: la Gran Sabana e le storie che ha ispirato

17 ottobre 2021

Alla fine dell’Ottocento, le spedizioni degli esploratori si moltiplicarono e gli spazi vuoti sulle carte geografiche si assottigliavano sempre più. Il superstite desiderio di avventura si concentrò allora sulla Gran Sabana, una vasta regione (45.000 chilometri quadrati) nel sud-est del Venezuela dove, sopra la distesa impenetrabile della foresta, svettano circa centocinquanta montagne dalla cima piatta chiamate tepui (la “casa degli dei” nella lingua degli indigeni).

Il tepui più esteso è Auyántepui (700 chilometri quadrati), dove il pilota americano Jimmie Angel, il 18 novembre 1933, vede la più alta cascata del mondo (979 metri di dislivello), oggi chiamata in suo onore Salto Angel. Nell’ottobre del 1937, Angel riuscì ad atterrare avventurosamente in cima alla cascata ma il suo monoplano s’impantanò e dovette essere abbandonato sulla montagna.

Forse ancora più famoso è il tepui Roraima, alto quasi 2800 metri, dove si incontrano i confini di Venezuela, Brasile e Guyana. Solo nel 1884, dopo diversi tentativi, la cima del Roraima fu conquistata, scoprendo che il suo millenario isolamento aveva favorito un processo evolutivo diverso da quello del territorio circostante, con specie animali e vegetali uniche.

“Il Mondo perduto” di Arthur Conan Doyle

L’immaginazione dello scrittore scozzese Arthur Conan Doyle (il creatore di Sherlock Holmes) fu profondamente colpita da questo luogo. E qui volle ambientare il suo romanzo fantastico “Il mondo perduto” (“The Lost World”, 1912). La trama: il prof. George Challenger trova il diario di un esploratore scomparso, Maple White, con strani disegni di animali estinti. Organizza allora una spedizione scientifica sul tepui Roraima dove trova gli ultimi dinosauri (pterodattili, iguanodonti, tirannosauri) insieme ad alcuni bellicosi primati. Solo dopo molte avventure e pericoli la spedizione guidata da Challenger riesce a tornare alla civiltà portando con sé, come prova decisiva, uno pterodattilo vivo, la cui fuga davanti agli occhi di tutti conclude il romanzo.

Nel 1925, l’industria cinematografica usciva dalla sua fase sperimentale ed era pronta per più ambiziosi progetti, a cominciare proprio dalla trasposizione di “Il mondo perduto”Il film diretto da Harry Hoyt ebbe grande successo anche grazie agli effetti speciali di Willis O’Brien: per la prima volta il pubblico poteva vedere dei dinosauri animati con la tecnica stop-motion, o animazione a passo uno, in uso sino alla grafica computerizzata dei nostri giorni.

I dinosauri della Gran Sabana in “King Kong”

Dopo aver fatto le prove generali in questo film, Willis O’Brien diede il meglio di sé in “King Kong” (1933), perfetta combinazione di elementi avventurosi, romantici e fantastici. Questa volta il gigantesco gorilla proviene da una misteriosa isola del Teschio, anch’essa ignota alle carte, a ovest di Sumatra. Ma l’influenza de “Il mondo perduto” è evidente nelle numerose scene di dinosauri in lotta col gigantesco gorilla. “Il mondo perduto” è stato poi riproposto in una decina di remake e ha ispirato opere più recenti, tra cui naturalmente “Jurassic Park” (1993), diretto da Steven Spielberg.

“Il mondo perduto” fu anche il primo film proiettato durante un volo aereo. L’esperimento fu tentato nell’aprile 1925 durante un volo Londra-Parigi, su un ex bombardiere Handley-Page in legno e tela adattato al servizio di linea. L’accompagnamento sonoro era eseguito a Berlino da una vera orchestra e trasmesso via radio. Era la degna conclusione dell’avventura iniziata sui misteriosi altipiani del Sud America.

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