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EDUFIN@POLIMI, la finanza sui banchi di scuola

09 marzo 2020
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Aprire un mutuo, comprendere gli effetti dell’inflazione, calcolare gli interessi di un prestito. Nelle scelte di tutti i giorni sapersi orientare in ambito economico fa spesso la differenza. Eppure in Italia la maggior parte della popolazione è ancora lontana da questa consapevolezza. Secondo l’ultimo rapporto della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) solo il 12% degli italiani ha una buona padronanza della materia, mentre il 21% ignora tutti i principali concetti finanziari di base come inflazione e rapporto rischio-rendimento.

Per superare l’impasse, diventa necessario inserire l’economia nella formazione di ciascun cittadino, cominciando dalla scuola. Meglio ancora se questo avviene nelle ore curriculari, come nel progetto EDUFIN@POLIMI, che inserisce l’educazione finanziaria all’interno delle ore di matematica negli istituti di secondo grado. L’idea è del Qfinlab, Laboratorio di Finanza Quantitativa del Dipartimento di Matematica del Politecnico, diretto dal prof. Emilio Barucci, ordinario di Matematica Finanziaria. Partito nel 2017 come corso open, Edufin ha coinvolto a oggi oltre 30 scuole italiane, situate in sei regioni diverse.

I docenti delle scuole che aderiscono al progetto sono invitati innanzitutto a un primo incontro di presentazione delle attività nel quale ricevono spunti per rendere più coinvolgenti e dinamiche le lezioni di educazione finanziaria. Il primo step riguarda la loro formazione, dal momento che a impartire le nozioni di finanza saranno proprio gli insegnanti di matematica e scienze dopo aver appreso contenuti e metodologie dei percorsi proposti dal team del Politecnico. A fare da tramite tra il Politecnico e le scuole è la dott.ssa Francesca Dossi, membro del team di Edufin e docente di economia aziendale “Il percorso base,” spiega “si focalizza sul concetto di tasso di interesse in regime di capitalizzazione semplice, composta e mista, quello intermedio approfondisce il tema degli strumenti finanziari di debito e di capitale, mentre l’avanzato entra nell’analisi statistica del binomio rischio-rendimento”.

La metodologia proposta da Edufin ai docenti è la cosiddetta flipped classroom, cioè classe capovolta”, così chiamata perché viene rovesciata la didattica tradizionale. “In una prima fase gli studenti guardano video e analizzano documenti e testimonianze relativi a determinati argomenti. Successivamente espongono in classe i punti principali di quanto visto o letto e ci lavorano attraverso attività di laboratorio ed esercitazioni. Toccherà poi al docente tirare le fila, fornendo le regole generali e i concetti da assimilare”. Ogni tema richiede di essere trattato in un lasso di tempo di almeno 10 ore, che si concludono con un test di valutazione e la consegna degli attestati e il Labirinto delle Finanze, un momento ludico che consiste in una caccia al tesoro all’interno della scuola.

“Il percorso base si focalizza sul concetto di tasso di interesse in regime di capitalizzazione semplice, composta e mista, quello intermedio approfondisce il tema degli strumenti finanziari di debito e di capitale, mentre l’avanzato entra nell’analisi statistica del binomio rischio-rendimento. Oltre alla formazione teorica, forniamo ai docenti degli spunti per rendere la lezione più coinvolgente”. Oltre a formare i docenti, la dott.ssa Dossi incontra gli studenti nel corso dell’anno scolastico e a conclusione del percorso. “Per una strategia formativa replicabile e di ampio raggio,” spiega, “è necessario partire dagli studenti che saranno i cittadini del futuro. Non è necessario essere dei maghi della finanza ma è fondamentale avere una conoscenza di base ben solida sugli strumenti finanziari elementari e le leggi matematiche che li caratterizzano. La mancanza di competenze in questo campo ha amplificato le conseguenze delle diverse situazioni di crisi economiche degli ultimi 15 anni”.

In tale contesto l’utilizzo delle tecnologie diventa determinante, ma lo strumento digitale, come precisa Dossi, non deve sostituire la didattica. “I video, i test digitali di verifica, i fogli di lavoro virtuali su cui costruire formule e modelli sono un valore aggiunto per dare la possibilità alla didattica di poter essere fruibile in ogni luogo ed in ogni momento, ma senza dimenticare che la qualità dell’offerta formativa deve risiedere soprattutto nei contenuti proposti”. . Il modello di EDUFIN@POLIMI, in linea con gli obiettivi del Ministero dell’Istruzione relativi al potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economica finanziaria, è preso ad esempio anche in altre regioni.

Le competenze di cittadinanza, tra le quali rientrano quelle economiche, aggiunge Dossi, “devono essere rivolte a tutta la popolazione, con particolare attenzione alle fasce più deboli e fragili culturalmente all’interno di un territorio di riferimento. Ad esempio gli stranieri, per la difficoltà di alfabetizzazione, le donne appartenenti alle fasce di reddito più basse e gli anziani, per il minor aggiornamento digitale, rappresentano tre categorie da formare in ambito finanziario”. Sulla piattaforma universitaria POK (Polimi Open Knowledge) sono quindi stati caricati corsi aperti a tutti cittadini.

Articolo di Emanuele La Veglia

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