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Architettura & Design
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La Los Angeles di John Lautner, il genio che ha rivoluzionato lo spazio domestico

08 luglio 2022

Allievo del grande Frank Lloyd Wright, John Lautner (1911-1994) è autore di alcune delle più sorprendenti residenze private americane, realizzate tra gli anni Quaranta e Ottanta.

Il suo lavoro resta particolarmente significativo soprattutto per la radicale espansione del vocabolario tecnico e spaziale dell'architettura domestica. John Lautner infatti non ha mai realizzato ville tradizionali, mentre ha arricchito Los Angeles e dintorni con le sue case futuristiche. Sulle colline di Hollywood, l'architetto statunitense ne ha realizzate molte, anche su terreni che ai più sarebbero sembrati inedificabili, perché troppo scoscesi.  Del resto, "far sparire lo spazio sembra essere la più durevole, sopportabile e vivificante qualità in architettura", si legge in un suo virgolettato tratto da Lautner: 1911-1994, Disappearing Space, a cura di Barbara Ann Campbell-Lange e Peter Gosse.

L'architettura come destino, nel segno di Wright e della California

John Lautner è stato uno dei più importanti architetti americani del '900: la sua carriera è durata 55 anni e ha lasciato un segno indelebile nella California meridionale, dove dalla fine degli anni '30 ha realizzato oltre cinquanta strutture significative. Ma la sua storia partiva da molto lontano.

Nato nel 1911 a Marquette, nel Michigan, il giovane Lautner ebbe la sua prima esperienza con l'architettura a dodici anni, quando aiutò il padre a costruire uno chalet. Dopo una laurea in inglese presso la Northern Michigan University, si imbatté per caso nell'autobiografia di Frank Lloyd Wright. Folgorato dai concetti dell'architettura organica - che promuove l'armonia tra uomo e natura esplorando l'interazione di persone, spazi e ambienti, naturali e costruiti - Lautner fece domanda per la Taliesin Fellowship a Spring Green. La sua candidatura ebbe esito positivo e rimase nel Wisconsin dal 1933 al 1939, frequentando la scuola-atelier del grande maestro.

L’insegnamento wrightiano del “from within outward” - letteralmente,  “dall'interno verso l'esterno”-  resta un suo punto di riferimento.  Luce, movimento, vista sulla natura sono infatti elementi chiave nei progetti di Lautner, che - in un'intervista parte della mostra ''Tra terra e cielo'' del Lighthouse di Edimburgo del 2009 - affermava: “L’interno è la vera essenza dell’architettura, perché la funzione primaria dell’architettura è l’essere a servizio degli individui".

Ognuna delle sue opere è stata espressione della sua costante esplorazione di nuove idee e materiali, con una visione rivoluzionaria che nel 1970 gli ha permesso di diventare Fellow dell'American Institute of Architects.

Spazio-casa: le innovazioni di Lautner

Lautner era infatti un architetto ma anche un genio dell'ingegneria, in grado di giustapporre geometrie diverse per creare forme organiche e futuristiche allo stesso tempo. Questa caratteristica lo ha reso uno degli architetti più sperimentali della sua generazione.

L’innovativo rapporto traforma e funzione che guidava le sue scelte lo ha portato a: realizzare ambienti costituiti da layout non lineari e open spacemultilivello, perché riteneva inutile segmentare lo spazio in piccole porzioni chiamate stanze; a utilizzare il legno lamellare e il calcestruzzo precompresso, per sfruttarne la resistenza e le possibilità plastiche; a massimizzare lucernari  e grandi terrazze panoramiche, per valorizzare la scelta di costruire in contesti orografici scomodi, permettendo alle finestre di inquadrare il cielo in modo grandangolare.

Lautner durante la sua carriera ha saputo sondare nuove strade, alzando costantemente l'asticella. Non si accontentava dei canoni dell'epoca, giocava con la grammatica architettonica e la statica, sempre in cerca della soluzione migliore. E più avveniristica, sia per gli interni che per gli esterni. La ricerca di un approccio plastico al costruito lo porta infatti ad un uso “estremo” della struttura e allo sviluppo di un linguaggio libero, dove l’edificio si fa scultura. Un pezzo d'arte, ancor prima che una bella architettura. Per queste ragioni, con lui si può parlare di "tettonica dello spazio domestico".

Curiosamente, come detto, il terreno fertile su cui coltivare le sue innovazioni è stata la California, luogo per il quale Lautner non nutriva una grande simpatia. Tuttavia le sue opere più famose sono indissolubilmente legate a Los Angeles, anche perché - a differenza dell'amato Michigan - il clima e la luce della California del sud gli hanno permesso di utilizzare grandi piani di vetro, legno a vista e altri elementi capaci di incorporare e valorizzare lanatura nei suoi progetti.

