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Cicerone ricordava i suoi discorsi con il palazzo della memoria o tecnica dei loci

15 dicembre 2021

Quando nel Senato dell’antica Roma prendeva la parola Marco Tullio Cicerone, i suoi colleghi si preparavano con una certa rassegnazione al suo lungo intervento. Quello che è passato alla storia come il più grande oratore di tutti i tempi era capace di parlare per ore senza mai perdere la concentrazione. Senza mai dimenticare un singolo concetto. Durante i suoi discorsi Cicerone era talmente preciso e analitico che dava l’impressione di leggere degli appunti. Nulla del genere: il sommo oratore non aveva bisogno di una singola riga scritta.

Il suo segreto era una tecnica mnemonica che lui chiamava “tecnica dei loci” e che poi sarebbe passata alla storia come “palazzo della memoria”. Un’intuizione geniale che, più di duemila anni prima dello sviluppo delle neuroscienze, lo aveva spinto a immaginare che esistono due tipi di memoria, a lungo e a breve termine, e che associare immagini nuove a concetti già esistenti permette di consolidarle con estrema efficacia.

Decine di secoli più tardi, la stessa tecnica viene ancora utilizzata dai più grandi campioni di memoria al mondo.

Come funziona la tecnica dei loci di Cicerone, nota anche come Palazzo Mentale

Fu lo stesso Cicerone a raccontare le presunte origini della tecnica dei loci divulgando nel suo De Oratore (55 a.C.) la leggenda del poeta greco Simonide di Ceo. Cicerone racconta infatti che in occasione di un banchetto in Tessaglia nel 550 a.C., una provvidenziale distrazione salvò Simonide da un disastro, attirandolo all’esterno del tempio. D’improvviso il soffitto crollò schiacciando i commensali e rendendo i corpi irriconoscibili. I parenti delle vittime chiesero a Simonide, l’unico sopravvissuto, di aiutarli a identificare i corpi e il poeta ci riuscì ricordando la disposizione degli ospiti attorno al tavolo.

Da questa storia avvolta nel mito Cicerone intuì che poteva assegnare mentalmente le immagini che doveva ricordare a un luogo ben specifico. Da qui la denominazione della tecnica: loci da locus, ovvero luogo. Così Cicerone scrive nel De Oratore:

Più propria dell’oratore è la memoria delle cose; e questa possiamo annotarla mediante alcune maschere ben disposte, in modo tale da poter afferrare i pensieri per mezzo delle immagini e l’ordine per mezzo dei luoghi”.

I principi alla base della tecnica mnemonica sono molto semplici e prevedono di sfruttare le informazioni che il cervello umano cataloga con semplicità per legarle a elementi più complessi e sfuggenti. Cicerone quindi non faceva che creare dei percorsi all’interno di spazi che conosceva bene perché percorreva con frequenza, creando “stazioni”, stanze associative a cui destinava immagini che intendeva ricordare.

Questi sono i principali passaggi:

  • Come anticipato, bisogna individuare un percorso conosciuto che ospiterà i loci e le immagini ad essi associate. Nell'esempio di Cicerone poteva essere la strada che dalla sua domus portava al senato.
  • Bisogna poi selezionare al suo interno delle stazioni principali o loci. Individuiamo le stazioni di Cicerone con il pozzo, il mercante e la bottega del fabbro.
  • Poi si fa in modo di isolare precisamente gli argomenti o i dati che si intende ricordare e trasformarli in immagini. Mettiamo caso che nel suo successivo intervento Cicerone intendesse parlare della congiura messa in atto dal senatore Lucio Sergio Catilina, delle tasse e della guerra.
  • L'ultimo passo è legare le immagini alle stazioni. In questo modo "camminando" all'interno del suo percorso mentale, Cicerone poteva figurarsi Catilina che beveva l'acqua dal pozzo, il mercante che si lamentava delle tassazioni troppo salate e, infine, il fabbro che batteva sull'incudine per forgiare nuove armi per la guerra.

Per ricordare tutti i punti del suo discorso gli bastava passare in rassegna i suoi luoghi d'interesse. Una trovata, quest’ultima, che è entrata nel linguaggio di tutti i giorni. Basti pensare all’espressione “in primo luogo” che si usa spesso all’interno di un discorso per punti e che risale proprio a Cicerone e alla tecnica del palazzo della memoria.

Da Cicerone al campione del mondo di memoria

Essendo un grande oratore, Cicerone utilizzava questa tecnica per ricordare gli snodi del suo discorso così da poter mantenere il filo e muoversi agilmente tra un argomento e l’altro. Ma il concetto può essere esteso a qualsiasi dato o elemento: numeri, formule e nomi.

Oggi la tecnica dei loci viene utilizzata spesso in letteratura o al cinema per sottolineare la mente geniale di alcuni personaggi, primo fra tutti lo Sherlock interpretato da Benedict Cumberbatch. In realtà non è necessario avere una mente fuori dall’ordinario per avvalersi dei benefici del palazzo della memoria. A testimoniarlo sono i memory athletes che partecipano alle competizioni mondiali e che si impegnano a mettere a punto tecniche mnemoniche sempre più efficaci.

Uno dei più grandi campioni di questa disciplina, Dominic O’Brian, otto volte campione del mondo di memoria, ha creato una sua variante denominata Dominic System, che alla base funziona sempre associando nuove informazioni a quelle immagazzinate nella memoria a lungo termine. Con molta preparazione e un costante allenamento si ottengono risultati straordinari, come quelli del ventenne romano Andrea Muzii, campione del mondo di memoria attualmente in carica, che nell’ultima edizione del torneo Asian Open Memory Championship è stato in grado di memorizzare - proprio attraverso la tecnica del palazzo della memoria - 1.829 carte da gioco in un’ora. Circa 35 mazzi. Un’impresa che avrebbe reso fiero anche un illustre concittadino come Cicerone.

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