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Architettura & Design
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La più grande fattoria urbana dell’Asia si trova su un tetto in Thailandia

23 novembre 2020
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Insieme a un team di ingegneri e designer, lo studio di architettura del paesaggio LANDPROCESS, con sede a Bangkok, ha realizzato TURF, un’azienda agricola biologica collocata su un tetto: con i suoi 22mila metri quadrati, è il progetto di questo tipo più esteso di tutto il continente asiatico. Il piano fa parte della ristrutturazione degli edifici dell’Università di Thammasat, il secondo ateneo più vecchio della Thailandia, nel Rangsit Campus. Si tratta di un progetto innovativo, che combina la tradizione delle risaie terrazzate con la moderna tecnologia del green rooftop, la tecnica di copertura dei tetti con strati di terra su cui viene fatta crescere della vegetazione, che può essere ornamentale o, come in questo caso, agricola, destinata a dar da mangiare agli inquilini del campus universitario. In entrambi i casi, oltre a essere decorativa e bella da vedere, protegge dal carico di piogge eccessive, isola soprattutto a livello termico e combatte l’inquinamento.

Gli ingegneri e gli architetti impegnati nel progetto hanno trasformato l'area in un lussureggiante spazio pubblico per la produzione agricola sostenibile, fornendo insieme una soluzione in piccola scala ai problemi ambientali che colpiscono la regione. L’area del Sud-Est asiatico patisce infatti la crisi climatica, con siccità insolite e prolungate che contribuiscono a generare carestie e, quindi, scarsità di cibo. Un tempo società agricole ricche di risorse alimentari, queste regioni del continente asiatico meridionale sono oggi vittime di un’urbanizzazione sregolata che, nel corso di decenni, ha portato alla cementificazione di aree che sono sempre state le maggiori produttrici di uno degli alimenti che sostenta circa 2 miliardi e mezzo di persone al mondo, il riso.

Proprio dalla necessità di produrre riso nasce l’idea di TURF – acronimo di Thammasat Urban Rooftop Farm – il cui nome in inglese significa infatti ‘torba’ o ‘tappeto erboso’, mentre il design “a collinetta” della struttura è un omaggio all’ex rettore dell’università, l’economista Puey Ungphakorn: in lingua thai, infatti, puey deriva da una parola che significa ‘collina sotto l’albero’ o anche ‘nutrimento’. Costituito da un terrapieno di risaie terrazzate, il green rooftop assorbe, filtra e rallenta il deflusso dell’acqua piovana 20 volte in più rispetto a un tetto in cemento convenzionale, proteggendo le zone limitrofe dalle alluvioni; l’acqua poi, alla fine del suo percorso – che, dopo una discesa a zig zag, prosegue di piano in piano – viene raccolta in quattro bacini di ritenzione situati ai lati dell’edificio. Ciascuno di essi è in grado di contenere complessivamente fino a 11 milioni di litri d'acqua: l’eccesso di pioggia raccolto potrà essere impiegarlo in seguito, durante i periodi siccitosi, una volta filtrato e purificato, per alimentare le coltivazioni. TURF si inserisce nella landscape architecture, quella branca dell’architettura che, focalizzandosi sulla pianificazione del verde urbano e sulla progettazione di spazi verdi, coniuga natura e cultura, facendo dialogare gli spazi urbani con il verde, non solo sul piano ornamentale ma anche funzionale, integrandolo cioè con le funzioni stesse dell’edificio progettato. In questo caso si tratta di un esempio mirabile di architettura sostenibile, che, scolpita nel paesaggio montuoso e in armonia di forme con esso, ottimizza il territorio per creare uno spazio pubblico multifunzionale, realizzando allo stesso tempo un ampio anfiteatro che offre una vista a 360 gradi su Bangkok.

Quello della landscape architecture è un settore in grande sviluppo, poiché prova a rispondere in modo creativo all’emergenza climatica: proprio come TURF, che si propone come soluzione adattativa, coniugando produzione alimentare sostenibile, produzione di energia rinnovabile, gestione dell’acqua e dello spazio pubblico, rilanciando territori in crisi. La sostenibilità ambientale è stato, infatti, il principio su cui architetti e committenti di TURF si sono basati dall’inizio alla fine del progetto: hanno dotato il tetto di pannelli solari in grado di produrre fino a 500mila watts all’ora per irrigare la fattoria urbana e alimentare con l’elettricità così prodotta l’edificio sottostante e le sue attività.

Il progetto è stato concepito come una soluzione realistica ma ottimista alla crisi climatica, mettendo gli abitanti della città di nuovo in connessione con le pratiche agricole e con la terra, in un Paese che sta subendo un’urbanizzazione estrema e rapidissima, con i problemi che ne conseguono. Ma è anche significativo che TURF sia stato realizzato sull’edificio che ospita un’università: il green rooftop, infatti, è impiegato anche come spazio educativo per mettere in pratica le lezioni apprese nel campus, permettendo così ai giovani di approcciare problemi come l’inquinamento e gli effetti della crisi ambientale sulla produzione alimentare in un modo concreto e positivo. Un modo, cioè, per educare i leader di domani ad accogliere in modo propositivo le sfide climatiche, costruendo città sostenibili per le generazioni future.

Courtesy foto, LANDPROCESS

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