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I dipinti del periodo blu di Pablo Picasso e quella malinconia sottile e poetica

05 febbraio 2021
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Pablo Picasso è riconosciuto come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, in grado di rivoluzionare l’arte ispirare le future generazioni come pochi altri. Picasso, però, non è stato solo un uomo e il suo lavoro o la personificazione del genio nell'arte moderna; è stato anche un artigiano, capace di agire come un fenomeno culturale e incarnando l’essenza della scena artistica della sua epoca pur non aderendo a nessuna corrente. Non c'è dubbio che il motivo dell'enorme attrazione per Picasso, il motivo per cui le folle si accalcano alle sue mostre, per cui milioni di persone acquistano libri sulla sua arte e la sua vita, per cui come pittore è ancora così impattante, è semplicemente l'eccezionale diversità e modernità del suo lavoro.

Pablo Picasso nasce il 25 ottobre 1881 a Malaga, nell'estremo sud della Spagna. La madre, Maria Picasso y Lopez, dalla quale prende il nome d’arte, è andalusa come il padre, José Ruiz y Blasco, che nel 1891 accetta un posto come professore di disegno a La Coruna, all'estremo nord della Spagna, sulla costa occidentale. Dopo Pablo nascono due bambine, Conception e Lola. A La Coruna il clima è grigio, freddo, carico di nebbia e di pioggia, e José detesta la città e il suo clima rigido, mentre per Pablo il trasferimento ha un effetto diverso. Pablo disegna tanto e in poco tempo padroneggia la tecnica del carboncino. A scuola, invece, non sembra imparare nulla: non sa leggere, mentre sa scrivere e far di conto con grande fatica. La formazione del giovane Pablo avviene sotto la guida del padre che lo introduce al mondo della pittura e allo studio dei maestri, realizzando già nel 1888-89 il suo primo dipinto, Il picador.

Nel 1895, dopo la morte della sorella Lola per la tubercolosi a soli sette anni, don José viene nominato professore a La Lonja, e la famiglia Ruiz si trasferisce a Barcellona. Barcellona e la Francia sono unite da un forte flusso artistico e culturale: i circoli sono frequentati da diversi francesi e molti intellettuali catalani si sono trasferiti a Parigi. Picasso ama subito Barcellona, una città traboccante di vita, ricca e generosa, indipendente, artistica, libera, una metropoli suggestiva, animata dal Modernismo catalano. Pablo ha appena tredici anni ed è troppo giovane per essere ammesso alla Scuola di Belle Arti dove insegna il padre ma, grazie all’influenza paterna, Pablo ha la possibilità di presentarsi all'esame di ammissione e stupisce la commissione esaminatrice terminando in tempo record la prova richiesta, con una precisione tale da non lasciare dubbi ai presenti: il ragazzo è un prodigio.

Nel 1896, Picasso apre un atelier in Calle de la Plata, in cui dipinge diverse opere che rappresentano una tappa fondamentale nel percorso formativo dell’artista, come L'enfant de choeur (1896), La prima comunione (1895-96) e Scienza e carità (1897), guadagnandosi una menzione d'onore alla mostra nazionale di Belle Arti a Madrid. In seguito alle prime esposizioni, Picasso matura il desiderio di andare a Parigi. Parigi, la prima città straniera in cui soggiorna nel 1900, è prima di tutto Montmartre, il quartiere degli artisti. Nonostante non la conosca, dopo qualche mese sa orientarsi in tutti i musei più importanti, passa ore davanti ai dipinti degli impressionisti, scopre Ingres e Delacroix, studia Degas, Toulouse-Lautrec, van Gogh e Gauguin, ed è affascinato dall'arte fenicia, egizia e dalle stampe giapponesi.

Pochi mesi dopo, tuttavia, il periodo stimolante e la sua immersione artistica sembrano volgere al termine: lascia Parigi per accompagnare l'amico Carlos Casagemas a Malaga, nella speranza di farlo riprendere dal dolore di un amore non corrisposto, ma tornato nella capitale francese Casagemas si uccide il 17 febbraio 1901. Questo evento cambia la vita personale e artistica di Picasso, che ne rimane profondamente scosso; la sua esistenza artistica diventa tormentata e il solo modo che ha di colmare il vuoto lasciato dalla perdita dell’amico è dipingere quadri malinconici in cui domina il colore blu. La monocromaticità delle opere di questo periodo, indicato per l’appunto come Periodo blu, plasma la sua arte per un arco di tempo che va dal 1901 al 1904.

