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Dietro i volti de “La Scuola di Atene”, il dipinto di Raffaello in cui si nascondono Leonardo e Michelangelo

22 aprile 2022

Quando Giulio II fu eletto Papa nel 1503, non volle utilizzare gli stessi appartamenti dei Palazzi Apostolici abitati dal predecessore Pio III, ma scelse delle stanze al piano superiore e ordino di farle ridecorare dai migliori artisti del momento. Tra questi, ovviamente, non poteva mancare Raffaello Sanzio, al quale fu affidata la Stanza della Segnatura. Il tema dell’affresco sul quale avrebbe lavorato era l’esaltazione culturale della chiesa cattolica in quanto erede delle civiltà greca e latina.

Il risultato fu La scuola di Atene, un affresco nel quale Raffaello celebrò la riscoperta dei classici attraverso la rappresentazione di alcuni dei personaggi e dei pensatori più importanti della storia. Il titolo, che gli fu attribuito postumo, è ispirato all'Accademia di Atene fondata da Platone nel 387 a.C. e al cui interno si formarono pensatori come Aristotele, Dione di Siracusa e Senocrate. L’affresco era rivolto a un pubblico colto che potesse riconoscerne i 58 protagonisti attraverso gesti, simboli e caratteristiche uniche. Allo stesso tempo, l’artista inserì un gioco nel gioco: Raffaello infatti rappresentò alcuni dei pensatori con le fattezze dei più grandi artisti del suo tempo, come Leonardo da Vinci, Michelangelo o il Bramante, tracciando una linea ideale che andava a congiungere il vecchio e il nuovo, classicismo e Rinascimento.

La parte centrale, dove Platone ha il volto di Leonardo

La scena si svolge all’interno di un grande tempio - si dice ispirato ai progetti della nuova Basilica di San Pietro del Bramante - illuminato dalla luce di un cielo sereno che si intravede sopra la volta. Ai due lati, sullo sfondo della platea che fa da palcoscenico per la discussione, si trovano due statue che rappresentano Apollo, con la lira, appoggiato a una colonna e con la gamba leggermente alzata, e Minerva, con l’elmo, la lancia e uno scudo con la testa di Medusa. Nel punto di fuga lo sguardo viene attirato dai due protagonisti centrali dell’affresco, nonché due dei personaggi più importanti della filosofia greca: Platone e Aristotele.

Proprio Platone ha le fattezze di Leonardo da Vinci, regge in mano il Timeo e con la mano destra indica il cielo, alludendo all’Iperuranio, il mondo delle idee trascendenti. L'aspetto di Aristotele invece riprende il maestro della prospettiva Bastiano da Sangallo che, proprio per il suo carattere serio e pensieroso, veniva detto Aristotile. Nell’affresco ha in mano l’Etica Nicomachea e l’altro palmo è rivolto verso il basso, verso terra, indicando il principio razionalista della sua filosofia. Questo gruppo rappresenta perfettamente l’eccezionale abilità di Raffaello di condensare in un semplice gesto le dottrine dei due personaggi complessi come i padri della filosofia classica.

La parte sinistra, Michelangelo "interpreta" Eraclito

Il gruppo di figure sulla sinistra dell’affresco è quello più numeroso, caratterizzato dalla presenza di Socrate, ammantato da una tunica verde, che conversa con dei giovani. Tra questi spicca un uomo in armatura che potrebbe essere Alessandro Magno o il greco Alcibiade. Accanto a loro Senofonte ed Eschine. Più in basso si riconosce Pitagora, che tiene in mano un grosso libro aperto, e Telauge, suo figlio, che regge una tavoletta al maestro.

Ancora a sinistra si scorge il profilo di un ragazzino; Raffaello l’ha dipinto con le fattezze del piccolo Federico II Gonzaga, un bimbo riccio e biondo, che guarda al di là della cornice, direttamente negli occhi dello spettatore. Caratteristica che ha in comune con un’altra figura della parte sinistra, quella che in molti sottolineano essere l’unica donna tra tutte le 58 figure dell’affresco e che è stata identificata come Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca. Sembra però che i tratti di questo personaggio siano ispirati al duca di Urbino, il nipote del papa Giulio II, Francesco Maria della Rovere e che incarnino la corrispondenza bellezza-bontà tipica dell’ideale virtuoso della cultura ellenica.

Di grande interesse è anche la figura di Eraclito, ai piedi della scalinata, che è stato rappresentato con le sembianze dell’artista Michelangelo Buonarroti, impegnato nello stesso periodo negli affreschi della vicina Cappella Sistina. Un gentile omaggio, un gesto di fair play, ma anche la prova dell'ammirazione che Raffaello nutriva per il suo più acceso rivale. Nell'opera, Eraclito si regge la testa, sembra pensieroso e imbronciato, in totale accordo con lo spirito solitario ed enigmatico che si dice appartenesse all’artista toscano. Inoltre è l’unica figura a indossare gli stivali; come scrisse Giorgio Vasari, grande biografo di Michelangelo, il genio era solito indossarli sempre.

La parte destra, l’autoritratto di Raffaello

Buona parte del movimento sulla parte destra dell’affresco si concentra attorno alla figura di Euclide, chinato con in mano un compasso, ritratto nell’atto di tracciare figure geometriche su una tavoletta. Euclide ha le fattezze del grande amico di Raffaello, Bramante. Alle sue spalle due figure reggono il globo celeste e il globo terraqueo, si tratta di Zoroastro, uno dei fondatori dell’astronomia, e Tolomeo. Un po’ in disparte dietro di loro fa capolino un autoritratto dello stesso Raffaello, nei panni del grande pittore greco Apelle.

Anche lui guarda direttamente oltre la cornice, rompendo la distanza tra l’opera e lo spettatore, quasi volesse comunicare una consapevolezza superiore rispetto agli altri personaggi. Accanto a lui un ritratto che rappresenta un vero e proprio enigma: alcuni sostengono che si tratti del collega Sodoma, che aveva aiutato Raffaello anche nell’esecuzione dell’affresco; altri sostengono si tratti del Perugino, il suo antico maestro. In entrambi i casi però il volto del personaggio non sembra coincidere con quello delle due personalità.

Grazie a questa costruzione fantasiosa di personaggi e richiami storici,  La scuola d’Atene diverrà uno dei lavori più noti tra quelli di Raffaello. Nonché una delle opere più importanti custodite all’interno dei Musei Vaticani. Ironicamente rispetto alle iniziali intenzioni, l'affresco divenne anche uno dei massimi esempi del passaggio da una produzione artistica profondamente legata all’idea religiosa a opere tipiche del Rinascimento che esaltano l’uomo laico, ora posto al centro dell’universo e pronto a elevarsi grazie al suo intelletto.

Credits

Cover: Scuola di Atene, Raffaello Sanzio da Urbino. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagini interne 1, 2 e 3: dettagli cover

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