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Le opere di Raffaello e di Tiziano tornate in Italia grazie a Canova

26 aprile 2022

È il 1796 e il giovane generale Napoleone Bonaparte sta scalando in modo brillante la gerarchia militare, ottenendo incarichi sempre più importanti. Tra questi il compito di portare avanti la Campagna d'Italia (1796-1797) con lo scopo di porre fine agli ultimi baluardi di Ancien Régime in Italia. Questa operazione strategica gli permette di scoprire le numerose meraviglie artistiche della Penisola, che il generale decide di trasferire al neonato Museo del Louvre.

Diciannove anni dopo, nel 1815, un uomo dall’aria distinta viene incaricato di portare a termine una missione di vitale importanza, per sanare la dignità e la cultura dell’Italia. L’uomo è Antonio Canova, da molti conosciuto principalmente come grande scultore. Eppure Canova aveva da qualche anno assunto anche un altro ruolo, istituzionale questo, e molto prestigioso: Ispettore generale delle antichità e delle arti dello Stato della Chiesa. Un titolo che gli permise di essere il principale candidato per fare ciò che ancora nessuno era riuscito a fare: recuperare le opere d’arte trasferite al Louvre e riconsegnarle alla patria. Tra queste, L'Apollo del Belvedere, il Gruppo del Laoconte, l’Assunzione della Vergine di Tiziano, il Compianto sul Cristo morto di Correggio, nonché la meravigliosa Trasfigurazione di Raffaello, ultima opera in assoluto del Maestro d'Arte di Urbino.

Monsieur l'Emballeur” e la missione di Canova che salvò l’arte italiana

Nel 1815, a Waterloo fu segnata la definitiva sconfitta di Napoleone Bonaparte, che pose fine alle sue campagne. Malgrado il Congresso di Vienna avesse emanato l’ordine alla Francia di restituire i tesori trasferiti, la riluttanza da parte del Museo del Louvre rese necessario un intervento diplomatico più risolutivo. Dallo Stato Pontificio giunse allora la decisione di muoversi più attivamente per recuperare le opere perdute.

Per una missione tanto importante era necessario un uomo di fiducia, dotato di competenze tanto nel mondo dell’arte, quanto nei rapporti diplomatici. L’incaricato perfetto - racconta lo storico dell'arte Paul Wescher nel saggio I furti d'arte: Napoleone e la nascita del Louvre - si chiamava Antonio Canova (1757-1822), scultore di grande successo, noto per capolavori immortali come Amore e PsicheLe tre Grazie e Paolina Borghese come Venere vincitrice, nonché Ispettore generale delle antichità e delle arti dello Stato della Chiesa a partire dal 1802.

Con il ruolo di ambasciatore, Canova partì alla volta della Francia e interagì con l’allora direttore del Museo del Louvre, Vivant Denon, per accordarsi sulla restituzione delle opere. La missione si rivelò più difficile del previsto: Denon non desiderava che il Louvre perdesse alcuni dei tesori di cui tanto era orgoglioso, perciò Canova dovette trovare alleati altrove. L’appoggio arrivò da un inglese, il diplomatico William Richard Hamilton, allora sottosegretario del Ministro degli Esteri britannico.

L'aiuto di Hamilton sortì gli effetti sperati; a Canova fu concesso di rispedire in patria tutte le opere appartenenti all'Italia che fosse stato in grado di riconoscere. Senza avere a disposizione una lista dettagliata dei pezzi da recuperare, Canova fu costretto ad affidarsi solo alle proprie conoscenze e alla propria memoria e - considerato il numero di opere rilevanti ritornate alla loro legittima ubicazione - dimostrò davvero di essere l’uomo giusto per il compito. L'artista diede inoltre prova di una capacità organizzativa notevole, che gli fece conquistare il soprannome di Monsieur l’Emballeur ("Signor Imballatore"), bonariamente affibiatogli dal nobile Talleyrand.

Di buona lena, nell’arco di un mese di intenso lavoro, Canova catalogò e imballò le opere, per poi inviarle a Roma, allo Stato Pontificio e alle aree della penisola interessate dalla Campagna d'Italia. Verso il 25 ottobre del 1815, numerosi pezzi d’arte tornarono alla loro patria, su carri accolti da popolazioni in festa.