Secondo Picasso, il periodo blu non riguarda la luce o il colore: per lui è una necessità interiore dipingere in questo modo. Questo periodo artistico descrive la psicologia dell’artista; i dipinti di Picasso non sono un'astrazione della natura esterna, un modo nuovo e rivoluzionario di guardare il mondo, ma una rappresentazione della natura nella sua mente. Sebbene lo stesso Picasso abbia più di una volta fatto intendere che questo periodo sia puramente soggettivo e interiore, è stata a lungo ricercata la sua origine formale.

Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrive nel 1932 nella rivista Neue Züricher Zeitung un articolo in cui analizza il periodo blu di Picasso, descrivendolo come una discesa agli inferi, in cui le immagini che si osservano su tela, secondo lo psicanalista, provengono dal subconscio di un artista disturbato, designando in forma metaforica la particolare fase del divenire dove i giovani, sempre alla ricerca della verità, sono inclini a immergersi nell'inconscio e tendono a scoprire gli aspetti tristi della vita, a riflettere sull’essenza tragica delle cose.

È innegabile che lo stile che ha portato avanti nei suoi quadri riflette le sue esperienze personali e gli atteggiamenti soggettivi, così come l'impatto del suo ambiente culturale. È questa potente combinazione di fattori individuali e condivisi dalla sua comunità di riferimento che hanno plasmato le sue opere all’esordio del Ventesimo secolo.

Il periodo blu di Picasso è un momento di introspezione e dialogo creativo per l’artista. Antitesi dei suoi primi due viaggi a Parigi, caratterizzati da spontaneità, immediatezza e curiosità verso l’arte, la produzione di questo periodo richiama l’idea della malinconia e della vulnerabilità. L'artista riunisce in un'unica tela diverse sfaccettature dei suoi problemi e dei suoi drammi: povertà, rifiuto artistico, angoscia creativa e il dolore dello smarrimento. All’inizio del 1901, infatti, non aveva ancora trovato la sua strada come artista, né aveva venduto abbastanza opere per potersi mantenere con la sua opera. In questo senso è emblematico il suo autoritratto: realizzato nel 1901, Picasso si ritrae avvolto in un cappotto blu, descrivendosi come tormentato e rifiutato dalla società.

L'autoritratto del 1901 rivela una fase dura della sua vita e della sua carriera; ha solo vent’anni ma restituisce un'immagine invecchiata di sé, del suo viso, scavato e magro, mentre il cappotto lungo con il collo rialzato aiuta ad accentuare l'espressione di tristezza, miseria e solitudine. Protagonisti delle sue tele, durante il periodo blu, sono spesso artisti, prostitute, alcolizzati, senza tetto, in un’analogia personale tra l’inconsistenza della sua vita e quella degli ultimi, degli emarginati, tracciando un parallelo tra la sua alienazione e la condizione delle classi lavoratrici durante la rivoluzione industriale.

Uno dei più celebri dipinti di questo periodo artistico è Poveri in riva al mare (Des pauvres au bord de la mer) i cui protagonisti sono una famiglia povera, composta da padre, madre e un bambino, che con la testa abbassata e una postura statica e ingobbita, si trovano ai margini della società. Una riflessione visiva sull’incapacità di relazione, la solitudine e la mancanza di vitalità, elementi che ritornano anche nel celebre dipinto La vita del 1903.

I protagonisti del dipinto sono una coppia stretta in un abbraccio, una donna coperta da un mantello con in braccio un bambino, una donna ripiegata su se stessa e una coppia di amanti stretti in un abbraccio consolatorio. Tanti personaggi per una tela che allude al tema della disperazione, del tormento, in cui si contrappone l’amore materno con l’amore carnale, il nudo con il pudore. La composizione è simmetrica, le figure sembrano rigide, statuarie; oltre alla maternità e la sessualità, Picasso sembra volersi ispirare a immagini religiose che incontrano il profano, l’evocazione di un mondo terreno, sconfortante, isolato, che dissipa la sacralità della vita stessa.

Pablo Picasso, all’esordio della sua carriera, ha dipinto molto più che il proprio mondo interiore e i dubbi della sua psiche: con il periodo blu ha dato colore e forma a un sentimento spesso difficile da ritrarre, soprattutto su tela: la malinconia.

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