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Oltre “La grande onda”: l’arte di Hokusai, maestro giapponese

21 marzo 2022

Dire che La grande onda di Kanagawa di Hokusai sia l’opera più famosa del suo creatore è certamente un eufemismo: matrice di moltissime copie oggi conservate nei più importanti musei del mondo, l’immagine è divenuta una vera e propria icona della cultura pop, legando indissolubilmente l’opera all’artista e mettendo in secondo piano le sue numerose altre fatiche.

Tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima del XIX, Hokusai ha tuttavia lasciato numerose tracce del proprio straordinario talento compositivo, con le quali ha unito tra loro lo stile tradizionale giapponese ukiyo-e alle istanze pittoriche di derivazione europea, arricchendo tanto la scena artistica locale quanto quella estera di contemporanei e posteri.

Fragilità e resistenza: lo scontro tra due forze ne La grande onda di Hokusai

Un’enorme onda impetuosa e ribollente di schiuma, accompagnata da onde più piccole, e, in lontananza, un piccolo monte che fa da spettatore; molti di noi descriverebbero, a memoria, questi elementi de La grande onda (come molti conoscono l’opera, dimenticando di collocarla nel distretto sul mare di Kanagawa, nella baia di Tokyo).

Realizzata dal maestro Katsushika Hokusai tra il 1830 e il 1831 – un periodo di lutti, ristrettezze economiche e problemi di salute – questa xilografia (una tecnica di incisione su legno che dà vita a matrici da inchiostrare e da utilizzare per riprodurre un’opera in serie) ha da raccontare molto di più di quello che ci appare a colpo d’occhio. Quando Hokusai la realizzò decise infatti di unire lo stile locale ukiyo-e (una tecnica artistica che prevedeva la stampa tramite blocchi di legno di immagini quotidiane, politiche e cittadine) con le tecniche pittoriche europee, come l’utilizzo del Blu di Prussia – da poco accessibile anche in Giappone dopo l’importazione dai Paesi Bassi – e della prospettiva. I numerosi scambi commerciali con l’estero permisero all’artista di entrare in contatto con quest’ultima, capace di donare alle opere la giusta profondità, sebbene la politica isolazionista del Giappone avesse ridotto al minimo i contatti con l’estero tra il 1641 e il 1853.

Nelle mani di Hokusai la prospettiva divenne uno strumento fondamentale per la rappresentazione simbolica di concetti profondiLa grande onda di Kanagawa – la prima xilografia delle Trentasei vedute del Monte Fuji  mette in scena la minaccia di un mare in tempesta, nell’istante esatto in cui l’enorme onda sta per raggiungere un gruppetto di imbarcazioni nei pressi del porto di Kanagawa.

Sullo sfondo di questa visione drammatica – enfatizzata dal particolare stile pittorico con cui l’onda è stata tratteggiata (il profilo ricorda dei denti affilati, mentre l’uso di un profondo blu di Prussia ne potenzia la spaventosità) – si staglia in lontananza il monte Fuji, ricorrente nelle opere di Hokusai e simbolo nazionale del Giappone. Esso simboleggia la sacralità, la resistenza e l’eternità, messe in contrapposizione con la fragilità della vita umana, minacciata dalla forza inarrestabile della natura.

L’artista oltre La grande onda: gli Hokusai Manga

Si potrebbe dire che il talento di Hokusai per l’arte si sviluppò in tenera età, ma che diede i suoi frutti solo quando il pittore raggiunse la maturità. A 14 anni iniziò ad apprendere la tecnica dell’intaglio presso una tipografia, formandosi in seguito presso lo studio di un altro grande pittore e xilografo: Katsukawa Shunsho. Al fianco del maestro, Hokusai capì come padroneggiare le tecniche tradizionali e si appassionò alla rappresentazione di soggetti appartenenti alla realtà quotidiana e al mondo naturale, com’era in uso nello stile ukiyo-e.

Alla fine degli anni ‘90 del Settecento Hokusai iniziò a cercare la propria indipendenza artistica: dopo aver aperto il proprio studio, la sua fama iniziò a circolare presso i concittadini – e non solo – grazie a opere di vario stile e di diverse dimensioni.

Le ristrettezze economiche lo portarono a produrre manuali di disegno e illustrazioni di libri, come Lezioni rapide in disegno semplificato, delle quali sono particolarmente famose le Gru, del 1823. Spesso fautore di immagini dettagliate, Hokusai scelse per quest’opera tratti semplici e morbidi, per tratteggiare uno stormo di sedici gru su uno sfondo color pesca. L’essenzialità non va però a discapito della forza evocativa degli elementi, che riescono a esprimere in modo efficace le movenze degli eleganti soggetti.