Le più grandi opere della storia dell’arte ritornano in Italia

Tra le opere partite da Parigi c’era una tavola di enorme valore storico-culturale, oggi conservata ai Musei Vaticani: la Trasfigurazione di Raffaello Sanzio.  Ultima fatica prima della morte, l’opera del maestro -  realizzata per Giulio de’ Medici a partire dal 1516 - racconta due episodi del Vangelo di Matteo: la Trasfigurazione di Gesù e la guarigione del fanciullo ossesso.

A catalizzare l’attenzione dello spettatore è la gestione della luce, che dà vita a un continuo gioco di contrasti cromatici e viene impiegata come elemento spettacolare, soprattutto nella parte superiore della tavola, dove Cristo appare a Pietro, Giovanni e Giacomo. La figura del Figlio di Dio - affiancata dai profeti Mosè ed Elia - è un concentrato di dinamismo, anche per il senso di stupore che trasmette ai personaggi di tutto il dipinto. La ricerca del movimento - sottolineata anche dalla scelta di rappresentare due diversi episodi sulla stessa tavola - si discosta dalla tipica posatezza di Raffaello, ma risponde allo scopo di creare novità e di alimentare l’effetto drammatico di questa complessa composizione.
Nella  parte inferiore della tavola - realizzata dall’allievo ed erede di Raffaello, Giulio Romano i toni scuri si alternano ai colori caldi delle vesti dei personaggi, mentre i movimenti e i gesti dei presenti accentuano il dinamismo di tutta l’opera.

Tra le casse colme di opere d'arte accolte con giubilo era conservato un altro capolavoro cinquecentesco: il Compianto sul Cristo morto del Correggio, oggi visitabile presso la Galleria nazionale di Parma e caratterizzata da una grande cura per il dettaglio.

Il quadro pone lo spettatore di fronte al dolore della Madonna, che sorretta da San Giovanni piange la morte del figlio. Accanto a loro si uniscono al suo compianto la Maddalena, una delle Marie e Nicodemo, colui che depose Cristo dalla croce. La scena - ricorrente nell’iconografia e molto apprezzata - è permeata dal dolore dei protagonisti, che vengono rappresentati in una prospettiva che tiene conto del punto in cui l’osservatore avrebbe visto il dipinto, all’ingresso della Cappella Del Bono, dov’era inizialmente conservata. Il dipinto conquista lo sguardo grazie a un intenso effetto drammatico e a un uso dei colori - dai toni della terra - che amplifica la desolazione del lutto.

Canova fu anche responsabile del ritorno in Italia di meravigliose sculture, come l’Apollo del Belvedere, risalente alla seconda metà del II secolo d.C. e copia di un originale greco dell’artista Leocares del VI secolo a.C.

In quest’opera il dio del sole, della bellezza e della poesia, viene rappresentato con gesti dinamici che sembrano spezzare i limiti imposti dal marmo. Con il braccio alzato e il piede sinistro sollevato, Apollo sembra avanzare, mentre accanto a lui un serpente striscia lungo il tronco di un albero. Il fisico modellato è quello di un giovane avviato all’età adulta, simbolo di una perfezione estetica e di un equilibrio tipici della scultura antica e tanto apprezzati da ispirare l’opera di numerosi artisti successivi. Bernini fu uno di questi, così come Michelangelo (che pare guardò all’Apollo del Belvedere per la realizzazione della sua statua di Bacco).

Oggi, il Louvre conserva ancora magnifici esempi del talento pittorico italiano, come la Resurrezione di Cristo di Annibale Carracci, la Maestà di Cimabue, le Nozze di Cana del Veronese. Quello che è uno dei più belli e importanti musei del mondo è il perfetto punto di congiunzione tra la cultura e la storia di Paesi diversi, dove opere immortali attraggono gli appassionati d'arte di tutto il mondo.

Credits:

Cover: La Trasfigurazione di Raffaello Sanzio (dettaglio). Image by Artist Hideout, distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine 1: La Trasfigurazione di Raffaello Sanzio. Image by Artist Hideout, distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine 2: Amore e Psiche di Antonio Canova. Image by Kurtab123, distributed under a CC-BY-SA-4.0 license via Wikimedia.

Immagine 3: La Trasfigurazione di Raffaello Sanzio (dettaglio). Image by Artist Hideout, distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine 4: La Trasfigurazione di Raffaello Sanzio (dettaglio). Image by Artist Hideout, distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine 5: Compianto sul Cristo Morto di Antonio da Correggio. Image by Sailko, distributed under a C-BY-SA-4.0 license via Wikimedia.

Immagine 6: Apollo del Belvedere. Imagine by Livioandronico2013, distributed under a CC-BY-SA-4.0 license via Wikimedia.

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