I suoi tre progetti più iconici

A metà degli anni '50, l'industriale Kenneth Reiner incaricò John Lautner di realizzare quella che sarebbe diventata una delle case tecnicamente e strutturalmente più innovative al mondo, capace di fondersi in modo perfetto con la natura circostante. La Reiner-Burcill Residence - anche detta "Silvertop" - è stata infatti la prima grande esplorazione delle possibilità del cemento monolitico, utilizzato per seguire il contorno esatto del sito collinare su cui sorge.

Alcune delle innovazioni pensate e realizzate da Lautner includevano un grande tetto ad arco in cemento precompresso che si estende per circa 25 metri imitando la collina su cui poggia la casa, una maestosa parete finestrata nel soggiorno, una piscina a sfioro (tra le prime in assoluto nel suo genere), il riscaldamento e il raffreddamento dei pavimenti tramite un sistema meccanico ed elettrico.

Le pareti curve sono il marchio di fabbrica della casa: dalla cucina a pianta aperta che si piega in una sala pranzo, a un'intera parete di vetro che avvolge le zone giorno, creando una connessione senza soluzione di continuità tra l'interno e l'esterno.

Il progetto, oggi tra i più famosi di Lautner, ha avuto una gestazione lunga e difficile: mentre la villa era ancora in costruzione, Reiner, il proprietario originale, è stato costretto a venderla per motivi economici. Rimasto incompiuto per un po', il progetto è stato terminato nel 1974, quando Philip e Jacklyn Burchill acquistarono la casa, lavorando con Lautner per completarla.

Sulle colline di Bel Air si trova invece la Sheats-Goldstein Residence, originariamente costruita  per Helen e Paul Sheats, per poi essere acquistata da James Goldstein nel 1972, per 182.000 dollari. Ma era ancora decisamente da sistemare e sono serviti i successivi vent'anni per renderla quella che tutti conoscono oggi.

La Sheats-Goldstein Residence è un esempio di grande collaborazione: architetto e committente hanno partecipato negli anni alla realizzazione di mobili su misura, al ridisegno degli interni e alla sostituzione di tutte le finestre della casa. La villa, con i suoi soffitti a losanghe triangolari e la vista mozzafiato su L.A., è uno dei capolavori di Lautner. Una sorta di campionario delle soluzioni spaziali ed estetiche che amava, un esempio eccezionale di architettura domestica.

Proprio per preservarla, è stata donata al Los Angeles County Museum of Art che ha dichiarato: "La grande architettura è un'ispirazione potente come qualsiasi opera d'arte e LACMA è onorata di prendersi cura, mantenere e preservare questa casa, nonché di migliorare l'accesso a questa grande risorsa per gli studenti di architettura, gli studiosi e il pubblico".

Ma la reputazione di Lautner ha fatto il salto grazie al suo progetto più rivoluzionario: la Residenza Malin, nota anche come "Chemosphere", progettata per il giovane ingegnere aerospaziale Leonard Malin nel 1960. Situata su un ripido sito collinare, la realizzazione della villa fu considerata impossibile fino a quando Lautner non escogitò un piano per risolvere il problema della pendenza di 45 gradi del terreno. La soluzione dell'architetto fu posizionare l'intera casa in cima a un pilastro fungiforme di cemento alto 15 metri, a sua volta poggiato su un'enorme piattaforma di cemento da 6 metri di diametro e spessa 90 centimetri.

Da questa base, otto raggi d'acciaio sostengono e stabilizzano il bordo esterno della casa, mentre il centro del pilastro ospita cavi di servizio e tubature. Lautner ha fornito l'accesso dal vialetto su per la ripida collina installando una funicolare e una breve passerella. La casa ha una pianta ottagonale e una sezione a losanga, e l'intera facciata è composta da otto grandi finestre panoramiche sulla San Fernando Valley, motivo per cui spesso è stata descritta come un "disco volante".

In attività sino alla morte, sopraggiunta all'età di 83 anni, John Lautner ha cambiato il paradigma dell'architettura domestica, rivoluzionando il modo di intendere gli spazi interni e il loro rapporto con l'esterno. Nel solco del pensiero wrightiano, ha saputo attrarre e ispirare mondi lontani e, con le oltre 60 opere realizzate, ha dimostrato una grande capacità di adattare la sua visione alle diverse situazioni, interpretando al meglio aspettative e bisogni di ogni committente.

Credits

Cover: Silvertop - John Lautner, James Vaughan. Distributed under the CC BY-NC-SA 2.0 on Flickr

Immagine interna 1: Silvertop House 2013, Rellelui. Distributed  under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license via Wikimedia

Immagine interna 2: Sheats Goldstein residence was designed by John Lautner in 1961 and completed in 1963 [R], James Vaughan. Distributed under the CC BY-NC-SA 2.0 license on Flickr

Immagine interna 3: John Lautner's Chemosphere, evdropkick. Distributed under the CC BY 2.0 license on Flickr

Immagine Interna 4: 1963 - Sheats House - John Lautner, James Vaughan. Distributed under the CC BY-NC-SA 2.0 license on Flickr

Immagine interna 5: Chemosphere 2012, CDernbach. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license via Wikimedia

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