Il gusto per l’insegnamento del disegno culminò in una delle sue opere più famose, gli Hokusai Manga, considerati i precursori dei noti fumetti giapponesi. In questi 15 volumi, pubblicati a partire dal 1814 come manuale tecnico, Hokusai mise in scena in migliaia di schizzi il proprio talento nel raffigurare scene di vita quotidiana in modo realistico, ma si focalizzò anche su elementi soprannaturali, ricorrenti nell’arte di Hokusai. Una delle caratteristiche più peculiari degli Hokusai Manga è la serialità: le immagini sono schizzi in movimento, talvolta corredati da quelli che oggi vengono definiti balloon, utilizzati nelle tavole per esprimere i pensieri dei personaggi o i loro sogni.

Il fascino per le visioni soprannaturali: Il fantasma di Oiwa

Al 1831 risale la stampa Il fantasma di Oiwa, opera che sintetizza il fascino dell’artista per il mondo soprannaturale. Perfino ne La grande onda – in apparenza una rappresentazione dell’impeto della natura – non mancano elementi fantasmatici, individuabili nell’aspetto minaccioso dell’acqua e nella forma dei flussi marini.

Il fantasma di Oiwa è una vera e propria narrazione, ispirata a una storia tradizionale di fantasmi spesso rappresentata a teatro.
La protagonista è una donna che – dopo essere stata tradita e uccisa dal marito – torna dal mondo dei morti per infestare la casa del carnefice e vendicarsi. Il viso della protagonista riempie la scena e anima una lanterna con i suoi tratti spaventosi: la pelle pallida, i capelli neri e sottili e uno sguardo stravolto dall’ira. La visione, ispirata a un immaginario popolare ricco di storie dell’orrore, cattura l’attenzione dell’osservatore grazie alla sua angosciante intensità.
Queste raffigurazioni influenzarono i posteri fino ad arrivare ai giorni nostri, dove vennero riprese anche – assieme a moltissimi elementi dell’immaginario popolare giapponese – dai capolavori d’animazione di Hayao Miyazaki.

Tradizione, sacralità e potenza nelle Trentasei vedute del Monte Fuji

Elemento centrale e significativo per la spiritualità giapponese, il monte Fuji è spesso soggetto delle opere di molti artisti giapponesi, nonché protagonista di un’intera serie di stampe realizzate da Hokusai tra il 1826 e il 1833Trentasei vedute del Monte Fuji. Di questa serie, La grande onda di Kanagawa è solo la prima opera, alla quale ne seguirono numerose altre, che rappresentano la montagna in modi sempre diversi.

In Vento del Sud, Cielo sereno il Fuji è in primo piano; la sua figura massiccia riempie quasi interamente la scena e catalizza l’attenzione dell’osservatore grazie al suo colore rosso intenso. Il vulcano sembra essere colto nell’istante successivo all’eruzione, mentre rivoli di magma scendono lungo il crinale. L’eruzione – emblema della forza incontrollabile della natura in contrapposizione con la fragilità della quotidianità umana – viene però subito ridimensionata dalla serenità del cielo alle sue spalle, velato sì da numerose nuvole, ma non minacciato da una tempesta imminente. La scena è quieta e intensa al tempo stesso, in una complessità emotiva ricorrente nelle stampe di Hokusai.

In questa, come in moltissime altre sue opere, Hokusai è stato in grado di condensare un’ispirazione variegata, accogliendo tanto l’umile realismo della vita di tutti i giorni, quanto un immaginario fantasmatico di stampo tradizionale, fatto di spiriti, demoni e leggende della cultura giapponese.
Con la sua complessità artistica, Hokusai ha lasciato una traccia di sé che va ben oltre la fama mondiale de La grande onda di Kanagawa. Padre dei moderni manga e amante del disegno, ha fatto del Fuji il simbolo dell’unione tra divino e terreno, tra sacro e profano, tra eterno e fuggevole.

In cover “La grande onda di Kanagawa“, Katsushika Hokusai, 1830-31 ca. Distributed under a CC-Zero license via Wikimedia.

Immagine interna 1: “Gru da Lezioni veloci di disegno semplificato”, Katsushika Hokusai, 1823. Distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine interna 2: “Hokusai Manga”, Katsushika Hokusai, 1814-1878 circa. Distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia

Immagine interna 3: “Il fantasma di Oiwa”, Katsushika Hokusai, 1831. Distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine interna 4:”Vento del Sud, Cielo sereno”, “Trentasei vedute del Monte Fuji”, Katsushika Hokusai, 1826-1833.Distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

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