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Con il Meridionale, gli oceani della Terra diventano 5: è la prima modifica cartografica da oltre 100 anni

03 ottobre 2021

Per secoli è stato considerato un dato di fatto: gli oceani della Terra vengono definiti dai continenti che li circondano. Era così in antichità ed è un dogma che ci siamo portati avanti fino a oggi. O almeno fino a questo, inaspettato, colpo di scena. D’altronde chiunque abbia avuto a che fare con l’immensa massa d’acqua che circonda l’Antartide, e che ora è stata riconosciuta come il quinto oceano del pianeta, quello Meridionale, sa che è diversa da qualunque altra.

La corrente circumpolare antartica

La grande differenza sta tutta qui: non è un continente a definire l’Oceano Meridionale, bensì la circumpolare antartica, una corrente che si è originata circa 34 milioni di anni fa, quando Antartide e Sud America si sono separati rendendo possibile il libero flusso dell’acqua sul fondo del pianeta.

La circumpolare, che abbraccia totalmente l’Antartide fino al 60° parallelo di latitudine sud, è caratterizzata da acque più fredde e meno salate rispetto a quelle degli altri oceani e trasporta molta più acqua di qualsiasi altra corrente oceanica. Ricopre inoltre un ruolo cruciale per il clima terrestre perché, alimentata dalle acque dell’Atlantico, del Pacifico e dell’Indiano, fa parte di un sistema di circolazione globale del calore noto come Grande Nastro Trasportatore.

La prima modifica delle mappe dal 1915

Considerata l’importanza e l’unicità di questa enorme distesa d’acqua (circa ventuno milioni di chilometri quadrati), l’Oceano Meridionale è da tempo riconosciuto come tale dalla comunità scientifica. Mancava solo un accordo a livello internazionale per identificarlo ufficialmente.

Si è dibattuto a lungo se fosse corretto attribuire alle caratteristiche della circumpolare antartica un aspetto distintivo tale da meritarsi un nome proprio o se rappresentasse semplicemente un’estensione delle acque degli oceani limitrofi. Una decisione non immediata anche perché, sebbene avvengano spesso modifiche minori alle mappe realizzate dal National Geographic, l’aggiunta di un nuovo oceano è un avvenimento storico. Mai occorso da quando, nel 1915, fu realizzata la prima mappa che identificava i quattro oceani: Atlantico, Pacifico (il più esteso), Indiano e Artico. Un cambiamento più unico che raro che influirà soprattutto sull’istruzione delle nuove generazioni, che studieranno l’Oceano Meridionale imparandone le peculiarità e la sua enorme importanza.

La salvaguardia dell’oceano

C’è anche un altro aspetto dietro al riconoscimento del quinto oceano. Puntando i riflettori sulla corrente circumpolare artica, National Geographic Society vuole assicurarne la salvaguardia e la conservazione. Grazie all’effetto della corrente, infatti, l’Oceano Meridionale rappresenta un ambiente totalmente distinto e moltissime specie trovano casa esclusivamente in questa regione. Ecosistemi marini unici e fragili ospitano creature come balene, pinguini e foche e rappresentano una risorsa irrinunciabile per gli organismi dei sistemi limitrofi. Purtroppo negli ultimi anni l’impatto della pesca industriale in questo territorio è diventato decisamente preoccupante, al punto che al largo dell’Antartide si trova la più grande area marina protetta al mondo, quella del Mare di Ross, che dal 2016 è considerata riserva naturale.

Forse il riconoscimento dell’Oceano Meridionale (o Antartico, come spesso viene indicato) è stato una pura formalità per la comunità scientifica, che era già solita individuare le correnti antartiche come un’area ben definita, ma è bene sapere che la diatriba è materia discussa fin dall’Ottocento. Al tempo fu l’oceanografo Charles Pierre Claret de Fleurieu a proporre di identificare l’area come “Oceano Glaciale Antartico”, denominazione che per una serie di controversie non fu mai resa ufficiale. Il nodo si è sciolto solo quest’anno, con grande soddisfazione dei sostenitori della sua unicità. Tra questi, Seth Sykora-Bodie, scienziato marino presso la National Oceanic and Atmospheric Administration, e National Geographic Explorer, che per salutare la notizia ha descritto così il nuovo oceano:

“Chiunque ci sia stato ha difficoltà a spiegare cosa lo renda così affascinante ma è concorde nell’affermare che i suoi ghiacciai sono più blu, l’aria più fredda, le montagne più imponenti e i paesaggi più sorprendenti di qualsiasi altro luogo al mondo”.

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