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Marocco in esclusiva, ep. 3: Volubilis, la Pompei del deserto

26 aprile 2022

Quando si giunge a Volubilis un certo spaesamento è inevitabile. Per quanto il percorso sia stato breve (appena una mezzora d’auto da Meknès o da Fes), il modesto spostamento nello spazio apre infatti a un vero e proprio viaggio nel tempo. Uscendo dalle città vicine ci si lascia alle spalle la cultura e la civiltà dell’Islam e ci si ritrova di colpo in una importante città romana nel nord del Marocco, dei primi secoli della nostra era. Con l’aiuto dell’immaginazione, le vie lastricate di pietra sembrano tornare ad animarsi, come quando Volubilis contava ventimila abitanti, di diverse origini: berberi, greci, siriani. Una mescolanza viva e vitale, in pacifica coesistenza grazie a una lingua e una legge comune.

Una città tra le nuvole

Può sorprendere un incontro con Roma così profondo in un luogo tanto remoto. Ma vicino e lontano sono termini relativi. Certo anche nell’antichità Volubilis era alla periferia dell’impero, ma non bisogna dimenticare che i romani vivevano sulle sponde del Mediterraneo “come rane intorno a uno stagno (così dicevano di sé). In Nordafrica erano di casa, molto più che nella nebbiosa pianura padana, e anche per questo alcuni dei loro siti archeologici più interessanti si trovano proprio in Marocco (o in Tunisia).

La città sorge su una collina al centro di una fertile pianura agricola, ai piedi delle montagne dell’Atlante. Al tempo di Roma era coltivata a grano, ulivi e mandorli ma ancora oggi, da quel che si vede da quassù, non dev’essere troppo cambiata.  Anche se i viaggiatori preferiscono visitare le numerose città del Paese, il Marocco berbero e rurale - con i suoi piccoli produttori, le sue greggi e le sue mandrie - ha un fascino particolare, proprio perché ha conservato il suo legame con la tradizione.

Volubilis fu fondata dai cartaginesi e il suo meraviglioso nome non rimanda all’incostanza dei suoi abitanti, quanto piuttosto ai numerosi oleandri rosa (Oulili in berbero) diffusi nella regione. Dopo essere rimasta a lungo nella sfera d’influenza romana, nel 42 d.C., al tempo dell’imperatore Claudio, Volubilis passò proprio sotto il controllo diretto dell’impero; vi rimase sino al 280 d.C., quando l’aggressività delle vicine tribù berbere si combinò alla rapida decadenza del mondo romano, tormentato dalla guerra civile. Venne poi l'espansione araba  e un lento declino, culminato nel terribile terremoto del 1755, lo stesso che rase al suolo Lisbona e sollevò tante discussioni tra i filosofi del tempo. Oltretutto, dopo il sisma, molte pietre furono razziate per abbellire i palazzi di Meknès. Ma già nel Settecento comincia la riscoperta di Volubilis, grazie soprattutto agli archeologi francesi.

Per le vie della città

A Volubilis meglio andare in primavera, come ora, quando tutto intorno i campi sono in fiore. Il clima è più mite e scegliendo le prime ore del mattino, o nel nostro caso le ultime della sera, può capitare si restare soli tra le rovine, liberi di lasciar correre l’immaginazione. Si entra in città da sud attraverso la porta di Cesare e subito si incontrano gli edifici pubblici più importanti.

Le terme di Gallieno, con una superficie di oltre mille metri, ricordano la cura dei romani per i servizi pubblici; oltre alle terme, Volubilis aveva un acquedotto pubblico e un efficiente sistema di scolo. Un’imponente scalinata e delle colonne tese verso il cielo indicano i resti maestosi del Campidoglio, il santuario più importante della città, dedicato a Giove, Giunone e Minerva.

Poco più avanti, verso nord, in una posizione dominate, sorge la Basilica. Prima di essere utilizzato per le grandi chiese cristiane, nel mondo romano questo termine indicava un edificio pubblico dove si teneva il mercato e si amministrava la giustizia. Una funzione simile a quella del vicino Foro, dove numerose iscrizioni e statue celebrano i personaggi più illustri della città. Bisogna cercarle con pazienza però e affidarsi ai ricordi scolastici per tentare una traduzione.

Ancora più a nord, all’incrocio tra il cardo e il decumano, le due vie principali di ogni città romana, si staglia l’arco di Caracalla, un tempo coperto di marmo bianco e sormontato da un carro di bronzo. Anche com’è ora tuttavia colpisce l’immaginazione e sembra quasi una cornice attraverso la quale guardare il verde paesaggio ai piedi della collina. Superato l’arco, si entra nel quartiere delle grandi case padronali, con i vasti cortili a colonne e i meravigliosi mosaici, per i quali Volubilis è famosa.

Proprio il soggetto dei mosaici distingue le diverse dimore. Nella casa che porta il suo nome, Orfeo incanta gli animali con il suono della lira. Nella stessa abitazione, la più lussuosa della città, un mosaico con nove delfini che saltano tra le onde indica la posizione delle terme private (in un altro edificio, la stessa indicazione è affidata a un’elegante raffigurazione delle Ninfe al bagno). Nella casa dell’acrobata è ritratto invece un cavaliere, colto nel momento in cui salta da cavallo. Vicino troviamo anche un complesso e raffinato mosaico di Bacco e Arianna, di grandi dimensioni.

Poco oltre, lungo il decumano, in un’altra villa una serie di mosaici raffigura le famose dodici fatiche di Ercole, attraverso le quali l’eroe conquistò l’immortalità. Le leggendarie colonne d’Ercole, considerate nell’antichità il limite estremo del mondo conosciuto, non sono molto lontane da qui e in queste terre il dio era molto popolare. Lo stato di conservazione dei mosaici è straordinario, in confronto ad altri anche molto celebri, specialmente se si considerano le vicissitudini della città. L’ultimo visto oggi adorna la casa di Dionisio, il dio che donò il vino agli uomini, qui raffigurato tra le quattro stagioni.


Di sorpresa in sorpresa, tra storia e paesaggio, l’antica Volubilis riprende vita davanti agli occhi del viaggiatore. Eppure ad oggi solo un terzo del sito è stato riportato alla luce. Anche così, è bastato per ottenere l’iscrizione nel Patrimonio dell’Umanità Unesco (nel 1997). Molto tuttavia resta ancora da scoprire, anche intorno ad altre epoche della città, per esempio la fondazione fenicia o la tarda antichità. C’è ampio spazio per nuove scoperte insomma, e saranno forse l’occasione per tornare tra queste pietre arrossate dal sole del tramonto.

Credits

Cover: Volubilis-basilica, Jerzy Strzelecki. Distributed under the GNU Free Documentation License via Wikimedia

Immagine interna 1: This is The Roman Ruins Of Volubilis, Lkadi Adil. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

Immagine interna 2: Volubilis: Arch of Caracalla, from the top of the tumulus, Dan Diffendale. Distributed under the CC BY-NC-SA 2.0 license on Flickr

Immagine interna 3: 20151117_Morocco_2379 Volubilis sRGB, Dan Lundberg. Distributed under the CC BY-SA 2.0 license on Flickr

Immagine interna 4: Volubilis, Just Booked A Trip. Distributed under the CC BY 2.0 license on Flickr

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